Oggi il presidente del consiglio, Matteo Renzi, conversando con Alessandro Milan a Radio24, ha commentato il non troppo brillante (ma probabilmente non del tutto veritiero, per pessimismo) dato del Pil italiano del primo trimestre con un acrobatico esempio di “correlazione causale”, di quelli che solo i politici italiani, nella loro disperazione che si nutre di pensiero magico, possono sviluppare.

Ieri, intervistato da Aldo Cazzullo per il Corriere, il premier Matteo Renzi ha rispolverato tutto il suo ormai ben noto strumentario retorico sulla “rivoluzione” che scalza le rendite di posizione che soffocano il paese, eccetera. Di rilevante c’è che, nel corso dell’intervista, Renzi ha esplicitato un concetto che lo colloca in piena continuità con la consolidata tradizione dei nostri politici. Quella di parlare di esperienze estere di cui nulla sanno, e quella di piazzare delle granitiche causalità dove invece esistono solo friabili correlazioni.

Come purtroppo noto da tempo, mentre siam qui a fantasticare su ammortizzatori sociali universali, la ricerca affannosa di fondi per rifinanziare per l’ennesima volta la cassa integrazione in deroga segna un pericoloso stallo. Oggi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha di fatto esplicitato che si va verso un razionamento delle risorse. Sarà interessante capire in quale direzione e con quali criteri. Sempre oggi, Poletti ha precisato i dettagli di una bizzarra proposta di “pensionamenti flessibili” per gli over 50. Perché questa pare essere la nuova piccola emergenza tra enormi emergenze legate al lavoro, oltre che un tentativo di aggirare le nuove norme della riforma Fornero.

Oggi sui giornali compaiono due interviste al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che spiegano in modo piuttosto efficace lo stato di non altissima lucidità della nostra classe politica (e dell’esecutivo) di fronte agli spasmi del mercato del lavoro. Perché le grandi riforme continuano ad essere bloccate da interventi che preservano la frammentazione, mentre si continua ad argomentare ed agire al margine dell’esistente.

(post lievemente tecnico: per sfuggire a questi inutili sofismi ci si può sempre dedicare alla riforma del Senato)

Su lavoce.info, un’analisi di Stefano Fantacone, Petya Garalova e Carlo Milani su una previsione della Ue relativa alla nostra disoccupazione, destinata a penalizzarci pesantemente in termini di rispetto di obiettivi fiscali. Quando l’economia diventa massimamente politica, accadono cose del genere. Ma noi siamo pienamente corresponsabili di questi esiti.

Oggi audizione in Commissione Lavoro alla Camera del ministro Giuliano Poletti. Il quale ha ricordato a tutti, e forse soprattutto al suo premier, che il mondo resta un luogo molto complesso e prevalentemente ostile, che siamo e restiamo in una profonda crisi fiscale, che le riforme “a costo zero” continuano a non esistere. Ed al contempo si è esibito nella abituale esaltazione trionfalistica di quello che appare uno strumento di istituzionalizzazione ed accentuazione del precariato.