Sfratto esecutivo – “Io invito con forza a sostenere il Pd, perché il 5 marzo si apre una nuova fase della storia e si può riprendere il progetto originario che Veltroni aveva intuito. Dobbiamo evitare che questo grande soggetto che raccoglie esperienze importanti e diverse si degradi e salti per aria. Se tutti lo abbandonano, chi ricostruirà il centrosinistra?”. Lo dice, in una intervista al Corriere della sera, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, secondo cui “la deriva di Renzi è perdente, con lui si rischia un processo di disgregazione inarrestabile. Dobbiamo convincerlo a lasciare, perché il suo modo di fare il segretario non porta risultati” (Ansa, 30 gennaio 2018)

Poiché ormai la #maratonamentana è divenuta genere televisivo-narrativo di un paese che ha deciso di fallire ma dibattendo, se non proprio divertendosi (senza che questa suoni come una critica a Mitraglia, che giganteggia tra le rovine), qualche riflessione del tutto inutile sulle primarie del Pd di ieri, che hanno ulteriormente compattato il partito in quella versione “proprietaria” che abbiamo intravisto in questi quattro anni.

Da un facoltoso lettore riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro titolare, ieri ho scoperto di essere diventato ricco. Non per una eredità né per una promozione sul lavoro né per una vincita al gioco. Ieri ho scoperto di essere diventato ricco grazie ad un emendamento del Partito democratico sull’Imu prima casa.

Anzi, d’antico. L’affidamento ad Enrico Letta dell’incarico di dare un governo a questo disgraziato paese ha rimesso in pista i retroscenisti, giornalisti specializzati in narrative dal retrobottega politico, che in questi ultimi mesi non sono mai rimasti inoccupati. Ozioso segnalare i pezzi più pregiati, speziati e fantasiosi. Resta che questo paese, che ha disperato bisogno di normalità nell’emergenza, continuerà a ritrovarsi avvolto da una nebbia elettorale psichedelica in cui il Pdl, ormai padrone del campo onirico dopo la psico-disfatta del Pd (che sarà un crash al rallentatore, ed è appena iniziato), si trova padrone del campo e pronto a dettare condizioni le più fantasiose, per poter mandare tutto a pallino, tornare alle elezioni, vincerle e piantare le bandierone di Letta zio al Quirinale e del giaguaro non smacchiabile a Palazzo Chigi.

Dopo la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, resasi necessaria per lo stallo assoluto tra le forze politiche, i mercati oggi aprono con un ampio restringimento dello spread tra Italia e Germania, un calo confortante del rendimento del Btp decennale (che si avvicina al 4 per cento), ed un rally di borsa guidato dai titoli bancari. Non abbiamo risolto nulla, ma ai mercati pare il contrario. Chi avrà ragione?

A ben pensarci, questo disgraziato paese sta esprimendo, in queste settimane di demenziale paralisi politica, la propria più intima essenza: l’assoluta refrattarietà ad ogni e qualsiasi assunzione di responsabilità. E cosa c’è di meglio di un governo mai sfiduciato e che non può ottenere la fiducia, che viaggia nel tempo e nelle legislature, ed al quale è possibile imputare tutto ed il contrario di tutto, inclusa questa eccezionalmente fredda e piovosa primavera?