C’era grande attesa, per usare un eufemismo, per le parole di Mario Draghi ieri dopo il meeting del Consiglio direttivo della Banca centrale europea. La domanda era sempre quella: quale coniglio Ogm uscirà stavolta dal cilindro? Quali attivi verranno acquistati, alla ripresa di un Quantitative easing che era stato avviato a chiusura subito prima che la congiuntura tornasse a deteriorarsi? Per il momento, si attende settembre. Ma la Bce potrebbe avere le polveri bagnate, e non solo per l’imminenza dell’uscita di Draghi.

Dopo alcuni “avvertimenti”, nelle ultime settimane, ieri Mario Draghi ha pressoché ufficializzato che la Bce procederà ad allentare nuovamente la politica monetaria dell’Eurozona. I mercati hanno avuto una reazione isterica, facendo precipitare ulteriormente i rendimenti obbligazionari, e le borse hanno seguito al rialzo, scordando per un giorno le cupe nubi che si stanno da tempo addensando sulla congiuntura internazionale. Che accadrà, ora?

Ieri, al termine della riunione del governing council, il presidente della Bce, Mario Draghi, tra le altre cose ha detto che

I rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro si sono orientati al ribasso per via delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici e alla minaccia del protezionismo, alle vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità nei mercati finanziari.

di Massimo Famularo

La comunicazione inviata dalla BCE a MPS con l’indicazione rivedere la valutazione contabile dei propri crediti deteriorati sembra aver sorpreso alcuni giornalisti, storicamente abituati a ritenere che il vino sia buono se lo dice l’oste, e qualche gestore di fondi azionari ipersensibile, per il quale nel dubbio è sempre meglio gettar via il bambino insieme all’acqua.

A partire dal primo gennaio, la Bce interromperà non solo gli acquisti di titoli di stato dell’Eurozona, certamente la componente quantitativamente più rilevante del cosiddetto easing quantitativo (QE), ma anche quelli di obbligazioni societarie. Questa circostanza potrebbe creare più di un problema ai mercati ed ai debitori, viste le modalità degli acquisti.

Posticipare il primo rialzo dei tassi e nuovi finanziamenti agevolati per le banche sono tra gli strumenti disponibili

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

A fine anno la Banca centrale europea concluderà il suo programma di acquisti noto come Quantitative easing (QE), ma la congiuntura dell’Eurozona mostra segni di affaticamento in alcune delle sue maggiori economie: nel terzo trimestre l’Italia è tornata a stagnare e la Germania (ma si avrà conferma solo il 14 novembre) dovrebbe segnare una forte frenata rispetto al +0,5% del secondo trimestre, imputabile soprattutto alla manifattura e che viene forse un po’ troppo sbrigativamente e semplicisticamente ricondotto ai colli di bottiglia causati dai nuovi e più rigorosi test per le emissioni degli autoveicoli.

Come ormai sanno anche le pietre, dal prossimo primo gennaio la Banca centrale europea non acquisterà più titoli di stato dei paesi dell’Eurozona, limitandosi (sino a nuovo avviso) a reinvestire cedole e titoli scaduti. E fin qui, direi che ci siamo. Il problema, per l’Italia, deriva dal rischio di una ridefinizione dei criteri in base a cui gli acquisti vengono ripartiti tra i paesi dell’Eurozona. Qui per noi potrebbero sorgere problemi aggiuntivi.