La Federal Reserve frena sulla corsa ai rialzi dei tassi. Il tycoon festeggia ma dazi e calo del greggio sono un boomerang

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il presidente della Federal Reserve, Jay Powell, nei giorni scorsi ha in apparenza trasmesso un segnale accomodante sul percorso della politica monetaria statunitense, dichiarando che la serie di rialzi ha portato i tassi ufficiali “appena sotto” il livello neutrale. Un cambiamento rilevante, visto che lo scorso 3 ottobre lo stesso Powell ebbe a dichiarare che i tassi erano “ben lontani” dalla neutralità, causando alta volatilità dei mercati ed una forte correzione all’azionario.

Nella guerra tra Usa e Cina non ci saranno vincitori, ma molte vittime. A cominciare dall’Eurozona, Italia inclusa

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La retorica delle ritorsioni protezionistiche tra Stati Uniti e Cina sta assumendo le prevedibili forme del rilancio, dopo che Donald Trump ha istruito gli uffici dello US Trade Representative di verificare la possibilità di portare a 150 miliardi di dollari le importazioni cinesi a cui applicare dazi, in risposta alla reazione cinese all’iniziale misura americana di sanzioni su prodotti manifatturieri per un controvalore di 50 miliardi di dollari.

Nei giorni scorsi, Donald Trump ha scagliato una serie dei suoi celebri tweet contro Amazon, rea di causare perdite stratosferiche al servizio postale pubblico statunitense ma soprattutto di essere alla base di una gigantesca perdita di gettito fiscale per stati e contee. Scavando la notizia, si scopre che l’e-commerce a stelle e strisce ha criticità molto simili a quelle che si riscontrano nell’Unione europea, ma che Amazon con esse c’entra ormai assai poco.

Dopo poco più di un anno di attesa, e mesi dopo aver aperto il dossier della “sicurezza nazionale”, Donald Trump ha deciso di applicare dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, nella misura del 25% e del 10% rispettivamente. Delle tre opzioni possibili (tariffa generalizzata, tariffa selettiva mista ad un sistema di quote contro Cina ed altri paesi, quote universali), è stata scelta quella che fa più danno al commercio mondiale.

Gli Usa restano indifferenti al deprezzamento della valuta, causato dalle crescenti frizioni protezionistiche di Trump

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il marcato deprezzamento del dollaro contro praticamente tutte le maggiori valute è stato la sorpresa del 2017, e la tendenza si è accentuata in questo scorcio iniziale del 2018. L’indebolimento del biglietto verde ha accompagnato il primo anno della presidenza Trump, a parte la forza delle prime settimane dopo l’esito elettorale, quando i mercati immaginavano riforme e stimoli fiscali di ampiezza tale da causare un boom dell’economia statunitense e costringere la Fed ad una vigorosa azione di restrizione monetaria.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La riforma fiscale statunitense, che segna il primo vero successo della presidenza Trump e del partito Repubblicano che controlla il Congresso ma è lungi dall’essere un monolite, è centrata sulla riduzione fiscale permanente alle imprese, sia di capitali che di persone, mentre per le persone fisiche i benefici, pesantemente orientati sui soggetti ad alto reddito, si produrranno sino al 2025.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Ad un anno dall’elezione di Donald Trump, trascorso tra un diluvio di tweet ed assoluta siccità di risultati, e ad altrettanto da elezioni di midterm che minacciano di punire pesantemente i Repubblicani, ferve l’attività legislativa per ottenere almeno il trofeo della riforma fiscale, ribattezzata Tax Cuts and Jobs Act.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

L’ultima riunione della Federal Reserve pare aver avvicinato il momento in cui la banca centrale statunitense inizierà a ridurre la dimensione del proprio bilancio, gonfiato durante gli anni della crisi da politiche monetarie non convenzionali. Ciò accadrà riducendo progressivamente il reinvestimento delle cedole sullo stock di titoli posseduto dall’istituto guidato da Janet Yellen.

Nuova, ennesima cocente sconfitta per il povero presidente degli Stati Uniti. O meglio, per il suo partito, che resta spaccato e non riesce a far avanzare la rottamazione e contestuale sostituzione dell’Obamacare, la riforma sanitaria attuata dal predecessore di Donald Trump, e che ha dato copertura assicurativa a più di 20 milioni di persone. Ma c’è anche altro, nella quotidiana dose di ceffoni che la realtà assesta al palazzinaro capitato alla Casa Bianca per uno scherzo di pessimo gusto della Storia.