Oggi l’Arabia Saudita ha confermato che dal prossimo mese rifornirà il mercato con 12,3 milioni di barili di greggio al giorno, ufficializzando la guerra dei prezzi in reazione alla decisione di Mosca di non accordarsi su un taglio della produzione per sostenere le quotazioni. Questa iniziativa, che fa collassare il supercartello OPEC-Russia noto come OPEC+ ma anche la stessa OPEC, di fatto mette nel mirino i produttori americani di shale oil, è derivato in larga misura il crollo dei mercati finanziari globali nella giornata di ieri.

Oggi (domenica) le borse del Golfo sono colpite da fortissimi ribassi. Non è il timore per la pandemia di coronavirus (almeno, non è la motivazione diretta ma certamente quella indotta), bensì la resa dei conti tra Arabia Saudita e Russia, che minaccia di far crollare il prezzo del greggio. E per il mondo non sarebbe una buona notizia: soprattutto ora, anche se in molti penserete il contrario.

Dopo la retata di novembre, che lo ha trasformato in una prigione dorata per membri della famiglia reale saudita e uomini d’affari come il celebre Alwaleed Bin Talal, l’hotel Ritz-Carlton di Riad torna alla normale ricettività. Nel frattempo, i fermati hanno transato con lo stato saudita, cioè col principe ereditario Mohammed bin Salman (d’ora in poi, MbS), e le stime indicano un gettito straordinario, entro fine anno, di circa 13 miliardi di dollari.