Tassati come non ci fosse domani (spoiler: non c’è)

Sia lode e plauso al governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, uno dei massimi specialisti italiani di porte girevoli, che ha fieramente mantenuto una promessa. L’Irap regionale non verrà aumentata. Tutto il resto, sì.

All’indomani della presentazione della legge di Stabilità, che colpiva le Regioni italiane per quattro miliardi di euro, Chiamparino aveva guidato la cosiddetta rivolta dei governatori, sostenendo che sarebbe stato impossibile non toccare sanità e trasporti, che prima dovevano fare sacrifici i ministeri, che Renzi doveva smetterla di esprimersi per battute e tweet, che lui aveva un astuto piano per ridurre i danni, eccetera. In particolare, Chiamparino aveva scolpito:

«Piuttosto che aumentare l’Irap, lascio l’incarico: aumentarla sarebbe dare un colpo mortale all’economia. Facciamo un ragionamento che sia ragionevole: non noi vogliamo succhiare sangue al contribuente»

A parte la pregevole ed un po’ dadaista ridondanza del “ragionamento ragionevole”, oggi possiamo dire che Chiamparino è uomo di parola, dote molto rara nella classe politica, non solo italiana. E così, per tappare un buco da 2,5 miliardi, arriva l’addizionale regionale Irpef viene portata al massimo del 3,3%. Con l’occasione, Chiamparino, da esponente di razza della sinistra italiana, ci comunica la soglia di reddito necessaria per essere definiti “ricchi”, almeno in Piemonte: 55.000 euro lordi annui, quella a partire da cui scatta la maxi Irpef. Ma la vera notizia è che, di fatto, gli “agiati” piemontesi partono da 28.000 lordi annui. Per loro è pronto un aumento dell’addizionale Irpef dello 0,44%.

Tra le altre misure del Chiampa, un aumento del 10% della tassa di circolazione per le auto sopra i 100 cavalli, altro evergreen della sinistra (e della destra sociale) di questo paese di termiti da rimborsi spese per vibratori posti a carico dei contribuenti. Il resto dalla delega sul “bollino blu” sugli impianti termici (che aumenterà, perché la sicurezza è tutto, nella vita). “Un piano serio per risanare i nostri conti”, lo ha definito il governatore. Bene che le aziende siano state risparmiate, quindi, detto senza ironia. Ci auguriamo che siano tutte aziende export-oriented, però, perché quelle che producono per l’interno avranno l’ennesimo, piccolo contraccolpo negativo dalla aumentata tassazione degli agiati e dei ricchi sopra i 28.000 ed i 55.000 euro. Ma sono dettagli.

Con questa misura, Chiamparino otterrà sicuramente il plauso del consigliere economico di Renzi, Yoram Gutgeld, che in una intervista a La Stampa ha confermato la variabile che toglie il sonno al nostro fattivo esecutivo:

«I numeri dicono che il risparmio degli italiani ha ripreso a salire. Questo significa che l’Italia non ha un problema di ricchezza, ma di fiducia»

Beh, si, di questo passo il risparmio degli italiani finirà tutto in tasse, quindi la situazione è eccellente. Con l’occasione volevamo segnalarvi una piccola perla di perversione linguistica del quotidiano più rappresentativo della regione tassata governata da Chiamparino. Quotidiano che, parlando della manovra, riesce a scrivere una cosa del genere:

«Chiamparino conta di risparmiare dall’aumento di tassazione cento milioni»

Neolingua  a parte, questa è la conferma definitiva che il maggior problema dell’Italia è il risparmio.

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