Ieri è uscito un imprescindibile documento, elaborato dagli uffici del ministro per le Politiche europee, Paolo Savona, destinato a fornire una pluralità di spunti di riflessione sulle riforme della governance europea. Anzi. della politeia, come tiene a rimarcare il ministro, perché governance è troppo tecnocratico ed aziendalistico, mentre politeia indica qualcosa di ben più elevato e complesso, nella categoria del bene comune. Tutto ciò premesso, vediamo i punti qualificanti per mutare l’architettura istituzionale dell’eurozona, almeno secondo Savona.

Oggi, rispondendo su Repubblica ad un editoriale critico di Ferdinando Giugliano, il ministro per le Politiche europee, Paolo Savona, pesca a strascico una serie di correlazioni spurie e commette un errore da matita blu, nel tentativo di illustrare la sua Grande Riforma della Banca centrale europea. Il tutto dopo aver rilasciato ieri un’intervista in cui ha spiegato come spianare il Turchino ed i conti con l’estero italiani. Per puro dovere di antropologo militante, riporto e commento gli episodi.

Della serie “mi si nota di più se mi chiudo in un ostinato ed altero silenzio o se pronuncio delle pensose ricette di politica economica così ermetiche da risultare incomprensibili?”, oggi il marziale ministro degli Affari europei, Paolo Savona, parlando alle Commissioni Ue di Camera e Senato ci ha fatto sapere cosa servirebbe, tra le altre cose, per “salvare l’euro”.

Come scrivevo ieri, il governo che M5S e Lega stanno tentando di costruire dovrà fatalmente misurarsi, prima o poi, con la lista di promesse elettorali copiosamente generate dai due partiti. La controparte contrattuale sarà la solita stronza di realtà, intenta a fumarsi una sigaretta mentre si appoggia mollemente ad una staccionata. La giornata di ieri è stata, in questo senso, illuminante.

Dopo che l’Eurogruppo, cioè il consesso dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, ha designato l’attuale ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos, come prossimo vicepresidente della Banca centrale europea, parte non minoritaria della stampa italiana ha iniziato a battere il tamburo del vittimismo, secondo uno schema tanto collaudato quanto stucchevole. Il modo peggiore per proseguire sulla strada della irrilevanza europea, dopo le buffonate dei programmi elettorali.

Nei giorni scorsi la Banca centrale europea ha pubblicato un bollettino di ricerca in cui si fornisce evidenza di un comportamento politico, indirettamente riconducibile allo spoils system, da parte delle banche di risparmio tedesche nell’investimento in bond sub-sovrani, cioè quelli dei Laender. Interessante evidenza del fatto che i tedeschi sono umani, dopo tutto, ma che da noi ha suscitato reazioni lievemente sopra le righe.

Mentre i banchieri italiani ed ampia parte della nostra stampa si danno compiaciute pacche sulle spalle a commento della forte riduzione di sofferenze nei bilanci delle nostre banche, la vigilanza della Bce, accusata nelle scorse settimane di condotta antidemocratica, prosegue serenamente per la sua strada, che è quella di una sostanziale accelerazione delle richieste di smaltimento dei crediti deteriorati.

Dopo il 4 marzo sarà inevitabile il ritorno alla realtà ma intanto perdiamo ogni credibilità come interlocutori in Europa

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le minute della riunione della Banca centrale europea dello scorso 14 dicembre, pubblicate giovedì scorso, mostrano un evidente cambio di tono e di orientamento nella lettura della situazione congiunturale.

Sul Corriere trovate un’intervista al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, reduce da quella che egli considera una grande vittoria non per sé ma per i cittadini (ça va sans dire) contro gli orridi tecnocrati che attentano alla democrazia. Tema del contendere, al solito, è l’Addendum della Vigilanza della Bce sui crediti deteriorati. Ma si va anche oltre, in una giornata dove la schizofrenia italiana ha fatto bella mostra di sé in Europa.