Ipotizziamo di avere un apriscatole

Intervista al Quotidiano Nazionale di Guido Tabellini. L’ex rettore della Bocconi, divenuto l’ultimo di una serie infinita di “consiglieri economici” del premier Matteo Renzi illustra, come del resto fa da qualche tempo, le sue ricette per uscire dalla crisi. Reprimete lo sbadiglio e la tentazione di cambiare canale e provate a proseguire la lettura.

Di elemento nuovo, nello scenario, abbiamo che Mario Draghi a Jackson Hole ha esplicitato che serve domanda ed offerta, cioè stimoli e riforme di struttura e che per i primi può esistere un menù, nazionale e comunitario. Premesso che attendiamo fiduciosi la risposta tedesca alla richiesta di fare deficit spending sino al limite consentito dai trattati europei (e dopo che gli imprenditori tedeschi hanno reagito con sdegno al “suggerimento” di Jens Weidmann di far crescere le retribuzioni del 3%), vediamo che dice e pensa Tabellini per il nostro paese.

Il primo punto è la reiterazione della svalutazione fiscale, a beneficio delle imprese e non dei consumi domestici, enfasi nostra:

«Bisogna sgravare il carico fiscale delle imprese, tagliando i contributi sociali, e coprire la perdita di gettito con un aumento delle aliquote Iva più basse e con dei tagli di spesa, in particolare sui sussidi statali ai trasporti locali e ferroviari. Un intervento di questo tipo aumenterebbe la competitività delle imprese italiane e allontanerebbe il rischio di deflazione, con un effetto netto positivo»

Qui c’è un problema, o meglio una serie di problemi. Tutta la manovra di copertura immaginata da Tabellini è fortemente regressiva, cioè danneggerebbe i redditi più bassi, sia in conseguenza della “rimodulazione” delle aliquote Iva che del taglio ai sussidi sui trasporti pubblici. Noi avremmo un’umile e modesta domanda, per Tabellini e non solo: come si concilierebbe una simile manovra con il precetto molto accademico di Draghi a Jackson Hole? In particolare quando il presidente della Bce afferma:

«[Questa strategia] potrebbe avere effetti positivi anche nel breve periodo se le imposte fossero ridotte nelle aree in cui il moltiplicatore fiscale di breve termine è più elevato, e le spese tagliate in aree improduttive dove il moltiplicatore è più basso»

Anche al netto della nota astrazione degli economisti, la proposta di Tabellini taglierebbe reddito disponibile a soggetti che hanno maggiori vincoli di liquidità, cioè che tendono a produrre effetti moltiplicativi maggiori. Ciò affosserebbe ulteriormente la domanda aggregata. Se solo ci si ricordasse quanto pesano le esportazioni sull’economia nazionale, e si comprendesse che l’evoluzione verso l’export e l’internazionalizzazione sono processi che richiedono prima di tutto un corretto approccio culturale, da sviluppare nel lungo periodo.

Andiamo oltre, e giungiamo alle riforme del mercato del lavoro. Qui Tabellini è molto netto:

«Qui bisognerebbe dare più spazio alla contrattazione aziendale, a discapito della contrattazione collettiva, e facilitare l’entrata dei giovani nel mercato del lavoro, concedendo più libertà di licenziare i neo-assunti. Basterebbe applicare lo schema del contratto a tutele progressive nella versione di Pietro Ichino. In questo modo si darebbe maggiore flessibilità al mercato del lavoro, senza danneggiare i salari»

Premesso che questa sarebbe l’unica riforma che ci permetterebbe di andare in Europa a chiedere contropartite robuste, non ci è chiaro cosa intenda Tabellini quando specifica che la sopraggiunta flessibilità “non danneggerebbe i salari”. Non ci vuole il Nobel per capire che l’eliminazione sostanziale della contrattazione collettiva nazionale porterebbe ad un calo robusto delle retribuzioni medie. E comunque, in un paese con un trend di disoccupazione come il nostro, il nostro destino resta quello.

In sintesi, quindi: Tabellini propone di affossare ulteriormente la domanda interna per generare una svalutazione fiscale, con una manovra regressiva. Bizzarro che arrivi anche ad esprimere una sorta di compiacimento per aver “allontanato il rischio di deflazione”. Certo, se allontani il rischio di deflazione con un aumento netto e ferocemente regressivo di imposte indirette, sorge il dubbio che tu sia il candidato naturale a succedere a Peter Sellers nel remake de “Il Dottor Stranamore“. Come che sia, Tabellini ha detto la sua, sia messo agli atti.

E già che ci siamo, mettiamo agli atti anche una sua frase che compendia in modo impeccabile la forma mentis prevalente negli economisti. Tabellini, prima di scegliere come second best il massacro regressivo che vi abbiamo testé illustrato, aveva indicato la via maestra per l’easing quantitativo e l’Eldorado:

«In teoria, la ricetta è abbastanza semplice: bisogna tagliare le tasse, finanziarsi con il debito e poi far acquistare il debito alla Banca centrale»

Ecco, in teoria. E’ quella che ci frega, al solito.

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