Ieri, in occasione di un forum sulla Ue organizzato dall’Ansa, il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, è tornato a intonare la canzoncina sulla Germania cattivona e mercantilista, che passa il tempo esportando come una forsennata (magari perché tiene alla fame i suoi lavoratori, come molti italiani sono nel frattempo riusciti a credere), spiazzando gli altri paesi dell’Eurozona ed impedendo quindi all’Italia di dispiegare tutto il potenziale di crescita racchiuso nelle imprescindibili riforme strutturali del governo Renzi. Yawn.
FOIA all’italiana: fatta la regola, l’Anac trova le (numerose) deroghe
di Vitalba Azzollini
Egregio Titolare,
sono sempre mirabili le modalità con le quali i regolatori nazionali concretizzano le proprie intenzioni in senso opposto a quello proclamato. Il decreto c.d. Foia, “finalizzato a rafforzare la trasparenza amministrativa”, ne è l’ennesimo esempio: emanato con l’obiettivo di trasformare l’Italia in un Paese ove “la regola generale è la trasparenza mentre la riservatezza e il segreto eccezioni”, conferma invece che qui “le regole non esistono. Esistono solo le eccezioni” (Jovanotti docet).
Trump, un conflitto d’interessi all’italiana
Come riporta e ricorda il Financial Times, Donald Trump si accinge a passare alla storia come il presidente degli Stati Uniti con il maggior potenziale di conflitto d’interessi. I suoi affari appaiono inestricabili dal suo ufficio pubblico, malgrado egli affermi vigorosamente il contrario, mentre tenta di incolpare di questo spin la “stampa imbrogliona”. Le cose in effetti sono piuttosto problematiche, e per noi italiani molto familiari. Il caro, vecchio e romantico concetto di democrazia liberale, già da tempo consunto dall’uso e ormai derubricato a nobile simulacro, è a rischio di finire come il dodo.
La caricatura di un giudizio divino
La stampa italiana ha questa caratteristica: tende a rilanciare, amplificandoli, distorcendoli e chiedendosi ossessivamente cui prodest, gran parte dei giudizi su questo disgraziato paese che circolano all’estero in sedi ed ambiti ritenuti “prestigiosi” o “informati sui fatti”. È andata puntualmente così anche per l’editoriale domenicale sul Ft (sulla versione online) di Wolfgang Münchau, il più antitedesco dei commentatori tedeschi, che ormai da anni scrive di imminente disintegrazione dell’Eurozona. Münchau, in caso di vittoria referendaria del No, si attende “una sequenza di eventi che susciterebbero domande sulla partecipazione dell’Italia all’Eurozona”, aggiungendo, subito dopo, che “le cause sottostanti a questa estremamente inquietante possibilità non hanno nulla a che fare col referendum in sé”.
Altro che lotta all’establishment, ecco la prima mossa di Trump: aiuti ai ricchi
di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano
Dopo la reazione di forte avversione al rischio conseguente alle prime ore di smarrimento per l’esito elettorale, i mercati finanziari statunitensi hanno premiato Donald Trump con un rally che a molti osservatori inizia ad apparire eccessivo, con benefici per banche, farmaceutica e biotecnologia e più in generale per i titoli manifatturieri orientati al mercato domestico. Il forte rialzo dei rendimenti sin qui osservato appare conseguenza di attese inflazionistiche, che si producono sia per effetto del forte impulso fiscale promesso da Trump su un’economia già al pieno impiego, sia perché l’orientamento protezionistico del presidente eletto minaccia una ripresa dell’inflazione per effetto dell’imposizione di tariffe doganali.
Il Cnel dei miracoli
di Luigi Oliveri
Egregio Titolare,
Il Cnel pare essere come il cavallo di Riccardo III, qualcosa che valga addirittura un regno.
L’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro prevista dalla riforma della Costituzione appare essere uno dei motivi più forti per il Sì. E’, infatti, indubitabilmente un abbattimento degli odiosi “costi della politica”, una riduzione necessaria della spesa. Di quelle che non possono non giovare all’economia del Paese ed alla sua irresistibile ripresa.
Il settimanale – 19/11/2016
A poco più di due settimane dal Giorno del Giudizio, e con la variabile aggiuntiva chiamata Trump, qualche riflessione su quello che ci attende dopo il referendum; Nel frattempo, arriva l’ennesima caramella fiscale di Renzi mentre si scopre il genitore del Jobs Act, costruito persino meglio (si fa per dire); Cercate nuovi capri espiatori per le angustie delle nostre banche? Eccovi un ricco … Leggi
Se pensate che il problema sia il referendum
Altra giornata molto pesante, per le azioni delle banche italiane. Tanto per cambiare, verrebbe da dire. Le spiegazioni non mancano, e sono quasi tutte riconducibili alla forte vulnerabilità strutturale dei nostri istituti di credito, che sono da tempo diventati il vero spread del rischio Italia. Con buona pace della ricerca di capri espiatori rigorosamente stranieri da parte della nostra cosiddetta classe dirigente.