L’affare del secolo

Il Tesoro statunitense convertirà in azioni ordinarie fino a 25 miliardi di dollari del suo investimento di azioni privilegiate in Citigroup. La conversione avverrà “dollaro per dollaro” con quella di investitori privati, inclusi alcuni fondi sovrani esteri (che privati non sono, ma prendiamola come prima approssimazione).

Per riepilogare: l’ex Segretario al Tesoro, Hank Paulson, ha acquistato il 7,8 per cento del capitale di Citigroup, sotto forma di preferred shares, al prezzo di 25 miliardi di dollari. Poi ha concesso una garanzia federale sul 90 per cento delle perdite future a cui Citi può incorrere su 301 miliardi di dollari di attivi. Poi, altra iniezione di 20 miliardi di dollari.

All’epoca di questo “investimento” (sembrano passati anni, anziché mesi), Citi capitalizzava circa 50 miliardi di dollari. Oggi vale circa 12 miliardi. Quindi, per circa il 100 per cento del valore di mercato di Citigroup, più garanzie per circa il 500 per cento del suo valore (il 90 per cento di 301 miliardi), il contribuente americano ha avuto meno del 10 per cento di una società che in totale valeva un quinto dell’investimento pubblico in essa.  Gli originari 45 miliardi di dollari di investimento valevano (ieri) meno di un miliardo di dollari. Oggi, sono state convertite in azioni ordinarie delle azioni privilegiate ormai prive di valore. L’operazione non comporta esborso aggiuntivo di fondi pubblici, ma rafforzerà il Tangible Common Equity, almeno fino alle prossime svalutazioni. Ovviamente (ma non per tutti) il forte ribasso delle quotazioni odierne di Citi è il risultato della diluizione degli azionisti ordinari, che avverrà nella misura del 74 per cento. Il Tesoro invita poi Citi a modificare il consiglio di amministrazione, in modo da avere una maggioranza di consiglieri indipendenti.

E andiamo avanti.