Sussidio a domicilio

E’ di ieri la notizia che Dino Boffo, l’ex direttore di Avvenire e di Tv2000, licenziato da quest’ultima lo scorso febbraio in modo non particolarmente consensuale, sarebbe stato riassunto con la bizzarra qualifica di “dipendente a casa”, senza obblighi di scrittura né vincoli di presenza in redazione, e resterà in questo magico stato di animazione sospesa e retribuita sino a maturazione della pensione. Dove sta il problema, direte voi?

Questa riassunzione sarebbe conseguenza di una clausola anti-licenziamento concordata da Boffo con la società controllante di Tv2000, e sarebbe una sorta di risarcimento morale dopo le dimissioni del giornalista dalla direzione di Avvenire, per i noti fatti. Boffo ha peraltro impugnato il licenziamento da Tv2000, per il quale è prevista udienza il prossimo febbraio.

Dove vogliamo arrivare? In fondo, una società (o un gruppo) privato possono spendere il loro denaro come preferiscono, dovendo rispondere solo ai propri azionisti. Verissimo, ma. Ma, considerando che Avvenire è la testata quotidiana italiana che riceve i maggiori sussidi pubblici all’editoria (avendo incassato per il 2012 la somma di circa 4,3 milioni di euro), forse un problema si pone. E risparmiateci la constatazione che la società che controlla Tv2000 è diversa dalla controllante di Avvenire, per favore.

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