Guerra calda

Il fattoide del giorno è offerto dal sito della NPR:

Importo che l’esercito statunitense spende ogni anno in condizionamento dell’aria in Iraq ed Afghanistan: 20,2 miliardi di dollari.

E’ più del bilancio della NASA. E’ più di quanto BP ha pagato sinora per i danni causati dalla fuoriuscita di greggio nel Golfo del Messico. E’ quanto il G-8 si è impegnato a donare per alimentare le nuove democrazie in Egitto e Tunisia.

L’articolo prosegue spiegando perché è così problematico e costoso rifornire di combustibile zone impervie e climaticamente estreme come quelle in cui sono impegnati gli Usa. Interessante anche la considerazione sul profilo di costo delle missioni estere, centrato su enormi volumi di costi fissi non recuperabili (sunk cost), quali quelli relativi alla costruzione di basi militari ed infrastrutture, che verranno cedute ai governi locali per cifre simboliche o addirittura donati, anche se forse qui occorrerebbe considerare anche benefit collaterali, come l’accesso a concessioni petrolifere nel caso dell’Iraq. Considerando che la spesa per la Difesa resta un enorme serbatoio per la ricerca, lo sviluppo di tecnologie “verdi” potrebbe giovarsene.

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