Visto che oggi in Italia si parla di poco d’altro rispetto alle elezioni regionali dell’Umbria, nell’ennesimo giorno del giudizio più o meno divino nel paese che sta inesorabilmente morendo guardandosi l’ombelico e fantasticando di “nuove vie” per raggiungere più in fretta il dissesto, vorrei aggiungere al frastuono anche il mio inutile commento.

Quelli tra voi che usano come esclusiva fonte di informazione la stampa domestica, tra teatrini televisivi e buche delle lettere partitiche su carta stampata, negli ultimi giorni devono aver tratto motivo di conforto e di rinnovato orgoglio nazionalistico. Si narra infatti, di qua delle Alpi, di una Germania messa all’angolo anche in sedi europee, che ora “deve spendere, e poche storie”, e di un’Italia che praticamente ha preso per mano l’Europa e la sta conducendo verso le praterie del deficit “a fin di bene”, quello che toglie i peccati ordoliberisti dal mondo.

Ora che (grazie al militante ignoto della piattaforma Rousseau) pare avremo un governo, con spiccata predilezione per il sinistro tema del tassa & spendi, possiamo iniziare (chi ha tempo, non aspetti tempo) a delineare le modalità operative di alcuni punti programmatici. Prendetelo come il divertissement di un paese fallito, o come un esercizio speculativo nel senso di lettura del futuro ed evitate di menarmela con le solite domande “ma allora, lei che farebbe?”.

Sfratto esecutivo – “Io invito con forza a sostenere il Pd, perché il 5 marzo si apre una nuova fase della storia e si può riprendere il progetto originario che Veltroni aveva intuito. Dobbiamo evitare che questo grande soggetto che raccoglie esperienze importanti e diverse si degradi e salti per aria. Se tutti lo abbandonano, chi ricostruirà il centrosinistra?”. Lo dice, in una intervista al Corriere della sera, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, secondo cui “la deriva di Renzi è perdente, con lui si rischia un processo di disgregazione inarrestabile. Dobbiamo convincerlo a lasciare, perché il suo modo di fare il segretario non porta risultati” (Ansa, 30 gennaio 2018)

Poiché ormai la #maratonamentana è divenuta genere televisivo-narrativo di un paese che ha deciso di fallire ma dibattendo, se non proprio divertendosi (senza che questa suoni come una critica a Mitraglia, che giganteggia tra le rovine), qualche riflessione del tutto inutile sulle primarie del Pd di ieri, che hanno ulteriormente compattato il partito in quella versione “proprietaria” che abbiamo intravisto in questi quattro anni.