Oggi sul Corriere trovate l’ennesima puntata dell’avvincente rubrica in cui la nota watchdog Milena Gabanelli vi spiega come risolvere i problemi della penisola, a colpi di proiettili d’argento. Questa volta parliamo dell'”eccesso” di liquidità degli italiani, che pare tengano sul conto corrente ben il 32% della loro ricchezza finanziaria.

Oggi su MF compare l’ennesima letterina alla stampa del professor Paolo Savona, che proprio non si capacita del fatto che la sua rivoluzionaria proposta di riscrittura dei trattati europei non trovi l’eco che meriterebbe, fuori dall’Italia. Nell’esercizio divulgativo di oggi, sempre in bella prosa, Savona ci spiega che il keynesismo non è morto. Con qualche suggestione per rianimarlo, almeno entro le patrie mura.

Dopo una giornata di esaltanti bocciature “tecniche”, o meglio da parte della realtà, oggi il nostro prestigioso esecutivo sovranista, intento a comprarsi le elezioni europee e quelle italiane, ha deciso che si procede, business as usual, o i più autarchici “me ne frego”, “se indietreggio, uccidetemi”, “molti nemici, molto onore”, che tanto bene hanno portato al titolare del copyright di quei claims. Ma la giornata di ieri è stata interessante soprattutto perché ha fornito alcune indicazioni su quanto potrebbe attenderci a breve.

Su Repubblica, un articolo di Vittoria Puledda ci ricorda come è facile scottarsi in questo paese, quando si tratta di risparmio. Se poi combiniamo i concetti di risparmio ed immobili, la probabilità di avere ustioni severe si impenna. Perché gli italiani sono fatti così: vanno pazzi per il mattone, anche se del medesimo capiscono poco e nulla ma qualcuno ha detto loro, assieme alle prime poppate, che l’investimento immobiliare è “sicuro” e tende a rivalutarsi col tempo. Auspicabile che ormai questa leggenda sia stata consegnata alla storia, ma questa che vi racconto oggi è quella che gli anglosassoni chiamerebbero cautionary tale rispetto alla rinascita del “risparmio immobiliare” sotto nuove ed esentasse spoglie.

In base all’aurea regola secondo cui le norme si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici, oggi Giorgio Meletti sul Fatto dà conto di un emendamento alla legge di Bilancio, a firma dell’ex leggendario tesoriere dei fu Ds, Ugo Sposetti. Mediante esso, si tenta di tutelare i soci finanziatori delle cooperative, mettendosi sotto i piedi la legge, il senso comune e l’evidenza della realtà. L’emendamento, peraltro, rappresenta un fondamentale punto d’incontro tra i fieri contendenti di Pd e Mdp, in nome della specificità regionale emiliana.

Nella legge di Bilancio 2018 è prevista l’inclusione degli investimenti immobiliari nei Pir (piani individuali di risparmio), la ormai nota esenzione fiscale centrata su investimenti almeno quinquennali in imprese italiane (per 30 mila euro annui, fino ad un massimo di 150 mila). Oggi sul Corriere trovate la perplessità di un addetto ai lavori su questo inserimento.

di Massimo Burghignoli

Egregio Titolare,

si sa che le banche hanno tradito il risparmio, proponendo a semplici cittadini investimenti rischiosi come se fossero sicuri. Le polizze “index linked”, ad esempio, contrabbandate come prodotti assicurativi, in modo da scansare – secondo loro – gli obblighi informativi correlati ai prodotti “finanziari”. E poi le obbligazioni “subordinate”, eccetera. La sorveglianza della Banca d’Italia e della Consob sono argomenti di questi giorni e portano a pensare che nulla nel nostro Paese sia destinato a funzionare.

Alla settima edizione del Forum Nazionale sulla consulenza finanziaria, organizzato da Ascosim, intervento di Oscar Giannino, Carlo Alberto Carnevale Maffè e del vostro titolare. Le sfide della consulenza indipendente, nel momento in cui il legislatore tenta di accompagnare il processo di “debancarizzazione” della gestione del risparmio ma declina l’intervento in modo differente dall’esperienza prevalente estera, concentrandosi su piccole e medie imprese domestiche. In un simile contesto, i risparmiatori rischiano non poco, stretti tra la droga fiscale dei nuovi Piani individuali di risparmio (Pir), il forte appetito delle reti di vendita a costruire prodotti di risparmio gestito ad elevate commissioni di gestione, spesso senza giustificazione ma al solo scopo di catturare per sé il beneficio fiscale, l’enorme bias domestico dei Pir, che rischia di mandare a monte l’esigenza di diversificazione in portafogli che non sono esattamente modelli in tal senso.

Sulla urgente necessità di educazione finanziaria per gli italiani, nessuno ha più nulla da obiettare. Ma non parliamo solo di arrivare a capire natura, struttura e rischi delle obbligazioni subordinate, ed evitare bail-in e burden sharing. No, parliamo delle leggendarie “basi” dell’investimento. Ad esempio, la diversificazione del rischio e, ancora più a monte, una cosetta chiamata capitalizzazione composta. Casca a fagiolo quindi un post molto informativo e formativo di Nicola Borri per lavoce.info.