E’ già successo altre volte nel passato, ma oggi le circostanze sono ancor più pressanti e critiche: gli Stati Uniti si stanno innervosendo per l’elevato e persistente surplus delle partite correnti tedesche, fonte di “asimmetria” entro un’Eurozona in perenne stretta fiscale e che rappresenta una strategia di free riding della domanda globale, senza peraltro contribuire ad essa. Significativo che il Tesoro statunitense riconosca il “progresso” cinese verso il riequilibrio bilaterale delle partite correnti, passato attraverso un apprezzamento dello yuan contro dollaro del 40 per cento dal 2005 ad oggi, a cui ha contribuito anche il recupero salariale in Cina.

Dopo la riconferma di Barack Obama alla Casa Bianca, la realtà bussa (anzi, picchia i pugni) sulla porta: mercati azionari in picchiata sul timore del fiscal cliff, la stretta fiscale automatica che a Capodanno farà la festa all’America ed al mondo e che promette una stretta al Pil Usa dell’ordine del 4 per cento (ma verrà evitato, anche se non completamente, tranquilli). E le agenzie di rating, che segnalano (oggi con Fitch) che, se non si neutralizza il fiscal cliff, se il tetto legale allo stock di debito federale non verrà innalzato in modo tempestivo e se non si metterà in pista un percorso di risanamento fiscale, l’America perderà la seconda tripla A, dopo quella che S&P le ha strappato dal petto nell’estate del 2011, peraltro senza danni al costo del debito, che anzi da allora è addirittura diminuito.

Non è particolarmente rilevante (tranne che per il provincialismo degli italiani, probabilmente) che Barack Obama abbia incassato l’endorsement dell’Economist. Comunque vadano, le elezioni presidenziali di martedì prossimo porteranno (o manterranno) alla Casa Bianca un uomo che dovrà lavorare duramente per evitare il declino americano. Un declino che la sconfinata potenza militare ed economica, oltre alla “creatività” della Federal Reserve, peraltro del tutto indispensabile, potranno comunque bloccare e rinviare nel tempo, anche a lungo. Ma il gigante rischia seriamente di perdere la propria aura di eccezionalismo, se già non l’ha persa. Ed i due candidati non sono certo gli uomini della Provvidenza.

Ogni quattro anni, l’Economist sonda i maggiori economisti statunitensi in vista delle elezioni presidenziali. In questa occasione è stato chiesto anche per quale motivo la ripresa è così lenta, scegliendo tra sei fattori esplicativi. Le risposte hanno elevata dispersione e bias “ideologici” che confermano che tentare di capire qualcosa di questa infinita post crisi affidandosi agli economisti è soprattutto un atto di fede. Politica, nella fattispecie.

Mitt Romney l’ha fatta ancora fuori dal vaso, bollando di fatto come parassiti sociali quel 47 per cento di americani che non pagano imposta federale sul reddito. Sarebbe stato utile verificare prima che circa metà degli esenti sono tali perché si trovano in condizioni di disagio economico (una coppia con due figli e reddito inferiore a 26.400 dollari annui, nella stragrande maggioranza dei casi working poor) e che l’altra metà fruisce di crediti e deduzioni d’imposta per soggetti anziani (che quindi hanno pagato le imposte federali sul reddito durante la loro vita lavorativa) o per giovani a basso reddito.

(Post tecnico-politico, come si addice ai tempi che viviamo)

Ieri la Fed ha annunciato nuove ed ancor più aggressive misure non convenzionali di politica monetaria: il periodo di tassi “eccezionalmente bassi” viene segnalato permanere non più “almeno fino a fine 2014” ma a metà 2015, e non scommetteremmo contro la possibilità di un’ulteriore spinta più in là, tra qualche mese. Ma la misura più interessante è soprattutto un’altra.

Con assai scarso entusiasmo, proviamo a rispondere a due rilievi al post sulle tranvate di Niall Ferguson, entrambi provenienti dallo stesso sito. Riguardo il primo, poco da dire: si tratta di uno sgangheratissimo tentativo di buttarla in caciara senza avere gli attributi per chiamare per nome e cognome l’interlocutore. In esso non esiste peraltro alcun tentativo di confutazione nel merito ma la cosa non colpisce più di tanto, avendo l’estensore del pezzo reiteratamente confessato la propria ignoranza in materia economica. La cosa era del tutto evidente ma repetita iuvant, come direbbero a Ladispoli.