Macromonitor – 29/9/2013

Una settimana dopo la decisione della Fed di non avviare da subito il tapering, il mercato continua a riflettere sugli scenari, ancora senza un chiaro consenso emergente.

Ad esempio, sulla credibilità della Fed si fronteggiano due schieramenti: chi sostiene che essa sia stata danneggiata dalle ultime vicende e chi sostiene che nulla è realmente cambiato. L’obiettivo di una banca centrale, soprattutto se attiva in misure non convenzionali, dovrebbe comunque restare quello di mantenersi flessibile rispetto alla incertezza macroeconomica. Diversamente, l’adozione di regole rigide ed impermeabili alla realtà finirebbe col creare rigidità aggiuntive. E’ probabile che la Fed abbia effettivamente un problema di comunicazione, ma la focalizzazione su una molteplicità di parametri economici e non sul solo tasso di disoccupazione tende a migliorare la flessibilità della Fed e, in prospettiva, la credibilità della banca centrale.

Riguardo le altre grandi aree economiche del pianeta, la Cina appare essersi stabilizzata e mostra segni di ripresa, anche se al momento la dinamica appare legata più all’inseguimento della ripresa della manifattura globale, mentre restano intatti problemi quali l’eccesso di indebitamento e gli squilibri ampi e persistenti del mercato immobiliare, senza contare l’esigenza di orientare il modello di sviluppo del paese al consumo domestico. Il tutto entro un quadro demografico che resta sfavorevole. Anche in Eurozona si notano evidenze di ripresa, anche se continuano a latitare segni di riforme vere, istituzionali o dal lato dell’offerta, tali da porre quindi le condizioni per la crescita di lungo termine.

Negli Stati Uniti si ripropone lo stallo sull’aumento del tetto legale del debito federale, in un contesto di crescente acrimonia tra le parti e con i leader congressuali che paiono aver perso il controllo dei rispettivi partiti. Allo stato, è probabile solo una misura di breve termine che scongiuri il blocco del governo federale, ma la ormai completa scomparsa di volontà di compromesso appare preoccupante.

La decisione di rinvio del tapering da parte della Fed ha rivitalizzato alcuni segmenti del mercato obbligazionario, quali quelli ad alto rendimento, emergenti e della periferia dell’Eurozona. Il mercato azionario continua a mostrare maggior valore, anche se in termini relativi. Riguardo la crescita economica globale, dopo la marcata debolezza del primo trimestre, siamo ora tornati intorno al potenziale, ma senza spunti che possano giustificare ottimismo sulla creazione di occupazione o sul miglioramento sensibile delle posizioni fiscali dei singoli paesi.

Sul mercato dei titoli di stato, la settimana ha visto un rally speculare alla debolezza dell’azionario, oltre a continue ricoperture indotte dalla non-decisione della Fed di settimana scorsa. Nel frattempo, si inizia a disegnare scenari sul rischio di blocco del governo federale statunitense, a seguito dello stallo sull’aumento del tetto legale del debito federale, che i Repubblicani legano al negoziato sul bilancio annuale.

Sul mercato azionario si è verificato un ritracciamento delle quotazioni, con l’emergere dei timori sul debito federale statunitense. L’azionario emergente continua ad essere beneficiato da flussi di capitali in ingresso, in parallelo a quelli sull’obbligazionario. Per ora si tratta di fondi soprattutto orientati al breve termine ma, se la stabilizzazione macroeconomica dovesse affermarsi, è probabile che vedremmo il reingresso anche di investitori istituzionali stabili.

Sul mercato delle obbligazioni a spread, in settimana è proseguito il restringimento, che ha beneficiato sopratutto i settori più penalizzati durante l’estate, quali emergenti e high yield statunitense. La sorpresa della Fed ha tuttavia rivitalizzato anche il mercato primario del comparto investment grade. Malgrado i forti volumi di nuove emissioni, anche qui gli spread hanno mostrato un restringimento.

Sul mercato dei cambi, malgrado le molte recenti notizie, pare prevalere la quiete. La volatilità è infatti in calo, il dollaro si rafforza marginalmente verso yen e sterlina, mentre i volumi scambiati appaiono bassi, anche rispetto alla stagionalità ed alla attuale fase del ciclo economico. Il cross contro euro sta avvicinandosi ai massimi dell’anno, ed è verosimile che parte di questo movimento sia imputabile allo stallo di Washington su debito e bilancio federale, se il passato è di qualche insegnamento.

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