La dura vita del portavoce

Chi ha qualche anno sulle spalle ricorda ancora in modo vivido, durante la stagione politica di Bettino Craxi, il fondamentale ruolo ricoperto da Ugo Intini: quello del portavoce. Intini era quotidianamente impegnato a bacchettare i comunisti, le loro campagne di odio e di character assassination, la loro incapacità a capire come si era evoluta la società italiana, la modernità, la sintonia con la gente e così via. Oggi, a un quarto di secolo di distanza, l’eredità di Intini sembra essere stata raccolta da Daniele Capezzone.

Alcuni aspetti del lavoro dell’ex enfant prodige radicale sono piuttosto agevoli: ad esempio, dettare alle agenzie, con cadenza almeno quotidiana che il Partito democratico è al traino di Di Pietro, che è un’accozzaglia di riottosi forcaioli, che non ha le idee chiare, che non è al passo coi tempi, non ha il polso del paese, e tutte le altre frasi copiate quasi pedissequamente dal bigino intiniano. Ma è quando si arriva all’economia che il fondatore della meteorica Decidere.net (la liana che gli ha consentito di balzare da una coalizione all’altra) incontra le maggiori difficoltà. Si, perché ogni volta che nella mente del premier passa l’idea di tagliare una tassa, una qualsiasi, Capezzone si esibisce nella disciplina in cui eccelle, il lancio dell’Ansa.

Già nella scorsa legislatura il Nostro era radicalmente decisionista, oltre che un entusiasta supply-sider, come si evince da questa cronaca Ansa del 6 settembre 2007, Prodi regnante:

Non si può puntare a riduzioni minime ma servono “tagli consistenti delle tasse” per far fronte soprattutto alla possibile frenata della crescita segnalata dalle ultime stime dell’Ocse. L’ha sostenuto Daniele Capezzone, presidente della commissione Attività Produttive della Camera, presentando a Cagliari il suo nuovo network “Decidere.net”. “Varie personalità del Governo – ha spiegato l’esponente radicale – pensano a riduzioni minime, mentre servono misure significative in tale campo”.

Il centrosinistra non diede seguito alle richieste capezzoniane, ed il nostro eroe migrò nel Popolo della Libertà. Da dove, nella per lui assai congeniale veste di portavoce, ad ogni stormir d’imposta è pronto a tirar fuori l’abito buono per la Storia. Come in occasione dell’ipotesi di intervento sull’Irap dello scorso autunno, vagheggiato dal premier e prontamente ripreso dai giornali, sempre pronti a fornire il proprio contributo alla deforestazione. Il 22 ottobre scorso Capezzone era al solito impegnato a mazzolare i miscredenti del Pd:

«E’ francamente lunare l’atteggiamento del Pd, che riesce ad attaccare il Governo perfino dinanzi al preannuncio di un taglio fiscale importante, come quello fatto dal presidente Berlusconi a proposito dell’Irap”. Lo afferma Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Libertà. “Forse il Pd pensa che gli italiani abbiano nostalgia di Visco e Prodi, e dei loro aumenti fiscali effettuati – peraltro- in una fase positiva dell’economia mondiale, e quindi facendo sciupare all’Italia un’occasione di crescita?»

Poi, purtroppo, del carsico taglio Irap non si seppe più nulla. E veniamo ai primi giorni del 2010, quelli della riforma fiscale e, a tendere (o attendere?) della riduzione delle aliquote. Immediatamente dopo l’annuncio, Capezzone è già intento ad intimare al Pd di arrendersi di fronte alla Storia:

«Quando giungerà a compimento, la riforma fiscale delineata dal presidente Berlusconi rappresenterà un evento storico per le famiglie e le imprese e segnerà un nuovo rapporto, più limpido, meno vessatorio, tra stato e cittadino. Due aliquote, grande semplificazione, riduzione del carico fiscale e del peso dello stato nelle tasche e nella vita dei cittadini: insieme alla riforma liberale della giustizia e ad un cambiamento istituzionale che rafforzi il ruolo del governo la riforma fiscale sarà un fatto epocale. Le opposizioni farebbero bene a convergere e a prendere atto di quanto una simile trasformazione incontrerà il favore dei cittadini»

Purtroppo nei giorni successivi il premier in persona ci ha significato che non è possibile ridurre le imposte, perché siamo in crisi, confermando quindi che la medesima non è una somatizzazione, contrariamente a quanto affermato negli ultimi due anni. A questo punto, mettetevi nei panni del buon Capezzone: che diavolo si può dettare alle agenzie, per timbrare il cartellino? Trovato: accusare lo sciagurato governo Prodi-Visco. Per il passato:

«Presi dalla foga della polemica quotidiana, gli esponenti della sinistra devono essersi convinti che gli italiani abbiano dimenticato Prodi e Visco. Ma si sbagliano. Gli elettori non hanno dimenticato che, in un momento favorevole dell’economia mondiale, Prodi e Visco sciuparono tutto aumentando le tasse a tutti, contribuendo così a bloccare la crescita. Pensare che i cittadini abbiano dimenticato quella triste stagione di salasso fiscale è un colossale errore politico» (Ansa, 14 gennaio 2010)

Quanto afferma Capezzone sul governo Prodi è innegabilmente vero: si è trattato di uno dei peggiori governi in un arco temporale così ristretto di operatività. E’ riuscito a gettare nello sciacquone la maggiore crescita economica degli ultimi lustri, non ha effettuato riforme di struttura, ha puntato tutto sul tassa e spendi. Bene, ma che c’entra con la ultraquindicennale promessa berlusconiana sul taglio delle tasse? Ve lo diciamo noi: nulla.

E diciamo da tempo anche un’altra cosa: la vera sciagura di questo paese è il raffronto in termini relativi tra le due coalizioni. Tutto il dibattito pubblico di cartapesta che esiste in Italia, dalla buvette di Montecitorio al bar di periferia, verte sulla magica frase:

«E loro, allora?»

Ecco, questo è il modo migliore per impiccarsi. Occorre alzare l’asticella, cari cittadini e concittadini. Non dire “E Prodi/Berlusconi, allora?”, ma dire piuttosto “perché abbiamo un bipolarismo caricaturale che da un ventennio non riesce a riformare alcunché?”. Intendiamoci: nessuno chiede tanto a Capezzone. Lui fa il portavoce, una professione post-industriale e post-moderna, e lo fa anche bene, nel suo piccolo. Occorre che ognuno di noi elettori lo chieda a se stesso. Diversamente, il compito di maghi ed illusionisti resterà agevole, fino all’implosione finale.

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