Margine ingiusto di una notte di mezza estate

Confesso che sono ancora incredulo per quello che è accaduto: vedere un provvedimento del tutto inatteso infilato in tutta segretezza in un consiglio dei ministri pre-ferragostano rappresenta una interessante eccezione alla regola delle bozze distribuite a piene mani nei giorni precedenti l’evento.

Eppure, per meglio comprendere quanto accaduto, e smettere di stupirsi, basterebbe fare mente locale alla stagionalità: agosto. Gli italiani in ferie, il Tg1 dedicato per circa quattro quinti alla spettacolare operazione pro-loco nel paese più bello del mondo: pizza, sole, mare e joie de vivre. La distrazione ideale, e la storia patria è piena di tali eventi estivi a sorpresa.

“E io tra di voi”

Dicono sia stato, nella migliore tradizione italiana, quella dell’attovagliamento, l’ennesimo patto a tavola, stavolta quello della fiorentina. Possibile. Ma non escluderemmo altri influssi astrali. Ad esempio, il pattern stagionale. Agosto è il mese del Papeete, e anche quest’anno il signore del Papeete, funambolico cosplayer oggi noto anche come “ministro preposto ai ponti” (copyright Francesco Giavazzi), ha avuto i riflettori tutti per sé, in conferenza stampa, per far esplodere la bomba che, il giorno successivo, avrebbe affondato la borsa italiana e scatenato i giornali esteri, pardon stranieri, nel loro gioco infame di denigrazione d’aaa nazzzione.

Fermi! Ora mi travesto da retroscenista non retribuito e vi dico la mia. Il/la nostra/o premier, Giorgia Meloni, aveva bisogno di una misura per mostrarsi attenta alle istanze sociali, vista l’estate militante messa in scena non dal Pd ma dal M5S, e che il Nazareno insegue con lingua penzoloni, aspirando al più al ruolo di figurante dell’estate militonta.

Ecco dunque lə premier cogliere il suggerimento del ministro preposto ai ponti e mettere all’angolo il titolare del MEF, che ha iniziato a cantare l’immortale poesia di Charles Aznavour (“e io tra di voi, se non parlo mai, ho visto già tutto quanto“), si è allentato il nodo della cravatta e ha disertato la conferenza stampa, scomparendo nella notte sulle note di Vecchio frac di Mimmo Modugno. Ma voi non capite che Giancarlo Giorgetti è un soldato vero: mai disobbedirebbe a un ordine ricevuto, men che mai dal suo Capitano.

Ecco, quindi, servita la “tassa sugli extraprofitti delle banche”, che ha suscitato gridolini di eccitazione anche a sinistra. “Visto? Ci copiano, chiedeteci scusa, la storia ci dà ragione e così spero di voi”. Che la classe politica di questo paese fosse un Giano bifronte, anzi una natica bifronte dello stesso fondoschiena, era ampiamente acclarato ma è bello trovarne nuove eclatanti conferme.

Segue silenzio assordante dell’ABI, che attende uno straccio di testo corredato di numerini ma nel frattempo si attacca ai telefoni. Dopo ventiquattrore, sempre col favore delle tenebre, il MEF emette una nota per precisare che il prelievo sarà solo dello 0,1% degli attivi bancari, anche se resta poco chiaro se parliamo di attivi nominali o ponderati per il rischio. Una differenza non di poco, passando da circa 3 miliardi a meno di due.

Giorgia, la giovane turca

Ma a parte ciò. Meloni riapre l’angolo di Hello Kitty, detto anche “L’agenda di Giorgia”, e spiega che la misura serve a colpire “i margini ingiusti” delle banche. Mentre siamo tutti in attesa di capire se questa rivoluzionaria svolta porterà a interessarsi anche dei “margini ingiusti” di balneari, tassisti e bottegai assortiti, Meloni piazza una delle sue zampate da talentuosa economista eterodossa, praticamente una giovane turca, affermando che la politica di aumento dei tassi d’interesse “ha portato a una situazione nella quale aumentano i prezzi“. Del resto, la classe non è acqua: Meloni è quella dell’ossimorica inflazione “endogenamente importata“.

Quindi, vediamo: tassi in aumento inducono inflazione. Meloni riceverà le congratulazioni di Recep Tayyip Erdogan, di cui potrà perorare la causa di ingresso in Europa sulla base di questo idem sentire tra statisti nazionalisti. Nell’attesa, come finirà questa tassa? Io premetterei che è stata concepita in fretta e furia partendo ovviamente dal tetto, visto che sta evolvendo ogni ora che passa con modifiche su parametri e -presto- raggio di applicabilità, e il testo è ben di là da venire. Ecco un caso tipico di eiaculatio praecox di una norma.

Se volete sapere la mia chiave di lettura, eccovela: una misura tattica estratta dal manuale del bravo populista, finalizzata a neutralizzare le spinte pentacontiane e dello zombie piddino, ma anche e soprattutto un primo tentativo di rastrellare soldi per l’imponente fabbisogno che ci attende in autunno, con la legge di bilancio.

Ecco, dunque, che col maltolto del margine ingiusto ristoreremo i titolari di mutui a tasso variabile “più fragili”. Anzi, no, le coppie under 36 che beneficiano di agevolazioni prima casa. Anzi, no, taglieremo le tasse a pensionati e dipendenti. Finanzieremo il primo modulo della riforma del fisco, porteremo da quattro a tre le aliquote. Offriremo a quel taccagno di Tavares una gigafactory con minibar. Pagheremo il catering per la posa della prima pietra del ponte sullo Stretto. Costruiremo un trenino per spingere il nostro Pil. Insomma, spendere e spenderemo.

Consigli per le spese e cortesie per la borsa

Poteva, in questo baccanale, mancare la voce degli inascoltati “vincitori morali” della tassazione degli extraprofitti? No, non poteva. E infatti ieri, tra tutte le fantasmagoriche destinazioni di spesa di cui ho letto, vorrei farvi omaggio di quella che ritengo la più originale. L’ha suggerita il sindaco Dem di Pesaro, Matteo Ricci:

“Gli extraprofitti vengano usati per l’avvio del salario minimo e emergenza casa”. Lo ha detto il coordinatore dei sindaci del Pd e sindaco di Pesaro Matteo Ricci, intervenuto a L’Aria che tira. “Giusto chiedere ad un settore bancario, che sta vivendo una fase di profitti come non vedeva da anni, di utilizzare queste risorse per aiutare le fasce più deboli.

Credo che l’opposizione debba insistere su due temi. Il primo è l’avvio del salario minimo, così che già in autunno si possono aiutare i lavoratori sottopagati. La Meloni ha temporeggiato dicendo che servono risorse, ma dietro questo rinvio ci vedo molta furbizia”. (Ansa, 9 agosto 2023)

Oh, il maltolto restituito del “margine ingiusto” vada a finanziare il salario minimo! Come? In che senso (detto alla Carlo Verdone)? Ma soprattutto, e quando i soldi finiscono? Niente paura, potremo tassare farmaceutica, logistica, multinazzzionali con e senza filtro. Sorge il sol dell’avvenire, at last.

Ma, in questa dichiarazia agostana che ha ricacciato nell’oblio il tentativo annuale di riaprire un cold case di oltre trent’anni addietro, c’è anche chi pensa ai mercati e a come risparmiare loro turbative e turbamenti. Si tratta di un uomo di legge e ordine, prestato definitivamente al M5S:

“Sento da ore valanghe di parole sulla tassa extraprofitti approvata tardivamente lunedì dal consiglio dei Ministri. Una misura piena di paletti dove lo Stato incasserà appena lo 0,1% della capitalizzazione, circa 3 miliardi a fronte di 63 miliardi di maggiori proventi”. Lo dichiara in una nota il vicepresidente della Camera dei Deputati, Sergio Costa.

“Per ora la decisione registra 10 miliardi di euro bruciati dai mercati. Sono molto preoccupato perché questa decisione, presa in tal modo, rischia di essere pagata dai piccoli risparmiatori bancari con l’aumento del costo dei depositi e delle operazioni correnti. Con una comunicazione più accurata, a borse chiuse, e magari anticipando il consiglio dei Ministri al venerdì, si sarebbe potuto evitare queste perdite mastodontiche sui mercati.

Un’operazione, quella del Governo, che mi lascia perplesso per modalità e tempi. Mi auguro che non ci siano manovre poco trasparenti dietro queste misure e su eventuali speculazioni, perché come al solito a pagare saranno sempre gli stessi: i risparmiatori”, conclude (Ansa, 9 agosto 2023)

Una misura piena di paletti e nemmeno di frassino, brucia 10 miliardi di capitalizzazione di borsa il giorno dopo l’annuncio e suscita il retorico timore che a pagare siano i clienti delle banche. Eppure, sarebbe stato così semplice costruirla a modino: consiglio dei ministri di venerdì sera, weekend di decantazione e il lunedì successivo i mercati, da bravi pesci rossi, avrebbero già scordato tutto e forse, e lo dico con retorica prudenza, le azioni bancarie sarebbero pure salite. Permettendoci, il weekend successivo, di convocare un altro cdm per tassare le plusvalenze maturate nella settimana. Ma io dico, dovete farvi spiegare proprio tutto, eh? Eh?

Ma allora, Seminerio, come ca…spita andrà a finire, ce lo vuoi dire? Sì, scusate le digressioni: ci sarà un ennesimo tavolo tra governo e banchieri, al termine del quale questi ultimi decideranno di donare qualcosa alla patria, a beneficio di un fondo per tagliare le tasse in una notte di luna piena il prossimo 30 febbraio. Magari, se i banchieri saranno davvero bravi, riusciranno con l’occasione a farsi togliere l’addizionale Ires del 3,5% che pagano da quasi un decennio. E la lista della spesa dei politici resterà nel cassetto. Ecco, ve l’ho detto. E ora, andate in pace, guidate con prudenza e fate attenzione ai lanci Ansa dai cavalcavia.

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