Iniziamo come al solito con l’attualità interna ed internazionale, col trionfo del governo italiano in Europa, della correzione di bilancio che non lo era ma che sottrarrà comunque otto miliardi all’economia del paese, ma che ha causato un rally del Btp (pure coincidenze, per carità), e delle “soglie psicologiche” di un paese la cui economia stagna ma che secondo qualcuno ha un mercato del lavoro vibrante. Seguono i due temi centrali della puntata.

  • I nostri eroi trovano otto miliardozzi assai poco strutturali, evitano (per ora) la procedura d’infrazione Ue e scatenano gli acquisti sul Btp. Un anno buttato ma qualche fesso applaude;
  • Sinistre similitudini tra Alitalia e Carige, nel modello pubblico-privato all’italiana che serve solo ad amplificare danni e perdite per i contribuenti;
  • La vera storia dei miracoli del Decreto Dignità, ultima patacca italiana;
  • Tra peculiarità del nostro mercato del lavoro e risorse comunque insufficienti, i centri per l’impiego restano ai margini;
  • Sul disastro demografico italiano, che diverrà disastro economico e finanziario, pure deliberatamente accelerato;
  • Ricordate la storia dei pifferi di montagna? Ecco, quella;
  • Sono favorevole a legalizzare gli stupefacenti, anche le droghe pesanti, visto che già viviamo in uno stato allucinatorio di massa;
  • Zitti zitti, stretti stretti;
  • Per fortuna che c’è l’amico di Salvini a proteggerci;
  • Nel frattempo, c’è Giggino lo stratega che negozia da par suo. I dipendenti Ilva si mettano al riparo, col resto del paese;
  • Un anno di conti pubblici: più spesa corrente, più pressione fiscale. La ricetta, assai poco segreta, del dissesto italiano;
  • Nuovo caso di problemi causati da fondi d’investimento che subiscono forti richieste di rimborsi e si trovano con aumentata concentrazione di investimenti illiquidi, spesso opinabili;
  • Cose che accadono quando ti trovi per sbaglio a fare il ministro e hai un pessimo rapporto con la lingua italiana;
  • Dallo stato tassaiolo allo stato segaiolo, il passo è brevissimo;
  • Provincialotti ignoranti d’Italia: la riscoperta della fallacia di Laffer;
  • C’era una volta l’immaginario ago della bilancia;
  • Coraggio, un po’ di creatività: proviamo con Carige-Alitalia, date le premesse?
  • Con un’uscita no-deal, il Regno Unito potrebbe non aver alternativa a forti riduzioni d’imposta e deregulation, per attrarre il mondo. Attendiamo fiduciosi i fatti di Boris;
  • Tre anni dopo, quanto costa la certezza dell’incertezza per l’economia britannica;

Infuria la battaglia a Bruxelles per la nuova Commissione e per l’avvio della procedura d’infrazione per eccesso di debito nei confronti dell’Italia. La lettera alle istituzioni UE del premier Conte non ha sortito gli effetti sperati ma c’era da aspettarselo, dati gli argomenti sollevati.

  • Mario Draghi si appresta a lasciare in eredità alla Bce un nuovo QE. L’Italia, col suo spread autoinflitto, si prepara a bruciare anche questo;
  • In attesa che la diversificazione degli investimenti fuori dai patri confini divenga reato, la libera stampa sovranista organizza corsi di rieducazione finanziaria;
  • Il governo chiede a CDP la distribuzione di tutto l’utile di esercizio. Non servirà al bilancio pubblico ma getta un’ombra sinistra sul futuro dei grandi gruppi pubblici;
  • Sempre a proposito dell’esecrato primato della finanza, anche a supporto dei disperati tricolori:
  • Anche se Varoufakis dice il contrario, la sua criptovaluta di stato avrebbe prodotto gli stessi effetti dei ruspanti foglietti di carta colorata ipotizzati dagli italiani;
  • Del resto, con questo euro e questi burocrati europei che ci impediscono di fare welfare per i nostri compatrioti;
  • La letterina alla Ue di Conte illustra il nostro eccezionalismo, anche nel solito stucchevole vittimismo;
  • Il buco nero italiano: l’esplosione dei part time involontari;
  • Tra diplomazia e stimolo della fantasia degli interlocutori, si rinuncia a fare chiarezza e chiamare le cose col loro nome;

Iniziamo come sempre con l’attualità economica e finanziaria della settimana, con la pressione che i paesi Ue (e non gli “ottusi burocrati di Bruxelles”) stanno esercitando sul nostro paese per attuare una correzione dei conti che eviti la procedura di infrazione per debito eccessivo. Parliamo anche del grande “successo” del Tesoro italiano e di alcune nostre banche a piazzare il proprio debito. Seguono due temi di approfondimento principale.

Sono oltre 100 i tavoli di crisi aperti presso il ministero dello sviluppo. Le settimane scorse si è parlato del fallimento di Mercatone Uno, questa settimana di Whirlpool, che vorrebbe chiudere lo stabilimento di Napoli dopo aver anche beneficiato di consistenti aiuti pubblici. In Italia infatti pur di non chiudere anche aziende decotte si preferisce prolungarne l’esistenza in vita sine die fino al governo successivo.