• “Nazionalizzare, e nazionalizzeremo!” Dopo la fine della povertà, i nostri eroi ora puntano a sopprimere il rischio di credito. O più probabilmente al Venezuela;
  • Le richieste della Bce sui crediti deteriorati non saranno il maggior problema per le nostre banche nei prossimi anni;
  • In attesa di vicini delatori ed agenti provocatori nei cda, ecco i suggerimenti gialloverdi per bloccare l’erogazione di credito nelle Banche del Popolo;
  • Basta precari! A raggiungere lo storico traguardo ci aiuteranno i precari chiamati navigator;
  • “Non ci saranno penalità per i pensionamenti a Quota 100”. E vorrei anche vedere, vista la mazzata attuariale che quella quota causa già da sola;
  • Il settore automotive come quello del credito: alle prese con una profonda trasformazione. La transizione, come sempre, non sarà indolore;
  • Il Gran Piano Sovrano per trovare capri espiatori è in azione sui demenziali rimborsi ai risparmiatori “truffati”;
  • Quando non si esibisce in ributtanti video propagandistici, l’onorevole avvocato Bonafede si diletta di economia;
  • Annunciare misure-boomerang con ampio anticipo, prendere il boomerang sui denti, fare retromarcia e rilanciare da televenditori. Sono loro o non sono loro? Cerrrrto che sono loro!

La legge di bilancio sarà pure legge ma il suo contenuto resta ancora misterioso. Noti i numeri dei saldi e l’ammontare del deficit, il resto rimane ancora da scoprire.
Reddito e pensioni di cittadinanza, così come quota 100, restano incredibilmente ancora alla mercé della trattativa tra M5S e Lega.
Ne parliamo con Mauro Maré, ordinario di Scienza delle finanze alla Luiss ed esperto di welfare.

Con mercati azionari globali sempre più volatili e psicolabili, tra dati di economia reale altalenanti e sempre minore visibilità sulla congiuntura, analizziamo l’anno che abbiamo di fronte, incluso lo psicodramma Apple. Canarino nella miniera dell’economia globale o problema aziendale?

Ed una segnalazione-reminder agli articoli realizzati finora per testate giornalistiche.

L’accordo sulla legge di bilancio dell’Italia rappresenta forse la somma di due debolezze. Quelle dell’Italia, che di fronte alla procedura d’infrazione minacciata dalla Commissione ha ridotto di 10 miliardi l’entità della manovra ma anche quelle di Bruxelles, che nonostante il giudizio poco lusinghiero sulla legge, dà la sua approvazione.

Mentre i dati macroeconomici globali segnalano rischi di rallentamento generalizzato, e le borse reagiscono di conseguenza, cioè scendendo, in Italia le imprese continuano a manifestare la proprio insofferenza verso l’operato del Governo.
In tutto il nord Italia sono scese in piazza per far sentire la propria voce e per rivendicare meno fisco e burocrazia, più infrastrutture e misure per la crescita economica.