Proprio l’altro giorno, con Michele Boldrin, ci chiedevamo quali fossero le fonti di ispirazione dello stralunato discorso del premier Giuseppe Conte a Davos, in particolare del passaggio dove lamentava la pazienza degli italiani verso l’ordine liberal-democratico (bontà sua e nostra). Ora, grazie alla segnalazione di un fedele lettore, abbiamo un’ipotesi di chiave di lettura.

La surreale idea di nazionalizzare l’istituto genovese e fonderlo con MPS dovrebbe servire a sconfiggere il rischio di credito

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dalla grandinata di bellicose dichiarazioni politiche sulla vicenda del salvataggio di Carige, spicca la persistente suggestione a creare una “banca d’investimento dello stato”, in grado di “prestare ad imprese e cittadini”. Magari attraverso la fusione con MPS.

Ieri la Cassa Depositi e Prestiti ha presentato il proprio piano industriale triennale, 2019-2021. Avremo tempo e modo di valutarlo, anche perché da quel piano non paiono essere esplicitate ipotesi di redditività. Quello che invece vorrei segnalarvi è che oggi il prestigioso vicepremier e bisministro, Luigi Di Maio, nel corso di una delle sue famigerate “dirette Facebook”, ha pensato bene di spiegare al Popolo sovrano e manovrato alcuni dettagli del piano industriale. Ovviamente con esiti comici, almeno per chi ancora riesce a ridere per gli sfondoni di questa gente.

Prendete il video qui sotto. Guardatelo ed ascoltatelo. In esso troverete un celebre giornalista televisivo che pone domande al primo ministro di un paese del G7. Sono domande complessivamente miti, con qualche necessaria reiterazione (sempre assai poco assertiva) di fronte a palesi reticenze dell’intervistato, che spesso agisce per alimentare i più frusti luoghi comuni sulla professione di avvocato in questo paese, con una retorica ampollosa.

C’è soprattutto un episodio, della meravigliosa serie tv Ai confini della realtà, che mi risuona dentro. Si tratta di “I mostri di Maple Street“, che è l’episodio 22 della stagione 1, andato in onda per la prima volta negli Stati Uniti il 4 marzo 1960. E mai come in questo periodo mi risuona.

  • Lo spread si allarga, i patrioti comprano, il cappio si stringe;
  • L’uomo che vuole promuovere il Made in Italy a colpi di dazi è anche il cantore del mecenatismo di Stato mediante reddito di cittadinanza, per scoprire il nuovo Michelangelo tra mille fannulloni;
  • Per le banche italiane si annuncia un periodo di robusti aumenti del costo della raccolta; per il Paese significa una bella stretta creditizia, in larga misura Made in Italy;
  • La sapete quella del tizio che prende il porto d’armi per legittima difesa e poi si fa ammazzare con la sua stessa arma?
  • Giggino batte e ribatte i piedini col ricalcolo delle “pensioni d’oro”. Anche nell’improbabile assenza di grandinate di ricorsi, che arriveranno alla Consulta e vinceranno, ci saranno solo pochi spiccioli;
  • Che fare nel caso in cui dal ricalcolo delle “pensioni d’oro”, ammesso che la Consulta non lo vieti, arrivassero solo pochi spiccioli? Nessun problema, ecco la proposta di un contributo di solidarietà erga omnes, per fare cassa;
  • Chissà di che paese si trattava;
  • Nella patria dello slow food e della slow growth;
  • Di antimateria, metafisica e linee aeree;
  • In caso aveste intenzione di uscire all’incirca dall’euro, potete chiedere a Mr.Joe, che all’incirca sa come fare;

di Massimo Famularo

Egregio Titolare,

a parziale integrazione dell’opera meritoria già svolta su questi pixel nell’evidenziare come la mirabolante proposta pubblicizzata sul principale quotidiano nazionale da una nota giornalista altro non sia che una becera mutualizzazione del debito, mi permetto di sottolineare alcune descrizioni fortemente fuorvianti e alcune falsità che sostanziano un caso di vera e propria disinformazione.