Pagare tutti, spendere di più

La commissione Bilancio del Senato ha approvato l’emendamento al Ddl stabilità delle relatrici, Magda Zanoni (Pd) e Federica Chiavaroli (Ap), che prevede la rateizzazione del pagamento del canone Rai in bolletta. “Si pagherà meno, si pagherà tutti ed in 10 rate mensili addebitate sulla bolletta elettrica. Sull’abbonamento Rai, il governo Renzi raggiunge davvero un ottimo risultato”. Lo dichiara la senatrice del Pd Laura Cantini, prima firmataria dell’emendamento sulla rateizzazione del canone Rai, riformulato dalle relatrici ed approvato dalla commissione Bilancio. “Nel testo -sottolinea la parlamentare in una nota- c’è anche la proposta di destinare una quota del canone per finanziare le emittenti radio televisive locali. Su questo aspetto, attendo una riformulazione delle relatrici” (Radiocor, 18 novembre 2015)

Pare che ora funzioni così: si fa un emendamento, lo si fa approvare e poi ci si fionda a dettare il proprio pavloviano compiacimento alle agenzie di stampa, magnificando il “risultato” raggiunto dal governo Renzi.

Come si nota dal vittorioso testo, l’idea di “pagare meno, pagare tutti” è pura utopia, perché è già partita la corsa alle mancette “pluralistiche”, come quella indicata a favore delle emittenti locali. A proposito, ma voi avete capito perché un’attività imprenditoriale dovrebbe essere sussidiata dai contribuenti per il solo fatto di “fare informazione”? E chi decide se quella informazione è tale e non piuttosto intrattenimento?

A parte queste amenità, quell’emendamento-mancia è stato bocciato in commissione Bilancio ma solo perché battuto da altro che assegna “l’eventuale extragettito” (avete letto bene, eventuale) “prioritariamente all’ampliamento sino ad euro 8.000 della soglia reddituale” per l’esenzione dal pagamento del canone già prevista per gli over-75 fino alla soglia di 6.500 euro. Ma non temete, le due relatrici hanno solennemente promesso di lottare indefessamente affinché le emittenti locali abbiano la loro mancetta, una volta che il testo giungerà in aula. E quindi, addio leggendario “extragettito”. Perché è ormai chiaro anche ai licheni che la somma di 100 euro annui, in luogo di 113, non è il risultato della ripartizione invariante del gettito-obiettivo del tributo su tutti i soggetti passivi del medesimo.

Quanto dovrebbe essere, quindi, il canone che garantisce invarianza di gettito? Un calcolo da “back of the envelope” lo ha fatto l’Unione Consumatori, ed è sufficientemente oggettivo: da dati Istat, il numero di famiglie che posseggono almeno un televisore è di 24 milioni 199 mila. La relazione tecnica alla legge di Stabilità indica in 16,5 milioni il numero di abbonati. Con un complesso algoritmo, l’importo del canone dovrebbe quindi essere di 77 euro. Si potrebbe rettificare questo numero aggiungendovi uno “zoccolo duro” di evasori anche con le nuove modalità di esazione. L’Unione consumatori lo quantifica nel 7%, ed ottiene un importo di invarianza di 83 euro. Che continuano a non essere i 100 euro dell'”ottimo risultato” del governo Renzi. Perché sapete com’è, c’è il pluralismo informativo, la coesione sociale, i fondi di riduzione della pressione fiscale dove questi “extragettiti” vengono parcheggiati in attesa di essere successivamente razziati, e così spero di voi.

La morale è che lo slogan “pagare meno, pagare tutti”, in questo paese, è come la Corazzata Potemkin.

Ah, dimenticavamo: le nostre relatrici hanno previsto una rateizzazione “mensile”, ma la quasi totalità delle utilities italiane utilizzano il ciclo di fatturazione bimestrale. Ops. Forse che le relatrici ed i loro onorevoli colleghi non hanno dimestichezza col pagamento delle bollette? Per fortuna ci sono gli “esperti” che vanno pazzi per i piani ben riusciti ed un po’ meno per la lingua italiana, si direbbe:

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