Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il tesoretto di salvaguardia del governo Ponzi

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Riassunto delle puntate precedenti: il DEF è online e lotta assieme a noi. Nel frattempo, il premier ha avuto uno dei suoi caratteristici colpi d’ala, ed ha “trovato” un importo di 1,6 miliardi di euro da spendere “nelle prossime settimane”, verosimilmente per il welfare, nello specifico pare a favore delle “classi meno abbienti”. Nel frattempo, nel paese dove i crediti d’imposta fioriscono in ogni stagione, spunta come funghi anche l'”antimateria” di tali crediti: le clausole di salvaguardia. Tutto si tiene, lo sapevate?

La vicenda del “tesoretto che non si chiama tesoretto ma anche si” è ormai nota. il deficit-Pil per il 2015 doveva essere in origine il 2,5%. Renzi si è accorto che l’atmosfera non è poi così elettrizzata, che forse poco e nulla si muove sotto la crosta della propaganda, che forse i sondaggi non sono così eclatanti, che serve tenere a bordo la sinistra Pd che gli sta creando qualche grattacapo di troppo, ed ha quindi deciso di creare dal nulla (out of thin air, come dicono assai efficacemente gli americani) un po’ di caramelle risorse, da lanciare sull’umanità dolente in prossimità delle prossime elezioni amministrative, che a fine maggio interesseranno ben 17 milioni di italiani.

Il modo in cui l’operazione è stata congegnata è disarmante: il deficit-Pil, previsto quest’anno al 2,5% viene innalzato con un tratto di penna al 2,6%. Il risultato, moltiplicato per un Pil di poco più di 1.600 miliardi, sono per l’appunto 1,6 miliardi di caramelle. Questa operazione farebbe impallidire i banchieri centrali che da anni “stampano” moneta con i vari easing quantitativi. Si prendono due dati, scritti sul vapore acqueo, e si martellano sino al raggiungimento dell’obiettivo. Sin qui, pratiche vecchie come il mondo, in tutto il mondo.

Quello che invece è esilarante è l’aver scoperto che, nel decreto legislativo sul riordino dei contratti, la Ragioneria Generale dello Stato ha chiesto ed ottenuto l’inserimento di una clausola di salvaguardia (eccola là), nell’ipotesi in cui il fabbisogno di risorse per la decontribuzione dei contratti a tempo indeterminato stipulati quest’anno eccedesse la somma di 1,886 miliardi appostati dall’esecutivo. Ciò potrebbe accadere, ad esempio, in caso vi fossero trasformazioni di massa da contratti di collaborazione (che pagano robusti contributi, anche nell’intorno del 30%) rispetto alle stime dal governo (37.000 trasformazioni originarie più altre 20.000 aggiuntive, con retribuzione media stimata di 15.000 euro). In tal caso, il ministero dell’Economia provvederà «all’introduzione di un contributo aggiuntivo di solidarietà a favore delle gestioni previdenziali a carico dei datori di lavoro del settore privato e dei lavoratori autonomi»

Il che vuol dire che si pagheranno contributi (però “di solidarietà”, sia chiaro) per avere un taglio di contributi. Ora, speriamo tutti che le cose non andranno così, che quei fondi si troveranno, eccetera. Ma l’effetto straniante è che da un lato abbiamo un DEF che crea dal nulla 1,6 miliardi di mance elettorali, dall’altro abbiamo una clausola di salvaguardia su una decontribuzione. Certo, se riflettiamo sul fatto che i collaboratori in monocommittenza (quelli che hanno caratteristiche di operatività non distanti dalla subordinazione) in Italia sarebbero circa 370.000, si coglie il potenziale di emicrania per i conti pubblici.

A proposito di coperture ballerine e clausole di salvaguardia di vario tipo, ci preme segnalarvi che ne esiste anche una relativa alla Nuova Aspi, l’indennità di disoccupazione “universale”, che dovrebbe erogare il relativo assegno fino ad un massimo di metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni (quindi, con un complesso algoritmo, fino a due anni), ma che dal 2017 verrà ridotta ad un massimo di 18 mesi. Perché non c’era la copertura, ça va sans dire.

Però abbiamo appena creato un “tesoretto” con cui far salivare la sinistra Pd e quella sociale, giusto? Il timore è che Renzi finisca a far rima con Ponzi.

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