Trump e lo sbilancio di guerra (al welfare)

Il documento più rivelatore del bilancio federale americano per l’anno fiscale 2027 non è quello pubblicato venerdì dalla Casa Bianca. È un video girato il giorno prima, trasmesso in diretta sul canale YouTube ufficiale, poi reso privato quando era già troppo tardi: un giornalista di Business Insider lo ha scaricato e diffuso. Durante quell’evento, tra le altre cose, la “consigliera spirituale” di Donald Trump lo ha riduttivamente paragonato a Gesù Cristo e il nuovo messia arancione ha anche ricordato che Brigitte Macron malmena il marito Emmanuel. Durante questo happening, Trump ha detto quello che il documento ufficiale non dice mai esplicitamente.

“Non possiamo prenderci cura degli asili nido. Siamo un paese grande. Abbiamo 50 stati. Stiamo combattendo guerre. Non è possibile per noi occuparci degli asili, di Medicaid, di Medicare, di tutte queste cose.” Poi la sintesi: il governo federale ha una sola funzione legittima — la protezione militare. Gli stati si arrangino, e se necessario aumentino le proprie tasse.

Il bilancio 2027 è la traduzione contabile di questa dottrina.

Boom della Difesa

La proposta assegna 1.500 miliardi di dollari alla difesa — massimo storico a valore corrente, +42% rispetto al bilancio 2026 approvato. Di cui 1.100 miliardi al Dipartimento della Difesa e 350 miliardi per munizioni critiche e potenziamento della base industriale militare. Sono inclusi l’acquisto di 34 navi (tra cui una nuova classe di corazzate intitolate a Trump), 65,8 miliardi per la cantieristica e i fondi per lo scudo missilistico “Golden Dome”. Separata dal bilancio ordinario c’è una richiesta supplementare da 200 miliardi per finanziare le operazioni militari in Iran, guerra avviata mesi dopo che Trump aveva già promesso questa cifra per la difesa in gennaio.

Sul versante civile, il taglio è del 10% sulla spesa discrezionale non militare, che scende a circa 660 miliardi. Tagli così ripartiti: stato e programmi internazionali −30%, Lavoro −26%, Agricoltura −19%, Housing −13%, Salute −12%. Il bilancio dell’Environmental Protection Agency (EPA) viene dimezzato. Il Dipartimento della Salute perde 15,8 miliardi rispetto al livello 2026: inclusa una riduzione da 5 miliardi ai National Institutes of Health. La Nasa viene tagliata del 23%, con la singolare motivazione che il nuovo budget verrà focalizzato sulla missione di riportare l’uomo sulla Luna.

Tra le voci in crescita al di fuori della difesa: il Dipartimento della Giustizia ottiene un aumento del 13%, con fondi per oltre 300 nuovi agenti DEA e 150 milioni per ricostruire Alcatraz come prigione di massima sicurezza. Previsti 10 miliardi in fondi obbligatori per un programma di abbellimento della capitale federale.

Deficit stabilmente elevato

Il bilancio omette deliberatamente le tavole aggregate su deficit e debito pubblico. Omissione che in sé è un dato politico. Il deficit 2026 è stimato a 1.850 miliardi di dollari su una spesa totale di 7.450 miliardi. Il Congressional Budget Office non prevede che il deficit scenda sotto il 5,6% del PIL in nessun momento del prossimo decennio. Il debito detenuto dal mercato si avvicina al 100% del PIL ed è proiettato a superare i massimi storici del dopoguerra prima della fine del mandato Trump.

La pressione strutturale viene da tre fattori concorrenti che il bilancio non affronta: invecchiamento demografico, aumento dei costi sanitari, e una spesa annua per interessi che ha già superato la spesa militare. La principale legge fiscale del primo anno Trump — il cosiddetto “One Big Beautiful Bill Act” — è stimata dal CBO come aggiunta netta di 3.400 miliardi al deficit cumulato nel decennio rispetto allo scenario di scadenza automatica dei tagli. I risparmi su Medicaid e sussidi alimentari (SNAP) e la mancata proroga dei sussidi previsti dall’Obamacare per l’acquisto di polizze sanitarie sono stati sostanzialmente annullati dalle nuove deduzioni fiscali, dalla spesa militare e per il contrasto all’immigrazione.

Il DOGE, formalmente chiuso come iniziativa dopo pochi mesi, ha prodotto risparmi reali ma molto inferiori alle promesse di Musk, concentrati su aiuti esteri, ed esborsi per buonuscite ai dipendenti federali. L’obiettivo dichiarato in precedenza dall’amministrazione di ridurre il deficit al 3% del PIL appare, nelle proiezioni indipendenti, del tutto onirico. Il rimpiazzo designato è il vicepresidente JD Vance, incaricato di guidare una task force anti frode che Trump pensa potrebbe “produrre abbastanza denaro da pareggiare il bilancio”. Si noti come il populismo invochi le misure anti frode come improbabile risanamento del bilancio pubblico, un vero topos narrativo per gonzi.

Una crescita sopra le righe

L’amministrazione assume una crescita del PIL del 3,1% annuo per i prossimi quattro anni, e del 2,9-3,0% fino al 2036. Il CBO a febbraio stimava 2,4% per il 2026, 1,9% per il 2027 e una media di 1,8% per il decennio successivo. Altre stime indipendenti si collocano intorno a 2% annuo tra il 2027 e il 2037.

La divergenza ha conseguenze dirette sui conti. Il PIL nominale previsto dalla Casa Bianca raggiunge i 53.150 miliardi nel 2036, 6.000 miliardi sopra la stima CBO. Ovviamente, ogni punto percentuale di crescita aggiuntiva sostenuta per un decennio genera “diverse migliaia di miliardi” di entrate fiscali supplementari. Le previsioni dell’amministrazione implicano quindi un gettito strutturalmente più alto di quello che i modelli indipendenti prevedono — il che riduce il deficit sulla carta senza bisogno di tagli reali. Altro grande classico dei bilanci pubblici taroccati.

Sul fronte delle entrate da dazi, la scommessa è altrettanto audace. Il bilancio stima gettito da dazi superiore a 406 miliardi nel 2026 — più del doppio dei 194 miliardi incassati nel 2025 — e 500 miliardi entro il 2029. Lo Yale Budget Lab stima 171 miliardi nel 2026 e 193 miliardi nel 2029 con le politiche tariffarie attuali: meno della metà rispetto alle previsioni dell’esecutivo.

Basta welfare, siamo in guerra

Tornando al video del pranzo pasquale, la reazione della Casa Bianca — che le dichiarazioni fossero state decontestualizzate — si scontra con un problema: c’è coerenza tra quelle parole e il documento ufficiale. Il bilancio 2027 taglia istruzione, sussidi abitativi, programmi sanitari, assistenza alimentare. Non tocca formalmente Medicare e Medicaid — per ragioni di sopravvivenza politica più che di coerenza ideologica — ma il video rivela la direzione di marcia.

La tesi di Trump è che il governo federale, impegnato militarmente, non abbia le risorse per occuparsi simultaneamente di welfare. Gli stati devono farsi carico della funzione sociale, aumentando eventualmente le proprie tasse per farlo.

Il problema è che questa tesi trova una confutazione diretta nella storia americana, e proprio in un contesto bellico. Durante la Seconda guerra mondiale, il governo federale finanziò per la prima e unica volta nella storia del paese un sistema di assistenza all’infanzia quasi universale — usando i fondi del bilancio della difesa per pagarlo. Il Lanham Act del 1940, legge originariamente dedicata alle infrastrutture di difesa, fu utilizzato dal 1943 al 1946 per finanziare una rete di asili che al suo massimo, nel luglio 1944, contava 3.102 centri attivi in quasi tutti gli stati, con 130.000 bambini iscritti. Tra 550.000 e 600.000 bambini passarono per questi centri nel corso del programma. Il costo federale: 52 milioni di dollari dell’epoca, oltre un miliardo in valuta attuale.

La logica era l’opposto di quella di Trump: la guerra era la ragione per finanziare gli asili, non per eliminarli. Senza quei centri, milioni di madri non avrebbero potuto lavorare nelle fabbriche di munizioni. Il programma fu classificato come necessità bellica e finanziato con i fondi della difesa — perché il governo di allora aveva capito che mobilitare la manodopera femminile richiedeva di risolvere contestualmente il problema della cura dei figli. Più in generale, gli asili e il childcare servono per aumentare l’offerta di lavoro femminile; il che può tornare utile, nel momento in cui si è deciso di abbattere la presenza di forza lavoro immigrata.

Attendendo i mercati

Al netto della visione di Trump, il bilancio 2027 ridisegna la composizione della spesa federale senza ridurne il perimetro complessivo. Tariffe alte, tasse basse, spesa militare ai massimi storici, welfare smontato o delegato agli stati, deficit strutturalmente invariato rispetto a quando Trump si è insediato. Trump tiene fuori dalla discussione Social Security e Medicare per ragioni di consenso elettorale — una scelta che attutisce gli attacchi dei Democratici ma rende aritmeticamente impossibile qualsiasi riduzione seria del deficit nel medio termine.

La variabile che il documento non può incorporare è il costo finale della guerra in Iran — non ancora contabilizzato nel bilancio ordinario e oggetto di una richiesta supplementare da 200 miliardi ancora pendente al Congresso.

Se alle elezioni di midterm i Democratici dovessero riprendersi il controllo del Congresso, ci sarebbe pressione ad aumentare le tasse e annullare o ridimensionare i tagli al welfare.

In tutto ciò, la domanda resta sempre quella: per quanto tempo i mercati continueranno a considerare degno dell’attuale merito di credito il debito federale statunitense?

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