di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il neo presidente francese, Emmanuel Macron, si è dato un ambizioso programma di riforme, tra le quali spiccano gli interventi sull’economia, finalizzati ad aumentare il potenziale di crescita, migliorare di conseguenza i conti pubblici e poter in tal modo presentare alla Germania le proprie credenziali per un rilancio della trazione franco-tedesca, che potrebbe giungere a porre le basi per quell’Europa a velocità multiple vagheggiata nelle scorse settimane.

Via l’euro e spariranno tutti i problemi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Tra gli “engagement”, le promesse presidenziali di Marine Le Pen ai francesi, spiccano quelli per l’economia. Per il lavoro, e nella migliore tradizione retorica francese, si parla di “modello patriottico”, da attuare con un ossimorico “protezionismo intelligente”. Ad esempio, riservando le commesse pubbliche ad imprese francesi, purché lo scarto di prezzo con le corrispondenti offerte straniere sia “ragionevole”. Oppure creando niente meno che una “autorità di sicurezza economica” che contrasti gli immancabili “fondi avvoltoio” e tutte le minacce che il mondo rapace porta alla Francia, creando a questo fine un fondo sovrano attraverso la Caisse des Dépots e Consignations, la Cassa Depositi e Prestiti transalpina.

In attesa della presentazione, pare a inizio febbraio, del suo programma elettorale, la candidata del Front National alla presidenza della Repubblica francese, Marine Le Pen, ha rilasciato uno spiffero della sua visione sul futuro della moneta unica europea. Solo pochi secondi in un’intervista radiotelevisiva di quasi 25 minuti, centrata su ben altro, ma sufficienti a scatenare curiosità ed interrogativi dei commentatori di tutto il mondo.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il candidato di centrodestra alla presidenza della Repubblica francese, François Fillon, presenta una piattaforma elettorale che tenta di ristabilire lo storico direttorio franco-tedesco, al quale il resto dell’Unione dovrebbe uniformarsi, e destinato a sbarazzarsi della Commissione europea. Per raggiungere questo obiettivo, che passa per l’uniformazione della tassazione societaria, Iva e sui capitali entro un triennio, Fillon è consapevole di dover convergere sui fondamentali economici tedeschi.

Spigolando tra i punti del programma presidenziale di François Fillon (che analizzeremo in dettaglio col trascorrere delle settimane), ci è caduto l’occhio sulla parte relativa alle politiche europee, in particolare su ruolo dell’euro e politica commerciale. Da essi si coglie il tentativo di Fillon di svuotare l’acqua dell’acquario in cui nuota il Front National di Marine Le Pen (che non ha ancora aggiornato il programma del suo partito, fermo al 2012) e rinsaldare il direttorio franco-tedesco, entro un quadro sempre più intergovernativo in cui la Commissione europea finirebbe rottamata. Operazioni ad elevato rischio di esecuzione, diremmo, oltre che basate su alcuni assunti piuttosto eroici.

Scolpita dal ministro del Lavoro francese, François Rebsamen, dopo l’ennesimo aumento degli iscritti alle liste di disoccupazione (dello 0,4% mensile, come quello di febbraio, mentre gennaio aveva segnato un calo):

«Nei primi tre mesi dell’anno, l’aumento del numero dei disoccupati si è avvicinato a 3.000 al mese in media. Questo è quattro volte più lento che nel 2014 ed il passo più lento dall’inizio del 2011. Le misure adottate dal governo stanno iniziando a produrre frutti»

Ci vuole pazienza, sono politici.