Le idee dirompenti del Feldmaresciallo llly

Oggi su la Stampa compare una intervista di Francesco Spini a Riccardo Illy, già sindaco di Trieste (e poi governatore della Regione Fiuli Venezia Giulia) in quota progressista e presidente dell’omonimo gruppo alimentare. L’effetto che si ricava dalle parole di Illy ricorda molto le recriminazioni di anziani signori seduti sulle panchine del parco. Le “ricette” per uscire dalla crisi confermano invece che uno dei maggiori problemi di questo paese è rappresentato dalla “visione” di molti suoi imprenditori di successo, appena escono dai confini della propria impresa.

Si parte subito con la constatazione di Illy che, se i giovani non lavorano è colpa loro (perché non si sono ancora trasferiti all’estero, ergo sono dei fannulloni e lui li smaschera con questo test), ma anche delle famiglie che li tengono nell’ovatta. Peraltro, deve essere un’epidemia su scala europea di smidollatezza (si dirà così?), vista la tragica portata del fenomeno.

«Troppa protezione. Conosco genitori che hanno preferito tenere a casa i figli pasticcieri o camerieri piuttosto che farli alzare alle cinque ogni mattina o farli stancare troppo. Per non parlare dei “neet”, quelli che non studiano e non lavorano. Il problema va affrontato con nonni e genitori che li mantengono: un ragazzo che arriva a 30 anni senza aver studiato o lavorato ma chi lo assumerà mai?»

E non ci sono più le mezze stagioni. Che, posta in questi termini, è interessante perché suggerisce che l’imprenditore Illy è incline ad applicare uno stigma di nullafacente al “disoccupato giovane di lungo periodo”, foss’anche laureato. Mancano solo le imprecazioni contro i “capelloni drogati” e poi le abbiamo tutte. Ma cosa bisogna fare, quindi, per stimolare lo sviluppo dell’occupazione? Anche qui, Illy non ha dubbio alcuno, caro lei:

«Bisogna creare più occupazione sviluppando l’economia, cosa che finora è stata solo affermata, senza aver individuato modalità per farlo. Servono soluzioni dirompenti: il problema è la domanda insufficiente. Occorrono idee per rilanciarla, come creare degli obblighi per rilanciare gli investimenti. Due idee? Obbligare a sostituire le automobili più vetuste e inquinanti, costringere a ristrutturare le case meno efficienti dal punto di vista energetico per mantenere l’abitabilità»

Che il problema sia la domanda insufficiente il vostro titolare lo sospetta da tempo, al punto da essersi preso del keynesiano ed essere stato bocciato all’esame del sangue del “vero liberista da elezione e votato all’autodistruzione”. A noi verrebbe pure da suggerire ad Illy che, se manca la domanda, forse conviene stare un po’ più rilassati e concilianti prima di imprimere sui giovani il marchio a fuoco di fannullone e sulle famiglie quello di smidollate. Ma a parte ciò il decisionismo di Illy è davvero ammirevole. Per come si esprime, già lo vediamo mentre dirige personalmente, in mimetica ed insegne imperiali, le operazioni di demolizione delle abitazioni i cui proprietari non hanno voluto accettare la ristrutturazione energetica. O mentre guida il carro attrezzi che confisca l’auto “vetusta ed inquinante” al nullafacente neghittoso che non ha reperito i soldi per comprarsene una nuova.

Forse Illy ritiene che queste due “idee dirompenti” necessitino di confortevoli contributi pubblici, forse perché non gli è ancora giunta notizia che viviamo una grama epoca di ristrettezze economiche. Però forse abbiamo problemi di sviluppo dell’occupazione non solo a causa della gracile domanda, che verrà gestita secondo le “idee dirompenti” di Illy, ma anche a causa dell’eccesso di “garantismo occupazionale”. E quindi, ecco risolto anche questo problema:

«Occorre una vera rivoluzione. Mentre siamo ancora lì a parlare di Articolo 18, non ci rendiamo conto che i nostri competitor sono la Cina e gli Usa, dove qualunque impresa assume o licenzia quando vuole»
Via l’Articolo 18, dunque?
«Va superato e sostituito con misure di flexsecurity sul modello danese. Per difendere quella che è ormai una minoranza di lavoratori a tempo indeterminato, stiamo rinunciando a migliaia di assunzioni. Ci sono poi istituti antiquati come il Tfr, o la pensione di reversibilità, che pure entra nel costo del lavoro: se la donna lavora non ha più senso»

Qui non tutto ci è chiaro: se i lavoratori a tempo indeterminato sono una minoranza significa che, in un modo o nell’altro, il problema delle rigidità è stato bypassato, sia pure nel peggiore dei modi possibili. Tralasciamo la canzoncina sulla “flexsecurity sul modello danese”: oltre a costare un pacco di soldi susciterebbe moti di sdegno nell’austroungarico Illy, che troverebbe modo di prendersela coi fannulloni che stanno a casa senza accettare le offerte di lavoro dell’agenzia di collocamento, anche quando le medesime mancano per manifesta mancanza di domanda. Ah no, scusate, la domanda l’avevamo già recuperata con l’obbligo di rottamazione delle auto e di efficientamento energetico delle abitazioni.

Quanto alla pensione di reversibilità, visto che statisticamente sono pochi i casi di premorienza di uno dei coniugi in età lavorativa, dubitiamo vi sarebbero forti risparmi. E peraltro Illy dovrebbe sapere che, da quasi vent’anni, sono previste decurtazioni alla pensione di reversibilità quando il coniuge superstite possiede altri redditi. Quanto invece alla reversibilità a beneficio di soggetti non più in età lavorativa, anche qui operano elementi frenanti della spesa visto che, quando il titolare di un assegno sociale o pensione sociale diventa titolare di reversibilità, perde contestualmente il diritto a dette prestazioni di natura assistenziale, che pertanto vengono revocate dalla data di decorrenza della nuova pensione, anche se a carico di Ente diverso dall’Inps.

A noi questa intervista di Illy ricorda molto un telefilm demenzial-satirico americano degli anni ruggenti di Ronald Reagan. Si chiamava “Sledge Hammer! (in Italia tradotta con l’improbabile titolo “Troppo forte”) ed il protagonista era un poliziotto palesemente e caricaturalmente reazionario. Che un giorno, trovandosi a passare ad una fermata d’autobus, apostrofò le persone in attesa sibilando: “andate a lavorare, fannulloni”. Preciso. Forse troppo caffè rende nervosi.

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