Ieri, rispondendo al question time alla Camera, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha “spiegato” le scelte dei nuovi vertici delle aziende partecipate pubbliche, in particolare il cambio ai vertici di Leonardo-Finmeccanica e Poste. Ennesimo mirabile esempio di cosa accade quando la tecnocrazia incontra la politica. Il risultato finale è sempre quello: un costumino adamitico di foglie di fico e nasi lunghi.

Alcune spigolature da una tranquilla crisi economica e di regime, tratte da una annoiata e disgustata lettura della rassegna stampa. Leggiamo ad esempio che Alessandro Profumo, l’uomo che Enrico Letta vedrebbe con piacere nelle liste del Pd, invoca una mega-patrimoniale da 300-400 miliardi di euro, sufficiente solo a portare il rapporto debito-Pil al “confortevole” livello del 90 per cento, e propedeutica ad una enorme riforma della spesa pubblica. Non un concetto che resterà nei libri di storia per originalità, a dire il vero.