Si avvicina il 20 febbraio, data in cui il governo dovrà tentare di sistemare il non lieve casino creato a fine anno sulla normativa relativa ad evasione e frode fiscale ed auspicabilmente anche la demolizione del regime dei minimi. In realtà pare sia tutto calcolato: si combinano enormi guai e poi ci si mette una pezza, in modo da farsi acclamare come nuovi dei ex machina dai nostri arcigni media. Quello che tuttavia preoccupa è il persistente conflitto tra il premier ed i suoi uomini (e donne) di punta e la logica, o meglio l’oggetto del contendere.

Quello che segue è un brano tratto da Sottomissione, di Michel Houellebecq, ambientato in una Francia guidata da un presidente della Repubblica islamista, eletto anche grazie alla formazione di una “grande coalizione” tra Fratelli musulmani e partito socialista che al ballottaggio imbarcano i resti dell’UMP sarkozysta e del sistema politico francese “istituzionale”, in funzione difensiva nei confronti del Front National.

In Francia infuria in questi giorni il dibattito pubblico sulla “generosità” del sistema di sussidi di disoccupazione. La gestione del sussidio è in rosso costante, per 3,8 miliardi quest’anno e 3,5 il prossimo, toccando a fine 2015 un deficit cumulato previsto a 24,9 miliardi. Il giovane ministro dell’Economia (e della Rinascita Industriale, oltre che dell’information technology) francese, l’ex banchiere d’investimento di Rotschild, Emmanuel Macron, ha preso a calci un alveare ribadendo l’esigenza di intervenire sul sistema, per ridurne il buco.

Mentre la stima preliminare di giugno degli indici dei direttori acquisti conferma che la Francia è in condizioni economiche sempre peggiori, il ministro transalpino dell’Economia, Arnaud Montebourg, ala sinistra ed onirica  di un governo in stato confusionale permanente, sta facendo il victory lap per una piccola clausola inserita nell’accordo che porterà al matrimonio tra il campione nazionale Alstom, di cui il governo francese diverrà peraltro primo azionista, e gli americani di General Electric. Si conferma che la Francia ha problemi molto seri, e quasi tutti nel rapporto con la realtà.

Intervistato quest’oggi dal quotidiano francese le Figaro, il ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spiega ai cugini il segreto del nostro successo. Ma di che diavolo di successo parliamo?, vi chiederete. Non ne abbiamo idea ma i toni sono quelli, quindi tanto vale assecondare l’intervistato e cercare di diradare la nebbia.

Una divertente notizia giunge dalla Francia: oggi sarà presentato il rapporto Thévenoud, dal nome del deputato incaricato di trovare un modus vivendi tra taxi e startup di trasporto urbano come Uber e Chauffeur-Privé, LeCab ed altre. Le soluzioni proposte nei 30 punti del rapporto limitano fortemente i margini di manovra delle compagnie basate su app, ma rischiano anche di fare molto male ai tassisti.