Fannie Mae o Freddie Mac, i giganti dei mutui che hanno avviato la crisi“: scriveva così, giorni addietro, il nostro tuttologo di riferimento. Un luogo comune duro a morire, quasi come quello che sostiene che la crisi dei mutui sia stata figlia delle politiche di credito immobiliare agevolato a favore delle minoranze, il Community Reinvestment Act (CRA). In realtà, i dati dimostrano cose un po’ differenti. Ad esempio, che molti dei principali prestatori subprime non erano neppure banche, e quindi non erano soggetti al CRA. Oppure, che nessuno ha imposto per legge a Bear Stearns di avere una leva finanziaria pari a 33 volte. Per tentare di far acquisire il concetto, proviamo con un disegnino, tratto dal blog di Mark Thoma.

Commentando l’intervento di salvataggio del Tesoro statunitense a favore di Freddie Mac e Fannie Mae, Ennio Caretto scrive:

“Per i milioni di famiglie americane che rischiano di perdere la casa è una tempestiva operazione di salvataggio.”

Non è esatto. I mutuatari che non riusciranno a servire il debito continueranno a perdere la propria abitazione. Invece, proprio per impedire che tali insolvenze portino Fannie e Freddie al fallimento, bruciandone la base di capitale, il Tesoro statunitense sottoscriverà delle senior preferred shares, privilegiate anche su quelle già esistenti, e dei warrant, ricostituendo così progressivamente il capitale delle Agenzie. Rimosso il management, sospeso il pagamento dei dividendi su azioni ordinarie e preferred, ed anche l’attività di lobbying, misura di decenza minimale per istituzioni-centauro come queste.