Il fiscal drag delle prestazioni sociali

Torniamo per l’ennesima volta sul tema del drenaggio fiscale. Che, in un sistema progressivo, depreda i soggetti a reddito fisso spingendoli meccanicamente verso un aumento della pressione fiscale. La soluzione sarebbe quella di indicizzare all’inflazione gli scaglioni d’imposta e le soglie di reddito da cui si ha diritto a detrazioni e deduzioni, ma non sarebbe sufficiente se non si facesse la stessa operazione al reddito ai fini ISEE, per determinare l’accesso alle prestazioni sociali.

Fuori soglia ISEE

Un nuovo articolo di Marco Leonardi e Leonzio Rizzo spiega la meccanica della progressiva esclusione dai benefici sociali attraverso numerosi esempi. Ad esempio, nidi e mense scolastiche:

Nel Comune di Bologna (un comune come mille altri) oltre i 35 mila euro di ISEE non c’è alcuna agevolazione per le tariffe della mensa di infanzia, elementari e medie; oltre i 50 mila euro niente punteggio aggiuntivo per le graduatorie dei nidi. Dal 2021 al 2024 l’inflazione è stata di oltre il 17 per cento, ma le soglie sono ferme: se fossero state indicizzate, il limite per la mensa supererebbe oggi i 41 mila euro e quello per i nidi sfiorerebbe i 58 mila.

Discorso analogo per le agevolazioni su bollette e contributi ai costi di trasporto pubblico. Il fiscal drag del welfare rischia di colpire nei prossimi anni anche uno dei provvedimenti-simbolo del governo Meloni, che è appena stato irrobustito in termini di dotazione finanziaria: la decontribuzione per madri lavoratrici dipendenti del settore privato con figli a carico e reddito fino a 40 mila euro lordi annui. Vale il 9 per cento della retribuzione, quindi fino a un massimo di 3.600 euro. Tuttavia, se la lavoratrice ha avuto un rinnovo contrattuale che la porta da 39 a 41 mila euro lordi annui, perde tutto il beneficio. Senza indicizzazione, la curva delle aliquote marginali effettive diventa una falce dei redditi.

C’è poi anche il caso, eclatante perché assai datato, della deducibilità annua dei contributi ai fondi pensione, che da ormai un quarto di secolo è ferma ai dieci milioni di vecchio conio, circa 5.164 euro. Se fosse stata indicizzata all’inflazione, oggi quella deduzione avrebbe un tetto prossimo a 10.000 euro annui.

Quindi, indicizzare non solo gli scaglioni di reddito per l’imposta personale ma anche le soglie di accesso a prestazioni sociali ed altri benefici assimilati, magari dopo ricognizione, sfoltimento o ridimensionamento di tali benefici. Una misura di civiltà che non vedremo perché la politica da sempre fa conto sul drenaggio fiscale causato dall’inflazione per ridurre il debito e recuperare risorse nominali da redistribuire -forse- in modo discrezionale ma pur sempre parziale. Non solo in Italia.

Poi ci sono proposte come la demenziale esclusione dall’ISEE dei titoli di stato sino a 50 mila euro, per agevolare il collocamento del debito pubblico ma che determinano una rilevante e iniqua distorsione. Per proseguire in questo filone, è arrivata la proposta leghista di esonerare anche la prima casa dalle soglie ISEE, e peggio mi sento, per evitare che “i bonus vadano sempre agli stessi”, che non è chiaro che concetto sia, visto che i bonus dovrebbero essere erogati in base a condizioni di necessità univocamente determinate ex ante e non sono una lotteria dove, se “continuano a vincere i soliti”, allora c’è un trucco.

Soluzione strutturale

Quindi, la sintesi è che un governo lungimirante e non treccartaro dovrebbe fare l’impossibile per promuovere questa indicizzazione integrale di scaglioni d’imposta e soglie di accesso ai benefici di welfare. In questa battaglia sarebbe bello vedere arruolato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, che continua a parlare di “soluzioni strutturali”. Cosa c’è di più strutturale della indicizzazione integrale di scaglioni d’imposta e soglie di reddito di accesso alle prestazioni sociali? Costa ma rende, soprattutto in termini di equità.

Continueremo invece ad avere parziali restituzioni, magari finanziate irripidendo ulteriormente la curva delle aliquote marginali effettive, cioè tagliando deduzioni e detrazioni ai “ricchi” sopra la soglia di 50 o 60 mila euro.

Col risultato di produrre un aumento della progressività del prelievo. Permettendo anche a un governo di destra di darsi una lucidata di “socialità” ma al contempo accentuando l’effetto di drenaggio fiscale nel corso del tempo, meccanicamente. Specularmente, però, si produrrà anche una progressiva restrizione nell’accesso alle prestazioni sociali, che probabilmente verrà compensata ma solo parzialmente. Nel mezzo, lo stato gabelliere che banchetta con l’inflazione.

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