Il vizio della memoria:

Ma da lì [dalla Leopolda, ndPh.] sono emerse alcune indicazioni di quello che sarà (o potrebbe essere) il programma di Renzi. Ad esempio il discorso del finanziere Davide Serra (epurato dagli aspetti più polemici) ha messo l’accento sulle pensioni. Soprattutto di chi domani probabilmente non l’avrà.

E qui la proposta di Renzi (e del suo deputato e consigliere economico Yoram Gutgeld) prevede un contributo di solidarietà dalle cosiddette «pensioni d’oro». Cioè da chi è andato in pensione col sistema retributivo. Un modo per coprire la disparità con chi oggi è destinato ad andare in pensione oltre i 65 anni e con un sistema totalmente contributivo. (l’Unità, 28 ottobre 2013)

Poiché in questo periodo storico il tema del ridisegno dei meccanismi di welfare e della loro “universalizzazione” in tempo di crisi fiscale in Italia è divenuto vieppiù acuto, ecco una storia assai poco edificante ma paradigmatica del perché questo paese si è sin qui mostrato geneticamente incapace di darsi una missione per il proprio futuro di comunità e di perseguirla evitando porcate che sono il segno distintivo di uno stato fallito.

L’intervista di ieri al Corriere del neo presidente dell’Inps, Tito Boeri, sul futuro della previdenza italiana, ed alcune note criticità del nostro sistema pensionistico, soprattutto quelle causate dalla riforma Fornero, confermano che il dibattito sta inesorabilmente spostandosi verso un esito che segnerebbe l’equivalente della rivoluzione copernicana nei salvataggi bancari: cioè oneri in capo non più ai contribuenti ma ai diretti interessati. Vediamo perché.

Non c’è solo un problema di (in)capacità dei media a leggere le statistiche economiche; c’è anche e soprattutto un problema di qualità delle statistiche prodotte dalle agenzie pubbliche. Ad esempio dell’Inps, che non fornisce tempestivamente i dati disaggregati tra le ore di cassa integrazione autorizzate e quelle utilizzate. Queste ultime, peraltro continuano a far segnare nuovi massimi assoluti, mentre l’equivalente grandezza tedesca è oggi al 20 per cento del picco toccato durante la crisi.

A Ballarò, Maurizio Lupi polemizza con Tito Boeri utilizzando argomentazioni robustissime: “professore, ma dove ha letto queste cose, su Topolino?” Poi si lancia in una imbarazzante concione su tutti gli organismi internazionali che avrebbero espresso giudizi lusinghieri sul nostro paese. A noi non ne vengono in mente (anzi), se non (forse) il fantasmatico CLI dell’Ocse, che come sappiamo è poco più di un’ombra sulla caverna.