Contrordine, bancari

La Fisac-Cgil ha ritirato la firma dall’accordo con la Banca del credito cooperativo di Roma sulla possibilità di uscita dal lavoro dei dipendenti più anziani lasciando il posto a un parente fino a terzo grado. Lo riferisce il segretario generale dell’organizzazione, Domenico Moccia, spiegando che si ritira il consenso solo nella parte sullo scambio generazionale ma non sul resto dell’accordo.

Pare che le sigle sindacali non avessero ben chiaro cosa c’è scritto nel contratto nazionale delle Bcc:

Con l’occasione, si rammenta che il Contratto collettivo nazionale di Lavoro prevede che presso le Banche di Credito Cooperativo non possono essere assunte persone che abbiano rapporti coniugali o di parentela o di affinità, entro il terzo grado compreso, con il personale dipendente e/o con membri del consiglio di amministrazione o del collegio sindacale. Una norma, quindi, di assoluta trasparenza.

E dopo questa benvenuta resipiscenza, un plauso alla chiusa del comunicato stampa della Fisac:

La FISAC/CGIL prosegue, a tutti i livelli, nel suo primario impegno, volto a favorire la creazione di solide e valide opportunità di lavoro per i giovani e i disoccupati, senza escludere e senza privilegiare alcuno.

A volte anche i luoghi comuni possono essere smentiti. Per una volta, quindi, diamo merito ad un’organizzazione sindacale (la Cgil) spesso indicata come “conservatrice” da quegli stessi cocoriti che sono profumatamente pagati per scrivere comunicati a ciclostile, nei quali spesso si esibiscono nella difesa di pratiche corporative e di cristallizzazione sociale ancor peggiori di questa.

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