Una voce dal passato

Ricordate la vicenda del blog economico-finanziario de il Foglio, 2+2, sparito dalla sera alla mattina senza lasciare alone, manco fosse rimasto vittima di un detersivo di marca, dopo un post su Marco Milanese? E ricordate che quello stesso detersivo-smacchiatore fece sparire anche il copiaincolla di quel post dal sito Dagospia? All’epoca ci domandammo (e domandammo a Dago, senza risposta) se fossimo incappati nella nascita live di uno dei tanti buchi neri di un paese fatto di un’antimateria sempre più spesso avvolta da colibatteri fecali?

In caso non lo ricordaste, ve lo ricordiamo noi, nel giorno in cui Giulio Tremonti perde il suo più stretto collaboratore a via XX Settembre. Si intitolava, “Tremonti, tre domande per zero risposte“:

Prima domanda che circola in ambienti del Ministero del Tesoro: per quale ragione Marco Milanese, che al Ministero dell’Economia arrivò come aiutante di campo (e dunque con compiti prevalentemente logistici, tanto che i vecchi democristiani solevano chiamare gli aiutanti di campo “caposcorta”), ha goduto di così ampia fiducia da parte di Giulio Tremonti, noto agli ambienti per diffidare di chiunque e forse anche di se stesso?

Seconda domanda che attanaglia gli esperti di comunicazione: per quale ragione il ministro Tremonti, grande “rottamatore” di portavoce, non ha mai chiesto un passo indietro a Milanese, il che lo espone a continui bombardamenti mediatici in una fase delicatissima come quella delle nomine?

Terza domanda che si mormora nel Pdl: per quale ragione Tremonti, che da tempo – parole sue – non è più un tecnico bensì un politico con grande abilità da statista, ha appaltato i rapporti con il Parlamento e i partiti a Milanese?

Ah, saperlo.

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