Quando c’è la fiducia

Avvistato oggi, su Avvenire:

Filippo Taddei è il responsabile economico del Pd. Maneggia i dati sensibili, replica a chi si oppone e spesso si prende la responsabilità di indicare gli obiettivi di Renzi:
«Entro pochi anni l’Italia avrà una pressione fiscale sotto il 40 per cento. E nel 2016 recupereremo per intero la disoccupazione persa in 6 anni di crisi, andando anche oltre. Dal 2010 abbiamo perso circa 950mila posti di lavoro, negli ultimi 9 mesi ne abbiamo ripresi circa 325mila»

Ora, premesso che siamo ragionevolmente certi che Taddei non si occupa di schedature dei cittadini (cioè non “maneggia i dati sensibili”), e premesso pure che “recuperare la disoccupazione persa” pare frutto di fraintendimento dell’intervistatore, temiamo ci sia un errore nella trascrizione dell’intervista.

Limitiamoci alla occupazione persa, quindi. Davvero nel 2016 creeremo almeno 625mila posti di lavoro netti? Sicuri sicuri? Però è vero che siamo in un periodo di fiducia pressoché parossistica: il futuro è così luminoso che in Italia si registra un boom di vendite di occhiali da sole. Quindi nulla ci è precluso. Ad ogni buon conto, la Nota di aggiornamento al DEF, pubblicata a settembre, prevede per il 2016 un aumento di occupazione, espresso in unità di lavoro equivalenti nell’anno (ULA), dell’1%, a spanne intorno ai 180-200mila nuovi posti, tra tempo pieno e part-time. Altre previsioni, ad esempio quella di Prometeia, vedono l’aumento di occupazione nel 2016 a circa 180mila posti.

Se poi Taddei punta davvero a moltiplicare le previsioni di un fattore di tre, prendiamo atto. Ma con un Pil 2016 previsto in crescita di circa 1,5%, ciò equivarrebbe ad un crollo della produttività. Però basta crederci.

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