Modi alternativi di finanziare il deficit pubblico

Dopo la retata di novembre, che lo ha trasformato in una prigione dorata per membri della famiglia reale saudita e uomini d’affari come il celebre Alwaleed Bin Talal, l’hotel Ritz-Carlton di Riad torna alla normale ricettività. Nel frattempo, i fermati hanno transato con lo stato saudita, cioè col principe ereditario Mohammed bin Salman (d’ora in poi, MbS), e le stime indicano un gettito straordinario, entro fine anno, di circa 13 miliardi di dollari.

Lo segnala il Financial Times (seguiranno pezzi di “colore” sui giornaloni italiani, verosimilmente entro 24-48 ore), in un pezzo in cui si dà conto di questa impressionante mietitura di ricchezza “privata”, a titolo di cauzione dopo le purghe di cosiddetta anticorruzione lanciate dal principe ereditario.

Depositi bancari, azioni, immobili, aziende, dentro e fuori il regno, che saranno attribuiti ad un conto di riserva presso la banca centrale e liquidati “in modo ordinato”, per fronteggiare il deficit causato da uno stato che spende troppo per comprarsi i sudditi mentre il prezzo del greggio, pur dopo i forti recuperi degli ultimi mesi, resta comunque troppo basso per il cosiddetto “punto di pareggio fiscale”. Secondo il ministro della giustizia saudita, la liquidazione differita di quanto ottenuto dai “corrotti” produrrà a termine un introito per le casse dello stato di 100 miliardi di dollari.

Il regime ha rassicurato gli investitori internazionali, anche del fatto che potranno tornare a fare affari con i “corrotti” che hanno sanato le loro pendenze, si sono rifatti una verginità pagando il riscatto e potranno tornare ad operare. Intanto, il governo promette un portale online per i pagamenti governativi e gli acquisti della pubblica amministrazione, ed il principe ereditario nelle prossime settimane viaggerà a Parigi, Londra, Washington e Silicon Valley per promuovere l’immagine del proprio paese, aperto per business, come si dice in questi casi.

Nel frattempo, non è ancora chiaro quando, come e dove verrà quotato un frammento del gigante petrolifero saudita, Saudi Aramco, operazione fortemente voluta da MbS ma non ancora avvenuta, sia perché il timing sinora non è apparso dei migliori, visti i prezzi del greggio, sia perché c’è il timore che quotarsi negli Usa scateni l’inferno di azioni legali e sequestri da parte dei familiari delle vittime dell’11 settembre.

Utile ricordare che l’Arabia Saudita, quando lo shale oil americano iniziò a mettere pressione  al ribasso ai prezzi del greggio, spingendo l’offerta, decise di non voler/poter più essere lo swing producer di greggio del mondo, cioè quello che si fa carico degli aggiustamenti, e spinse i prezzi in caduta verticale. In questo modo, era l’idea saudita, i produttori Usa di shale oil sarebbero stati messi fuori mercato. Purtroppo per i sauditi, quando si ha spesa pubblica molto alta, necessaria a tener tranquilla una popolazione molto giovane ed in perenne ebollizione, far crollare il gettito petrolifero non appare misura particolarmente efficace.

E infatti i sauditi si sono rimangiata l’iniziativa convincendo l’Opec e la Russia, fuori dal cartello, ad adottare un programma di tagli di produzione che, sostenendo il prezzo, ha rilanciato alla grande anche lo shale oil, che nel frattempo ha potuto beneficiare di forti incrementi di efficienza estrattiva.

Quest’anno il deficit pubblico saudita è stimato toccare i 52 miliardi di dollari, il 5,7% del Pil; nel 2017 è stato pari a circa il 9% del Pil, dopo il picco del 15% nel 2015. Il debito pubblico resta molto basso, previsto per il 2018 al 21% del Pil. Nel frattempo, l’economia ha sofferto anche per l’adozione di misure di austerità come l’introduzione dell’Iva e tagli ai sussidi su carburanti, combustibili ed elettricità, compensati da un piano pluriennale da 19 miliardi di dollari per le famiglie più bisognose, colpite dal taglio dei sussidi.

Il resto è storia recente, inclusa la spregiudicata operazione di MbS di fare cassa e al contempo tagliare le unghie ad un discreto numero di oppositori interni, attuali e potenziali. Ho come l’impressione che l’equilibrio resti maledettamente instabile, però. Ma nel frattempo abbiamo visto anche questa modalità di finanziamento di un elevato deficit pubblico.

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