La perla neolinguistica del giorno vi è gentilmente offerta dal presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd, dissenziente rive gauche), il quale sente già una struggente nostalgia per l’istituto della cassa integrazione perpetua, ed ha quindi deciso di dare alla medesima una chance per restare in vita. A noi viene una sola constatazione, con simili premesse: scordatevi la riforma universale degli ammortizzatori sociali. Oppure preparatevi ad essere scuoiati vivi in termini di tasse per pagare lo status quo.

Si, lo sappiamo: in politica è sempre possibile cambiare idea, e comunque cambiano situazioni, interlocutori, fasi lunari, macchie solari e quant’altro. Al netto di ciò, è sempre utile tentare di tenere il record delle dichiarazioni pubbliche dei policymaker, veri o presunti. E così oggi vi segnaliamo la presa di posizione del responsabile Economia e Lavoro del Partito democratico, che immaginiamo non sia a titolo personale.

Delle due l’una: o abbiamo un premier che è diventato improvvisamente keynesiano ultra-ortodosso, oppure la narrativa degli “sprechi” tagliati, e che quindi per definizione non impattano sulla domanda, è solo una fiaba. Sulla promessa di ridurre ulteriormente il costo del lavoro mediante riduzione di spesa (segnatevela, questa) fatta ieri da Vespa (il luogo dove di solito si va a far promesse al parco buoi elettorale, in ogni era geologico-politica), Matteo Renzi dixit:

«Non subito verranno fuori dati positivi, perché quando tagli la spesa tagli dei denari che circolano, magari all’inizio si balbetta un po’»

E non è tutto.

Oggi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è tornato a rilasciare dichiarazioni: sulla cassa integrazione in deroga, che è una continua emorragia di risorse sempre più scarse, sulla riforma delle tipologie contrattuali, sul lavoro per i giovani. L’insieme è quello che tutti ci aspetteremmo, in un quadro di forte deterioramento del mercato italiano del lavoro: auspici, sottintesi, e qualche esercizio di ingegneria lavoristica per disperati.

E quindi, secondo il nostro ministro dell’Economia, l’Italia starebbe attuando riforme strutturali (con tanto di hastag Twitter) anche con la riduzione del cuneo fiscale. Bisogna capirsi, però: se per cuneo fiscale si intendono gli 80 euro (ma ci stupiremmo se così fosse), può essere utile sapere che questa è una voce di spesa pubblica, che di strutturale non ha al momento alcunché, non una riduzione di fiscalità sul complesso della retribuzione.

Mentre la stima preliminare di giugno degli indici dei direttori acquisti conferma che la Francia è in condizioni economiche sempre peggiori, il ministro transalpino dell’Economia, Arnaud Montebourg, ala sinistra ed onirica  di un governo in stato confusionale permanente, sta facendo il victory lap per una piccola clausola inserita nell’accordo che porterà al matrimonio tra il campione nazionale Alstom, di cui il governo francese diverrà peraltro primo azionista, e gli americani di General Electric. Si conferma che la Francia ha problemi molto seri, e quasi tutti nel rapporto con la realtà.

Intervistato quest’oggi dal quotidiano francese le Figaro, il ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spiega ai cugini il segreto del nostro successo. Ma di che diavolo di successo parliamo?, vi chiederete. Non ne abbiamo idea ma i toni sono quelli, quindi tanto vale assecondare l’intervistato e cercare di diradare la nebbia.