Il governo e la maggioranza puntano sulla proroga al 31 dicembre della cassa integrazione, usando i prestiti europei SURE. Ma che accadrà quando diverrà evidente che una parte dei circa otto milioni di cassintegrati non riuscirà a rientrare al lavoro, perché le loro imprese non ce l’avranno fatta? Avremo il tentativo italiano di rendere permanente la Cig, proprio come il QE delle banche centrali sta diventando altrettanto permanente. Che c’entra questo bizzarro parallelo?

La Federal Reserve ha annunciato ieri altre misure di emergenza per sostenere l’economia statunitense attraverso l’aiuto alle imprese, colpite (come quelle del resto del mondo) da un collasso di attività destinato ad azzerare di fatto i ricavi. L’angosciosa domanda che ci si pone è: quanto può resistere il sistema delle imprese alla evaporazione dei ricavi, in assenza di sostegno pubblico? Per ora, la Fed sta facendo il suo.

Ieri pomeriggio, a mercati aperti, la Federal Reserve ha tagliato i tassi d’interesse di mezzo punto percentuale, in reazione alla diffusione dell’epidemia di coronavirus, con una decisione di quelle che classicamente vengono invocate a gran voce dal mercato e che quando si materializzano cedono il passo ad angoscia e preoccupazione “perché allora la situazione è davvero grave”. Psicopatologie a parte, resta il quesito esistenziale: che fare, ora, in termini di stimolo all’economia?

Sono i mercati che bullizzano la Fed, non Trump

Da qualche tempo, i mercati stanno invocando massicci tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. In questo, si sono affiancati ai tweet da bullo di Donald Trump, che non perde occasione per ribadire tutta la rozzezza del suo armamentario ideologico, sostenendo che la Fed starebbe legando mani e braccia all’economia statunitense, ponendola a svantaggio competitivo rispetto a Cina ed Eurozona.

Il quadro dell’economia globale si è deteriorato, tra crescenti tensioni protezionistiche e riduzione di liquidità

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Per convenzione, sui mercati finanziari si identifica una “correzione” ogni volta che gli indici arretrano di almeno il 10% dai massimi, mentre un “bear market” viene identificato quando il ritracciamento è di almeno il 20%. Questo è quanto sta accadendo a pressoché tutti i maggiori indici azionari mondiali.

La Federal Reserve frena sulla corsa ai rialzi dei tassi. Il tycoon festeggia ma dazi e calo del greggio sono un boomerang

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il presidente della Federal Reserve, Jay Powell, nei giorni scorsi ha in apparenza trasmesso un segnale accomodante sul percorso della politica monetaria statunitense, dichiarando che la serie di rialzi ha portato i tassi ufficiali “appena sotto” il livello neutrale. Un cambiamento rilevante, visto che lo scorso 3 ottobre lo stesso Powell ebbe a dichiarare che i tassi erano “ben lontani” dalla neutralità, causando alta volatilità dei mercati ed una forte correzione all’azionario.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Federal Reserve ha comunicato che da ottobre inizierà il processo di progressivo decumulo dei titoli acquistati durante la crisi e che ne hanno quadruplicato il bilancio, portandolo a 4.500 miliardi di dollari. Inoltre, i membri della banca centrale statunitense non escludono entro fine anno un ulteriore rialzo dei tassi ufficiali, anche se l’inflazione continua a non rappresentare un pericolo, visto che le previsioni aggiornate hanno addirittura spostato al 2019 il raggiungimento dell’obiettivo del 2% nella componente al netto di alimentari ed energia.