Finale di stagione, la quinta ed ultima, per le Belve. Un riepilogo di quello a cui crediamo, tendiamo e puntiamo, col nostro modo di comunicare. Il tutto solcato da una playlist da Belve. Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito in questi anni, incluso chi ha manifestato problemi comporta-mentali ed esistenziali. Lieti di aver esercitato un ruolo terapeutico nella mattina del sabato.

  • La disperata lotta contro la realtà dei sovranisti italiani giunge ad una nuova stazione, anzi antica. Quella di partenza;
  • Unicredit taglierà altri 10.000 posti nei prossimi quattro anni? Fatalmente fisiologico ma è già iniziata la retorica sovrana dell’imbalsamazione. Labour intensive o muerte;
  • Immagina, puoi: anche vedere un avvocato d’affari globetrotter (Golfo incluso) mentre lotta contro il “colonialismo finanziario” che minaccia la Penisola;
  • Quando sei un organo di informazione che fa agenda, cultura e tendenza, ricevi moltissima corrispondenza. Fatalmente, qualcosa va smarrito;
  • Cosa c’è in fondo alla strada fatta di QE a oltranza, tassi sempre più negativi e debito in crescita? Scoprirlo potrebbe essere spiacevole;
  • Arriva Boris, che si credeva Winston. Ma Lei è già pronta, anche per lui;
  • Giggino inventa il mandato zero. Per i numeri negativi ci attrezzeremo, per le abilità computazionali si attende il miracolo;
  • In morte di Francesco Saverio Borrelli, che pensava la società italiana assai migliore di quanto realmente fosse;

Partiamo con l’attualità politica ed economica della settimana, in particolare con la formazione dell’azionariato Alitalia: a settembre, su questi schermi, il piano industriale ma da subito la politica frigna sulle rotte interne minacciate di soppressione. Aspettiamo che i viaggiatori ferroviari, dopo il balzello dei 2 euro per scegliere il posto sulle Frecce, contribuiscano.

  • Il loquace e creativo presidente Inps (quello che aumenterebbe la produttività tagliando le ore lavorate) vuol far concorrenza ai fondi pensione integrativi. Ma su basi rigorosamente patriottiche;
  • Le misure di produttività nella PA sono uno stato d’animo, la (piccola) retribuzione variabile diventa fissa. In mancanza di meglio, si tiene il personale tra le mura dell’ufficio;
  • Come prendere una direttiva europea e tradurla al contrario: l’Italia colpisce ancora;
  • Deutsche Bank tenta la ristrutturazione esistenziale. Agli italiani, dopo molti miliardi di soldi dei contribuenti immolati per salvare banche solidissime, resta una ricca porzione di Schadenfreude. Sempre meglio che la coprofagia;
  • Italiani alla ricerca del salario minimo europeo, ma solo dopo aver risolto l’annoso problema dell’analfabetismo funzionale;
  • Altro ricorrente malinteso italiano: ricercare soluzioni di mercato senza accorgersi che il mercato si è già espresso;
  • Nuova importante riforma pentastellata: obbligo di redazione di contratti con figure da colorare;
  • Ripetete con me: il congiuntivo esortativo si declina al presente;
  • Capitan Ganassa torna a minacciare fuoco e fiamme in Europa, dopo l’ultimo esaltante successo;

Iniziamo come al solito con l’attualità interna ed internazionale, col trionfo del governo italiano in Europa, della correzione di bilancio che non lo era ma che sottrarrà comunque otto miliardi all’economia del paese, ma che ha causato un rally del Btp (pure coincidenze, per carità), e delle “soglie psicologiche” di un paese la cui economia stagna ma che secondo qualcuno ha un mercato del lavoro vibrante. Seguono i due temi centrali della puntata.