L’ipoteca del debito, tra palle di neve e Superbonus
Ieri Istat ha pubblicato il report su “Pil e indebitamento delle amministrazioni pubbliche, 2023-25“, atteso soprattutto perché si pensava avrebbe certificato la discesa del rapporto deficit-Pil sotto la soglia del 3%, aprendo la strada all’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura Ue. Così non è stato, anche se non è ancora detta l’ultima parola, ma il report offre spunti di analisi e conferme di criticità di lunga data. Ma andiamo con ordine.
Palla di neve avversa
Nel 2025 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 2.258.049 milioni di euro correnti, con un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. In volume il Pil è cresciuto dello 0,5%. La prima cosa da fare, in questo caso, è mettere a confronto la crescita nominale del Pil col costo medio del debito pubblico italiano, per evidenziare l’effetto “palla di neve”. Cioè l’aumento del rapporto che si verifica quando la crescita nominale è inferiore al costo medio del debito.
Secondo dati MEF, l’onere medio del debito, inteso come il rapporto tra la spesa per interessi e lo stock complessivo del debito delle Amministrazioni Pubbliche, si attesta nel 2025 a un valore approssimativo del 2,97%. Quindi, nel 2025, l’effetto “palla di neve” è stato avverso, perché la crescita nominale è risultata inferiore al costo medio del debito pubblico.
| Indicatore Finanziario | 2024 (Consuntivo) | 2025 (Stima/Corrente) | 2026 (Previsione) |
| Costo medio all’emissione | 3,41% | 2,75% | ~2,50-2,70% |
| Onere medio dello stock (rapporto interessi/debito) | ~3,00% | 2,97% | ~3,05% |
| Vita media residua dei titoli (anni) | 7,00 | 6,92 | ~6,95 |
| Spesa per interessi (% PIL) | 4,2% | 3,8% | 3,9% |
Dal lato della domanda interna si è registrato un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali rispetto al 2024. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil in volume per 1,5 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente. Tradotto: bene la domanda interna, ma le dinamiche del commercio internazionale hanno sottratto crescita. Infatti, le importazioni di beni e servizi sono salite del 3,6% e le esportazioni dell’1,2%.
Domanda nazionale positiva
La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil in volume per 1,5 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente.

Questo dovrebbe suggerirvi che il modo in cui qualche Pangloss guarda al nostro commercio estero, ad esempio in grezzi e grossolani termini di aumento del valore nominale delle esportazioni, non tiene conto di un dettaglio “trascurabile”: le importazioni, che sono gli input di un’economia di trasformazione come la nostra. Forse studiare maggiormente i fondamenti di macroeconomia aiuterebbe.
In termini di contributi alla crescita, quindi, nel 2025 la domanda nazionale al netto delle scorte (consumi privati, pubblici e investimenti) è stata soddisfacente, ribaltando la debolezza del 2024. Ma il commercio estero netto ha sottratto crescita. Tra le componenti della domanda nazionale, bene il contributo degli investimenti fissi lordi, a +0,7%.
Bene gli investimenti fissi lordi, che hanno segnato una crescita del 3,5% (-3,1% nel 2024), con aumento del 3,3% degli investimenti in costruzioni, del 2,2% in macchinari e attrezzature, del 9,1% in mezzi di trasporto e del 4,0% in prodotti della proprietà intellettuale. Il contributo dei mezzi di trasporto alla crescita degli investimenti è in qualche modo controintuitivo rispetto alla nota situazione dell’automotive:

Tuttavia, il maggior incremento nella generazione di valore aggiunto viene dal settore delle costruzioni, il che pare essere determinato dagli investimenti del PNRR:

Nel 2025 le unità di lavoro (unità di lavoro equivalenti a tempo pieno nell’anno, Ula) sono aumentate dell’1,3%, a sintesi di una crescita dell’1,0% delle Ula dipendenti e dell’1,8% delle Ula indipendenti. L’aumento ha riguardato i macrosettori delle costruzioni con 2,3% e dei servizi con 1,8%, mentre sono in calo dello 0,5% l’agricoltura, silvicoltura e pesca e dell’1,1% l’industria in senso stretto. Si è quindi confermato il contributo a crescita e occupazione del settore delle costruzioni, che è ad alta intensità di lavoro. Il testimone del Superbonus è stato raccolto dal PNRR. Vedremo benefici, costi e danni.
I redditi da lavoro dipendente e le retribuzioni lorde sono aumentati rispettivamente del 3,8 e del 3,7%. Le retribuzioni lorde per unità di lavoro hanno registrato un incremento del 2,6% nel totale dell’economia; ci sono stati aumenti del 3,5% per l’industria in senso stretto, del 4,7% per le costruzioni – a conferma della forte domanda di personale di cantiere – e del 2,4% nei servizi, mentre è risultato in diminuzione dell’1,5% il settore agricolo.
Il PNRR spinge la pressione fiscale
A livello di conti pubblici, anche il 2025 è stato un anno di robusta crescita delle entrate totali delle Amministrazioni pubbliche: +4,5% rispetto all’anno precedente L’incidenza sul Pil è pari al 47,9%. In aumento rispetto al 2024 sono risultati soprattutto i contributi sociali (+10,0%), anche per effetto della cessazione degli esoneri sulla quota dei contributi a carico dei lavoratori dipendenti. In pratica, nel 2025 il governo Meloni ha modificato la copertura degli “aumenti di stipendio” per i redditi bassi e medio-bassi, spostandola da decontribuzione a defiscalizzazione. Anche per questo motivo, quindi, le imposte dirette hanno segnato una crescita di solo lo 0,7%, risultato di un marcato calo dell’IRPEF quasi interamente compensato dalla crescita dell’IRES e delle imposte sostitutive.

Un dato rilevante è quello delle entrate in conto capitale, che crescono del 60,8%, principalmente per i contributi a fondo perduto dell’Unione europea relativi al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) a fronte degli investimenti realizzati. Anche per effetto di questo dato, la pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 43,1%, in aumento rispetto all’anno precedente (era 42,4%), in conseguenza di una crescita delle entrate fiscali e contributive (+4,2%) superiore a quella del Pil a prezzi correnti (+2,5%). Da tenere presente, quando partiranno gli abituali rulli di tamburo sull’aumento di pressione fiscale.
Il Superbonus colpisce ancora
Veniamo all’ultima metrica rilevante: quella del rapporto debito-Pil. I dati Istat mostrano un rapporto debito/PIL per il 2025 pari al 137,1%, in aumento di 2,4 punti percentuali rispetto al dato rivisto del 2024 (134,7%). Questo valore è superiore di 0,5 punti rispetto alle previsioni più recenti del MEF:
- Istat (Consuntivo 2025): 137,1%
- MEF (Stima PSB/DPFP): 136,6%
Sebbene l’Istat non fornisca una scomposizione analitica nel comunicato flash, le stime del Ministero dell’Economia permettevano di prevedere una spinta inerziale molto forte. Per il 2025, il MEF aveva ipotizzato un contributo dell’aggiustamento stock-flussi superiore all’1% del PIL (circa l’1,1%).
L’analisi dei dati reali suggerisce che questo contributo sia stato persino superiore alle attese programmatiche, per le seguenti ragioni:
- Effetto Paradosso: Nonostante un deficit inferiore alle attese e una crescita reale del PIL allo 0,5% (in linea con le stime prudenziali del DPFP), lo stock di debito è salito più del previsto. Questo divario conferma che la componente “off-budget” (lo stock-flow) ha pesato in misura maggiore di quanto stimato.
- Miglioramento del Deficit: L’indebitamento netto si è attestato al 3,1%, un risultato migliore rispetto al 3,3% previsto dal MEF.
La causa principale dell’ampio scostamento stock-flussi rimane l’impatto finanziario dei crediti d’imposta legati ai bonus edilizi (Superbonus). MEF e Banca d’Italia concordano sul fatto che l’utilizzo di tali crediti agisca sul fabbisogno di cassa (e quindi sul debito) indipendentemente dal deficit dell’anno corrente, aggiungendo tra l’1% e il 2% di PIL annuo al debito fino al 2026.
In sintesi, il consuntivo Istat certifica che nel 2025 l’eredità finanziaria dei bonus edilizi ha più che compensato i benefici derivanti dal miglioramento del saldo primario (+0,7%) e dalla riduzione del deficit, portando il debito su una traiettoria di crescita superiore a quella programmata dal Governo. Altra cosa da tenere a mente, quando dall’opposizione sentiremo i soliti strepiti sull’aumento di debito, provenienti da gente che ha sostenuto le ragioni del Superbonus perinde ac cadaver.
Per riassumere
Crescita e conti pubblici italiani nel 2025, per chi ha fretta:
- Il Pil nominale è cresciuto meno del costo medio dello stock di debito pubblico italiano. Quindi, abbiamo subito un effetto “palla di neve” sfavorevole;
- La domanda nazionale al netto delle scorte ha accelerato, invertendo il dato negativo del 2024;
- In essa, positivo il contributo degli investimenti in costruzioni, frutto del PNRR, che ha portato con sé anche un aumento di occupazione nel settore e una dinamica retributiva più sostenuta della media nazionale;
- La crescita complessiva è stata tuttavia depressa dal contributo negativo del commercio estero netto, dove l’incremento dell’import ha superato quello dell’export;
- L’incremento di entrate è stato superiore a quello delle spese. In dettaglio, aumentano in modo robusto i contributi sociali, per effetto della scelta del governo Meloni di sostenere i redditi di lavoro più bassi mediante defiscalizzazione e non decontribuzione;
- All’aumento di pressione fiscale ha contribuito il forte aumento di entrate in conto capitale, conseguenza anche dei contributi a fondo perduto Ue legati allo stato di avanzamento del PNRR;
- Il rapporto debito-Pil aumenta, come ci si attendeva, in conseguenza dell’aggiustamento stock-flussi legato alla materializzazione in debito del Superbonus.
Tutto ciò segnalato, attendiamo l’abituale frastuono delle opposizioni pro tempore su “la pressione fiscale è aumentata, maestraaaa!“, scordando l’eredità nefasta del Superbonus a cui i nuovi censori hanno attivamente contribuito negli scorsi anni, assieme peraltro ad ampia parte dell’attuale maggioranza. Amen.
(Immagine creata con Gemini 3 Pro)



