La Cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, ieri ha presentato il budget per il 2026 (e proiezioni per gli anni successivi). Preceduto da nervosa attesa e da un ottovolante di “indiscrezioni”, alla fine il risultato è stato un pasticcio di ipocrisia e di aumenti di imposta costruiti in modo da non violare le promesse del manifesto elettorale nella forma, ma che lo usano come carta straccia (o altro) nella sostanza.
Più tasse, più spesa
Entro la fine della legislatura, le tasse aumenteranno di 26 miliardi di sterline, a fronte di maggiori spese per 11,3 miliardi. In tal modo, il cosiddetto margine di manovra, cioè il surplus fiscale rispetto alla regola di stabilità che punta a raggiungere nell’ultimo anno dell’attuale parlamento il pareggio di bilancio corrente, sale da meno di 10 a circa 22 miliardi di sterline. Il buco è stato causato anche dalla revisione al ribasso della crescita della produttività, di ben 0,3 per cento, da parte dell’Office for Budget Responsibility.
La prima voce di aumento di entrate è la proroga del congelamento di scaglioni d’imposta per altri tre anni, fino all’anno fiscale 2030-31, quindi sino al prossimo parlamento. A conti fatti, si tratterà quindi di un decennio di fiscal drag, che spingerà molte persone negli scaglioni d’imposta superiori e altrettante a uscire dalla no tax area e iniziare a pagare l’imposta personale sul reddito. A fine legislatura, nel 2028-29, la proroga produrrà 8 miliardi di sterline di maggior gettito. La cosa più buffa, o buffonesca, è che lo scorso anno Reeves aveva escluso proroghe alla razzia del fiscal drag, dicendo che avrebbe danneggiato i lavoratori. E infatti. Non aumentiamo le tasse, usiamo quella più iniqua, l’inflazione. Veramente indecoroso, per usare un understatement molto british.
La seconda misura per gettito è il tetto a sole 2.000 sterline del beneficio fiscale per il cosiddetto salary sacrifice, la quota di retribuzione che può essere destinata in esenzione contributiva a integrazione previdenziale. Oltre questa risibile quota (non indicizzata), lavoratore e aziende pagheranno i contributi alla National Insurance. Il che, detto per inciso, significa che il costo del lavoro aumenterà. Gettito atteso entro fine legislatura: 4,7 miliardi. Reeves ha giustificato la misura come necessaria per ripristinare equità, visto che queste contribuzioni favoriscono i lavoratori a reddito più elevato.
Aumentano di due punti percentuali le tasse su dividendi, redditi da risparmio e immobili. Gettito previsto a fine legislatura, 2,1 miliardi di sterline. Qui, a beneficio dei lettori italiani, è utile sapere che in Regno Unito la tassazione di queste voci varia in funzione dell’aliquota marginale dell’imposta sul reddito in cui si trova il percettore. Ad esempio, oggi chi si trova nello scaglione di aliquota del 40 per cento (reddito imponibile compreso tra £50.271 e £125.140), sui dividendi paga il 33,75 per cento, con esenzione per le prime 500 sterline. Sul reddito da immobili, l’incremento di due punti percentuali porta il prelievo rispettivamente al 22, 42 e 47 per cento per chi si trova nell’aliquota d’imposta del 20, 40 e 45 per cento.
Tra le altre “chicche”, come del resto prevedibile (e da me previsto anni addietro) per evitare cali di gettito, dal 2028 viene modificato il VED (Vehicle Excise Duty), l’equivalente del bollo auto, oggi modulato in funzione delle emissioni e della fascia di prezzo del veicolo, in modo da includere le auto puramente elettriche e le plug-in hybrid: 3 pence per miglio per le prime e 1,5 pence per le seconde. La motivazione è che anche le elettriche e ibride concorrono al logoramento della rete stradale. Qui tutte le misure, in sintesi. C’è di tutto, dal gioco d’azzardo a tagli selettivi ad agevolazioni varie.
Viene introdotta la RAB (Regulatory Asset Base) per l’impianto nucleare in costruzione di Sizewell C. Il che significa che nelle bollette arriverà un aumento per concorrere a finanziare i lavori. Sempre nel capitolo energia, a compensazione (si fa per dire), alcuni oneri ambientali vengono spostati dalla bolletta alla fiscalità generale. La quale prenderà sul groppone anche il blocco dei prezzi dei biglietti ferroviari.
Tra le misure sociali del budget, viene rimosso il tetto dei due figli per i benefici di welfare, che si stima toglierà dalla povertà 450 mila bambini. Costo: 3 miliardi circa. La manovra finanzia la retromarcia sul cosiddetto Winter Fuel, il contributo al riscaldamento per gli anziani, e quella sui tagli alle erogazioni per i disabili. Nessun intervento sul cosiddetto Triple lock delle pensioni pubbliche, la cui dinamica continuerà a massacrare il bilancio. L’aumento per il prossimo anno sarà del 4,8 per cento.
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Malgrado questa stretta fiscale, realizzata in modo caotico, qualitativamente scadente e soprattutto ipocrita, la pressione fiscale del Regno Unito toccherà a fine legislatura il 38 per cento, quindi ancora lontana dalla media dell’Europa continentale. Come dico da sempre, c’è ancora ampio margine di aumento, quindi. Inoltre, come nelle migliori tradizioni, l’aumento di spesa avviene subito mentre quello di entrate è posticipato alla fase finale della legislatura, quindi è a rischio elezioni. Quasi dimenticavo: la crescita resta esangue, e l’impatto espansivo della manovra è stimato come nullo. Ricorda molto le finanziarie italiane.
La bomba innescata del salario minimo
Un accenno (seguirà analisi più approfondita) sul salario minimo. Reeves ha accettato le raccomandazioni della Low Pay Commission e disposto un aumento del 4,1 per cento del National Living Wage per gli over 21, dell’8,5 per cento per i lavoratori tra 18 e 20 anni, del 6 per cento per i 16-17enni e per gli apprendisti. Ci sono evidenze che la crescita sostenuta del salario minimo sta creando problemi al settore dei servizi, sommandosi all’aumento dei contributi della National Insurance a carico dei datori di lavoro. Inoltre, i forti aumenti per i giovani rischiano di aggravare il problema dei NEET, dove il Regno Unito sta rapidamente scalando le classifiche europee e presto potrebbe superare l’Italia.
La sintesi: l’involuzione britannica prosegue. Anzi, accelera. Quello che mi risulta davvero intollerabile, lo ribadisco, è l’uso predatorio del fiscal drag per poter affermare che il manifesto elettorale è stato rispettato e l’imposta sul reddito non aumenta, a protezione dei working people. Mentre in realtà si stima che oltre 700 mila persone nei prossimi tre anni pagheranno per la prima volta le imposte sul reddito, uscendo dalla no tax area.
Mi chiedo quando esattamente sia iniziato, questo istupidimento degli elettori che spinge gli eletti a mostrarsi ancora più stupidi.
(Photo by HMTreasury on flickr)