In questi giorni e settimane di continui psichedelici strappi al rialzo del prezzo dell’oro, la domanda insiste e persiste: chi sta comprando? Le banche centrali? Il retail, meglio se cinese o indiano? Gli alieni? Premesso che quello dell’oro, come ho scritto in passato, è ormai un momentum trade consolidato, cioè i rialzi richiamano rialzi finché crash non ci separi (risciacqua e ripeti), e subito dopo si procede alla razionalizzazione con motivazioni tipo rischio geopolitico e debasement (movimento a cui, al momento, non partecipa il bitcoin, lasciando silente qualche crypto-affabulatore), c’è anche un altro player che sta incettando il metallo giallo: lo stablecoin Tether.
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Anche di quello ho già scritto ma oggi facciamo un follow-up piuttosto sfizioso e di colore, come segnalato da Bloomberg e Financial Times.
Il bunker svizzero
In Svizzera ci sono circa 370.000 bunker nucleari, retaggio della Guerra Fredda e oggi per lo più inutilizzati. In uno di questi, però, l’attività ferve: ogni settimana vi vengono trasportate oltre una tonnellata di lingotti d’oro. Non appartiene a una banca centrale, né a un fondo sovrano. È di proprietà di Tether, l’azienda crypto che emette la più grande stablecoin al mondo.
In un’intervista a Bloomberg, il CEO Paolo Ardoino ha dichiarato senza mezzi termini: “Stiamo diventando, diciamo così, una delle più grandi banche centrali dell’oro al mondo”. Non male per un’azienda privata con sede legale in Salvador.
Secondo le stime di Bloomberg e FT, Tether detiene oggi circa 140 tonnellate d’oro, per un valore di circa 24 miliardi di dollari. A fine settembre 2025, secondo stime della banca d’affari Jefferies basate sulle disclosure di Tether medesima, il metallo giallo in portafoglio a Tether ammontava a 116 tonnellate per 14,4 miliardi. Da allora, l’oro è balzato da 3.858 a oltre 5.200 dollari l’oncia, generando quindi una plusvalenza teorica di oltre 5 miliardi di dollari.
Nel quarto trimestre 2025, Tether ha acquistato ulteriori 27 tonnellate di oro e ha continuato ad accumulare a un ritmo di 1-2 tonnellate a settimana—equivalenti a circa un miliardo di dollari al mese. Ardoino ha confermato che il ritmo proseguirà “almeno per i prossimi mesi.”
Per dare un ordine di grandezza: nel 2025 Tether ha comprato oltre 70 tonnellate d’oro, più di qualsiasi banca centrale al mondo tranne la Polonia (102 tonnellate). Più degli acquisti di tutti gli Etf sul metallo giallo tranne i tre più grandi, che però rappresentano l’attività collettiva di decine di migliaia di investitori. Tether oggi possiede oro quanto la banca centrale del Brasile. Più di Corea del Sud, Ungheria e Grecia. È, secondo Jefferies, il più grande detentore di oro al di fuori delle banche centrali.
L’oro non è custodito presso terzi ma, come detto, in un bunker nucleare di sua proprietà in Svizzera, protetto da “strati multipli di spesse porte d’acciaio”. Ma la strategia, e questo è l’aspetto interessante, non si limita all’accumulo. Tether punta a diventare un market maker sull’oro e a competere quindi con JPMorgan, HSBC e le altre grandi banche che dominano il mercato. L’anno scorso ha assunto due dei più senior gold traders di HSBC, in una mossa che ha sorpreso il mercato. E punta a strutturare il trading come arbitraggio tra prezzi futures e spot.
Arrivano le tenebre e ho qualcosa da mettermi
Ulteriore motivazione strategica la spiega sempre Ardoino: “Crediamo che il mondo stia andando verso le tenebre. Crediamo che ci sia molto caos in arrivo”. E anche: “Tutte le banche centrali dei paesi BRICS stanno comprando oro”. Il che mi riporta alla mia vecchia tesi secondo cui l’oro tokenizzato potrebbe diventare la nuova moneta comune di BRICS e non solo, e lanciare l’assalto al dollaro. Detto tra noi, è anche possibile che Tether stia diversificando le proprie fiches sul tavolo dell’oro in caso quello del bitcoin dovesse sparire.
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L’architettura è sicuramente ingegnosa. Oltre a USDT (186 miliardi di dollari in circolazione, la più grande stablecoin al mondo), Tether offre XAUT, un token aureo convertibile in lingotti fisici. XAUT oggi rappresenta circa 16 tonnellate d’oro per 2,7 miliardi di valore. Ardoino prevede che possa chiudere il 2026 con 5-10 miliardi in circolazione—il che richiederebbe l’acquisto di oltre una tonnellata a settimana solo per questo prodotto.
Nel frattempo ha pensato anche al retail lanciando Scudo, versione frazionata per piccoli risparmiatori. E questa settimana ha annunciato USAT, una stablecoin destinata al mercato statunitense e quindi conforme al GENIUS Act, la legislazione sullo strumento. A guidare l’espansione americana è stato assunto Bo Hines, ex direttore del crypto advisory council di Trump—passato dalla Casa Bianca a Tether in meno di dieci giorni.
Ma quanto pesa Tether sulla corsa all’oro e dell’oro, quindi? Le opinioni divergono, anche perché il mercato dell’oro è opaco per definizione. La Cina ha ufficialmente dichiarato solo 27 tonnellate di acquisti nel 2025, ma molti trader ritengono abbia comprato molto di più. In questo contesto, Tether è uno dei pochi acquirenti che dichiara (più o meno) i propri numeri. Il paradosso è che un’azienda crypto nota per l’opacità delle riserve sia diventata uno dei compratori più trasparenti nel mercato del lingotto giallo.
Fin qui i fatti. Poi ci sono le domande che i fatti sollevano. Parlo del giudizio di S&P Global Ratings sulla qualità delle riserve di Tether, di cui ho scritto qualche settimana addietro. Una stablecoin dovrebbe essere, per definizione, stabile. Il suo valore deriva dalla promessa che uno stablecoin deve valere un dollaro, cadesse il cielo (più o meno). Ma se le riserve che garantiscono quella promessa includono oro (volatile), bitcoin (ancora più volatile), loans (opachi), quanto è “stable” la stablecoin?
S&P Global Ratings ha risposto lo scorso novembre, declassando USDT al rating 5 (“Weak”), il più basso nella sua scala qualitativa. Le motivazioni: crescita degli asset ad alto rischio nelle riserve (dal 17 al 24 per cento), Bitcoin che eccede il buffer di sicurezza, e “limitata disponibilità di informazioni” su custodian e controparti.
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Fidatevi di me, sono capitalizzato
Ardoino ha replicato in termini letterari: “Indossiamo il disprezzo di S&P con orgoglio. Non abbiamo riserve tossiche” Altri suoi difensori, manco troppo d’ufficio, hanno precisato che S&P sbaglia candeggio perché Tether ha equity, cioè capitale proprio, tale da garantire contro tsunami di mercato. Il che, semplicemente, vuol dire “fidatevi: loro sono patrimonializzati perché fanno soldi a palate trattenendo gli interessi sugli investimenti che fanno coi vostri dollari fiat, e se accadesse qualcosa lo metteranno graziosamente a disposizione per reggere l’urto delle richieste di conversione”. Non c’è nulla da guardare qui, circolare. Un atto di fede, in sintesi.
Oggi, con quei proventi, Tether compra oro, ne destina una parte allo stablecoin aureo e una parte a riserva di quello tradizionale. C’è un meccanismo virtuoso in ciò, ma per l’emittente. Tether vuol diventare una banca centrale dell’oro ma è una entità apolide, il che la rende intrinsecamente differente dal concetto di banca centrale. Le banche centrali accumulano oro come riserva di ultima istanza, per concorrere a garantire la stabilità monetaria in scenari estremi. Tether accumula oro mentre emette una stablecoin agganciata al dollaro. Il valore di USDT non sale se l’oro sale; i profitti vanno agli azionisti di Tether, non ai detentori di USDT. È una suggestiva strategia di diversificazione aziendale, non di copertura per gli utenti.
Il rally dell’oro ha fatto di Tether uno dei trionfatori del 2025 e di questo inizio 2026. Ma l’oro può anche crollare—nel 1980 si dimezzò. Un crollo simultaneo di oro e Bitcoin, combinato con difficoltà sui prestiti garantiti, potrebbe erodere rapidamente il buffer di sicurezza di USDT. Però loro sono fortemente capitalizzati, fuor di riserve statutarie, quindi fidatevi.
La Federal Reserve ha avvertito a dicembre 2025 che una corsa a vendere stablecoin forzerebbe vendite che impatterebbero Treasury e stabilità finanziaria. Per USDT, con 186 miliardi in circolazione e riserve non perfettamente liquide, lo scenario non è ipotetico ma semplicemente non ancora testato. Però nel frattempo godiamoci lo spettacolo della “banca centrale dell’oro”, privata, apolide e al servizio del nuovo disordine mondiale. Sono certo che avrà un capitolo sui libri di storia, non solo economica. Ma questo non è necessariamente un elogio.
(Immagine creata con ChatGPT Sora)
