Macromonitor – 19/6/2011

Mercati azionari che tentano di stabilizzarsi, dopo molte settimane; spread di credito più larghi, in particolare sugli high-yield. Materie prime in flessione e lieve recupero dei mercati obbligazionari.

Il flusso di notizie giunte in settimana appare nel complesso neutrale, il che segna già un miglioramento rispetto al recente passato. I dati di attività industriale suggeriscono che la flessione della produzione industriale potrebbe essere prossima all’esaurimento. I dati cinesi di vendite al dettaglio e produzione industriale sono compatibili con un quadro di soft landing, quelli giapponesi con un rimbalzo dei livelli di attività post-tsunami, quelli statunitensi sono più contrastati ma nel complesso compatibili con una crescita del 3 per cento nel secondo semestre.

Sul piano tecnico, i mercati azionari ed obbligazionari mostrano segni di resistenza al ribasso di prezzi e rendimenti, rispettivamente. Ciò potrebbe segnalare la prossima fine della correzione nei mercati rischiosi, ma necessitano conferme da flussi, posizioni e fondamentali. Riguardo i primi, negli Stati Uniti si segnalano significative vendite da parte di asset manager ed investitori retail, ma molto poche da parte degli hedge fund, che potrebbero essere gli ultimi colpiti dalla capitolazione o la base per un rimbalzo.

Oltre al supporto di flussi e posizioni, ai mercati servono anche favorevoli dati economici e decisioni di policy costruttive. Tra i primi, come detto, si coglie il probabile inizio di una ripresa dell’attività manifatturiera globale. Molto più importanti appaiono le decisioni della Ue sulla Grecia, dove ci attende ulteriore supporto, per impedire che la situazione precipiti verso esiti di default disordinato, magari innescato da moti di piazza e caduta del governo Papandreou, con eventuali esiti caotici post elettorali.

Sul reddito fisso, mercati nel complesso stabili, dopo la volatilità della scorsa settimana. Il rischio-Grecia continua ad incombere sui mercati, spingendo al rialzo misure tipiche di rischio sistemico, quali gli spread di mercato monetario e degli swap, anche dopo il dietrofront tedesco sull’obbligatorietà di coinvolgimento del settore privato nel rinnovo dei titoli greci in scadenza. I mercati restano prezzati come media di un esito binario – un default disordinato della Grecia da un lato, e nuove misure di sostegno funzionali a prendere tempo, dall’altro. Nuovi aiuti internazionali spingerebbero gli spread al ribasso ed i rendimenti dei Bund al rialzo, ma la volatilità nel breve termine è pressoché certa.

Sui mercati azionari, il protratto momento ribassista si è interrotto questa settimana, impedendo negli Stati Uniti la rottura dei minini dello scorso 16 marzo, che avrebbe avuto ulteriori riflessi negativi, sul piano tecnico. L’attesa è per l’indice globale dei direttori acquisti di giugno, che sarà comunicato l’1 luglio. Una inversione nell’andamento del rapporto ordini-scorte darebbe argomenti all’ipotesi di fine del rallentamento manifatturiero, e rovescerebbe i suggerimenti tattici che tuttora privilegiano i difensivi ai ciclici. Le banche statunitensi iniziano a sovraperformare il mercato, per effetto delle ipotesi di limitazione al 2,5 per cento del sovrappiù di capitale che verrebbe richiesto (in aggiunta al Tier 1 al 7 per cento previsto da Basilea III) agli istituti sistemicamente rilevanti.

Sul mercato dei prodotti a spread, sostanziale allargamento degli high-yield, che sono l’asset class più largamente detenuta e potrebbero quindi soffrire ulteriormente.

Sul mercato dei cambi, l’evoluzione dell’euro-dollaro appare dipendente dall’esito della vicenda greca. Un mix di nuovi fondi di sostegno internazionale alla Grecia (dandone per scontata la ristrutturazione del debito) ed il conseguimento dei target fiscali da parte europea spingerebbero l’euro-dollaro al rialzo, tanto più se dovesse proseguire la mancanza di disciplina fiscale statunitense. Per contro, un default disordinato della Grecia, con l’effetto-domino sugli altri paesi dell’Eurozona, porterebbe ad un forte recupero del dollaro, anche come valuta rifugio nelle fasi di forte turbolenza internazionale. E’ probabile che le decisioni che vanno delineandosi (nuovi fondi pubblici internazionali, temporanea esclusione dei privati dalla ristrutturazione del debito) consentiranno di rinviare la resa dei conti all’autunno-inverno di quest’anno.

Le materie prime sono in calo nella settimana del 4 per cento, espresso in dollari, per effetto della forte correzione di energia ed agricoltura. La perdita del greggio libico ha causato condizioni molto strette sui mercati europei, esacerbate da blocchi di produzione nel Mare del Nord che hanno spinto il Brent a nuovi massimi post-recessione. La peculiarità delle condizioni del mercato europeo si rintraccia anche negli inusualmente elevati differenziali tra Brent ed altri benchmark regionali (WTI, Dubai), in minima parte corretti la settimana scorsa.

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