Al momento in cui scrivo, non è chiaro quando, se e come finirà il vertice europeo per decidere le sorti del fondo di ripresa e resilienza, per gli amici Recovery Fund, legato alla cornice di bilancio settennale della Ue. Nulla di nuovo, in circostanze del genere: riunioni fiume, recriminazioni, stampa italiana che vede nemici ovunque, nel solito riflesso pavloviano del nostro nazionalismo lacero. Ma sin d’ora qualche valutazione si può distillare.

Nel secondo trimestre di quest’anno, l’economia della Cina è cresciuta del 3,2% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, tornando quindi alla crescita dopo il collasso di meno 6,8% tendenziale registrato nei primi tre mesi di quest’anno, in piena emergenza Covid: prima contrazione del Pil dalla fine della Rivoluzione culturale, negli anni Settanta. La borsa ha accolto la notizia con un mini crollo del 5% dopo un rialzo forsennato ed alimentato dai media secondo uno schema che ha ricordato sinistramente il collasso di agosto 2015.

di Vitalba Azzollini

La proroga dello stato di emergenza prelude a un nuovo periodo di compressione dei diritti mediante Dpcm, come nei mesi scorsi? Dipenderà da Governo e Parlamento. Infatti, il potere del Presidente del Consiglio di incidere su diritti e libertà delle persone non deriva dalla dichiarazione formale dello stato di emergenza del 31 gennaio scorso, ma gli è stato attribuito dal Governo con la “complicità” del Parlamento. E potrebbe accadere ancora. Dunque, al di là dell’eventuale proroga, il rischio è questo.

Il miraggio della resilienza, la realtà di sussidi indiscriminati che sclerotizzano il mercato del lavoro, soprattutto in alcuni paesi.

L’Ocse ha pubblicato il proprio Employment Outlook 2020, che mostra l’impatto del Covid come la peggiore crisi occupazionale dai tempi della Grande Depressione. Il rischio, ormai noto, è quello di produrre drammatici aumenti di diseguaglianza ed un forte aumento della povertà, con effetti destinati a durare negli anni a venire, soprattutto se la pandemia non dovesse essere sconfitta in tempi ragionevoli, oltre a contribuire a produrre mutamenti del mercato del lavoro difficilmente reversibili. Che fare?

Questa settimana ci occupiamo dell’audizione del presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), Roberto Rustichelli, in Commissione Politiche europee della Camera. Dove si è ripetuta una circostanza singolare: presidenti di autorità di regolazione che svolazzano liberamente su temi che non appaiono strettamente attinenti al loro ruolo ed alle loro funzioni. Per permettervi di comprendere meglio ciò che scrivo e vedrete nel video, qui sotto trovate il testo dell’intervento, dove ho evidenziato i passaggi più “interessanti”.

Ieri è formalmente scaduto il termine utile per negoziare una proroga del regime transitorio tra Regno Unito e Ue, durante il quale i britannici continuano ad accedere a unione doganale e mercato unico. Dovrebbe quindi essere confermato che, il prossimo primo gennaio, il Regno Unito regolerà i propri rapporti con l’Unione o a mezzo di un trattato di libero scambio approvato nel frattempo, oppure con le tariffe doganali standard della WTO. Premesso che, se volete i miei due centesimi, quella di ieri era una finta deadline, non è di questo che voglio parlarvi, oggi.