La sempre benemerita (pur se a rischio di estinzione, causa AI) Wikipedia ci informa che Carlo Rovelli è
[…] un fisico, saggista e divulgatore scientifico italiano, specializzato in fisica teorica. Ha lavorato in Italia e negli Stati Uniti e attualmente insegna in Francia all’Università di Aix-Marseille. La sua principale attività scientifica è nell’ambito della teoria della gravità quantistica a loop (Loop Quantum Gravity), di cui è uno dei fondatori. Si è occupato anche di storia e filosofia della scienza, della nascita del pensiero scientifico e in particolare della posizione di Anassimandro nello sviluppo della riflessione scientifica dell’umanità.
Rovelli ha una spiccata caratterizzazione ideologica (nulla quaestio, per carità): ancora oggi sospira sul ’77 italiano, cioè la degenerazione estremista del ’68. Da molti anni è editorialista dell’ecumenico Corriere della sera, dove di recente ha tenuto una serie di “lezioni”, tra cui una su guerra e armi nucleari. Ora, poiché nessuno di noi vive all’interno di silos, ci sta che temi del genere siano visti attraverso il prisma della propria visione del mondo. Noto però che, ultimamente, il nome di Rovelli non fa più parte della sezione “Le lezioni del Corriere” e del suo elenco di docenti. Boh.
In compenso, forse per trovare un gancio con la sua attività di scienziato divulgatore, a Rovelli è stato pubblicato un lungo editoriale “ad maiorem gloriam Sinae“, il giorno 16 febbraio. Il pretesto è nell’incipit: “In preparazione di una visita in Cina, che mi porterà a incontrare colleghi ed intellettuali”. La seconda categoria fa parte di note sabbie mobili della conversazione italiana di sinistra, dove intellettuali sono solo quelli affini mentre quelli dell’opposto schieramento politico tendono a essere patetici scalzacani da “vorrei ma non posso”. Tranne quando si tratta di “riprendersi Tolkien“.
Dica, Cina
Ma passiamo oltre. La Cina “sta cercando di dirci qualcosa”, sostiene Rovelli. E ce lo spiega in tre punti. Grassetti miei:
La prima è che è impressionante quanto sia diventato vistoso l’inaspettato allineamento ideologico fra Europa e Cina sulle grandi questioni che riguardano l’umanità intera, in contrasto con il disallineamento crescente fra Europa e Stati Uniti. In tutte le loro dichiarazioni, Europa e Cina sostengono le Nazioni Unite, la centralità della Carta dell’Onu, la legalità internazionale, la Corte internazionale di giustizia, l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Unesco, e le altre strutture che l’umanità si è data per regolare questioni comuni. Non così gli Stati Uniti, che oggi dichiarano ostilità a queste istituzioni.
Non è difficile, per la Cina, in questo momento storico, calarsi nella parte dell’internazionalista buono contro il bullo amerikano. Costa zero e permette a Pechino di proseguire a farsi gli affari suoi. Però Rovelli ha già gli occhi a cuoricino. Diciamo che, quando si parla di Cina e Russia, l’uomo ha un’irrefrenabile inclinazione a questo riflesso.
Proseguendo nell'”editoriale”, Rovelli ci informa che Europa e Cina sono “verdi”, riconoscono il cambiamento climatico e lottano contro esso, a differenza dei bulli carboniosi americani. Ci sarebbe il piccolo dettaglio del primato mondiale cinese nella generazione a carbone, ma non si interrompe una narrazione (quasi cit.). Europa e Cina sono inoltre libero-scambisti, nel senso che vorrebbero un mondo privo di dazi. In effetti, sono i due modelli di export più aggressivo del pianeta. Ma quello europeo, nella nuova Era dei Blocchi, sta morendo. Quello cinese, invece, prospera nel segno del multilateralismo in salsa cinese, che prescrive “non avrai altri venditore al di fuori della Cina”. Dalle magliette ai robot umanoidi. La Cina non commercia: vende. Per informazioni, chiedere all’automotive tedesco. Ma Rovelli non se ne è accorto, finora.
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La Cina è la potenza che ha a cuore il bene pubblico, proprio come l’Europa:
Europa e Cina giudicano opportuno sottoporre l’AI (intelligenza artificiale) a controllo pubblico, e chiederne trasparenza. Gli Stati Uniti considerano il controllo pubblico coercitivo, e lasciano il potenziale potere dell’AI in mano ai privati: potrebbe diventare come lasciare in mano a privati bombe atomiche. Chat-Gpt, americano, è closed-source, cioè segreto; DeepSeek, cinese, è open-source, cioè trasparente, copiabile da chiunque. Questi sono fatti, e credo che la leadership politica europea e italiana dovrebbe tenere più conto.
Le autorità cinesi “chiedono trasparenza” all’AI. Nel senso che supervisionano gli algoritmi di addestramento, sull’interno. Ovviamente, per il bene del Popolo. Il modello, sull’esterno e quando riprodotto in locale fuori dalla Cina è molto ben fatto e competitivo, e la scelta dell’open source è una ingegnosa e insidiosa strategia, per diffondersi nel mondo e tentare di spiazzare i costosi modelli americani.
Un comunismo molto liberista
La seconda considerazione è “storica”, dice Rovelli:
La Cina è governata da un Partito comunista che tiene saldamente in mano il Paese. L’idea diffusa anni fa che il progresso economico avrebbe portato verso una democrazia liberale, si è rivelata errata. Il grande successo economico e il (conseguente) grande consenso interno hanno rafforzato, non indebolito, il Partito. Il comunismo cinese è diverso da quello sovietico. Con il passaggio da Mao a Deng, è un nuovo esperimento globale, in cui libera iniziativa, concorrenza, accumulo di capitale, arricchimento personale, rinascita delle classi sociali, sono promosse da un Partito che mantiene tuttavia un forte controllo, capace di orientare l’economia, prendere decisioni lungimiranti, ridistribuire ricchezza, eliminare povertà, aumentare educazione e sanità.
Meno male, tira un sospiro di sollievo Rovelli: niente democrazia liberale per la Cina, corpi e menti restano incorrotti. Il partito guida l’accumulo di capitale e consente addirittura l’arricchimento personale. In effetti, il numero di miliardari cinesi è molto elevato. Per restare tali, devono solo aderire alla disciplina e all’ideologia del partito, e il comunismo è preservato. Poi arriva la redistribuzione che toglie la povertà dal paese. Ci sono ancora barriere interne, la popolazione delle zone rurali non può spostarsi e insediarsi liberamente in aree urbane, ma penso sia solo per il loro bene.
Il partito ama il welfare, quello che elimina la povertà e aumenta educazione e sanità. Un vero peccato che Xi Jinping detesti il concetto di welfare, ritenendolo nocivo per il progresso del paese. E un vero peccato che i cinesi abbiano uno stratosferico tasso di risparmio per potersi permettere cure, accantonare risparmi per la vecchiaia e mandare i figli a studiare in costose e assai competitive scuole di alto livello, nel tentativo di costruire loro un futuro. Un welfare molto liberista ma forse mi sfugge qualcosa.
Per Rovelli, a un occhio distratto e superficiale, il modello cinese potrebbe essere avvicinato a quello di una socialdemocrazia europea. Non ingannatevi:
[…] Il Partito comunista rivendica legittimità sulla base del consenso, ma giudica elezioni e stampa privata facile preda di una oligarchia economica, e quindi mantiene un controllo leninista sulla società. L’ideologia cinese vuole che questo favorisca il bene comune più che libere elezioni e libera stampa. Ora, l’esito della guerra fredda aveva mostrato il comunismo essere storicamente fallimentare, per debolezza economica e perdita di cruciale consenso interno. La novità storica è che il successo del comunismo cinese proprio in questi due criteri (benessere e consenso) riapre la questione storica dell’efficacia del comunismo. Più in generale, dell’efficacia di privilegiare il bene comune sull’interesse individuale.
Capite: elezioni e stampa sono cascami short-termisti della corrotta liberaldemocrazia oligarchica. Serve il “bene comune”, più che elezioni e libera stampa. Questa è la rigenerazione del comunismo di rito cinese: benessere, “consenso” (citofonare ai dissidenti e agli uiguri, che però sono agenti del corrotto occidente). Il comunismo cinese la trionferà. Col suo anarco-capitalismo e i suoi miliardari, così dediti al bene comune.
A ognuno la propria strada, l’armonia seguirà
Terza riflessione rovelliana (non orwelliana, non confondetevi): non c’è motivo di auspicare o temere che l’Occidente liberale divenga “comunista” (sia pure comunista alla cinese, coi suoi miliardari tech) e che la Cina divenga (brrr) “liberale”. Ognuno viva come preferisce, dice l’ecumenico Rovelli, che mette pure spazio per qualche limitata e contraddittoria contaminazione:
La questione concreta non è se qualcuno prevalga: è come vivere insieme nel pianeta, fra grandi popoli che seguono ciascuno la propria strada nell’esplorazione storica di sistemi di governo. A mio umilissimo giudizio personale, il sistema cinese ha da imparare dal liberalismo (utilità della critica, della discussione nello spazio pubblico, non pericolosità della parola libera per il potere, come insegna Marcuse); ma anche le democrazie liberali hanno qualcosa da imparare dalla lungimiranza che permette il sistema cinese, da noi bloccata dai tempi brevi dei cicli elettorali. Queste sono opinioni, evolveranno nel tempo, e certo con la storia. La questione concreta di oggi non è chi debba prevalere. La questione oggi è come navigare la diversità, come si è sempre dovuto fare nella storia.
A me, che sono nessuno e non ho certo la visione cosmogonica di Rovelli, pare che la contraddizione risieda nel fatto che l’infido “liberalismo” coi suoi cavalli di Troia -critica, “non pericolosità della parola libera per il potere”- finirebbe col tentare di corrompere il bene comune di lungo termine che la Cina ha faticosamente costruito per donarlo al genere umano. In attesa che Rovelli ci spieghi l’apparente contraddizione, io resto della spiacevole sensazione che Marcuse a Pechino finirebbe sotto i cingoli nelle vicinanze di Tienanmen, ma posso sbagliarmi.
Collaborazione nella diversità, quindi, proclama Rovelli:
L’ordine mondiale da difendere non è quello della cosiddetta «rule-based economy», garantita da ottocento basi militari americane in ogni angolo del mondo e controllata da istituzioni finanziarie le cui «regole» perpetuano sbilanciamenti. È l’ordine della legalità internazionale, delle Nazioni Unite e dei suoi tanti organi, la cui debolezza attuale deve spingerci a rafforzarle, non a svuotarle, come apertamente chiedono gli Stati Uniti, che hanno ora dichiarato di non volerle più finanziare.
Meglio, molto meglio, la rules-based cinese: loro vendono, voi comprate. Loro creano istituzioni multilaterali, a cui voi partecipate. Oppure colonizzano quelle del vecchio Washington Consensus. La storia la scrivono i vincitori, e pure le istituzioni multilaterali. Gli imperi nascono, prosperano e declinano. Obiettivo cinese è quello di assistere al declino dell’impero americano. Debbo dire che la comparsa di Trump sulla scena sembra in effetti essere il segno inconfondibile di tale declino.

I hope someday you’ll join us
Rovelli ammonisce contro la guerra. Ci sono malvagi europei che vorrebbero riarmarsi per difendersi dalla Russia, che dopo tutto non fa guerre ma solo “operazioni militari speciali” per difendersi dall’imperialismo occidentale e dalla Nato che abbaia alle sue porte, per usare la storica espressione di un prossimo santo peronista. Perché, sapete,
Anche sulla guerra in Ucraina, contrariamente a un racconto propagandato, è in dialogo e commercia con entrambe le parti e ha proposto ipotesi di accordo più tardi risultate vicine a quanto chiesto dall’Ucraina.
È solo colpa della nebbia della propaganda bellicista occidentale se non avete capito che la Cina è vicina all’Ucraina, vuole “commerciare” con essa e ha suggerito i modi per porre fine alla guerra nell’interesse di Kyiv. Stolti noi a non averlo capito. Perché, vedete, la Cina “commercia” e “pianifica”, cosa che la rende sorgente di stabilità e prevedibilità:
Il sistema politico cinese ne rende l’economia prevedibile e trasparente, perché i piani quinquennali, per ora sempre rispettati, rendono leggibili direzioni e aspetti dello sviluppo.
Quindi, o Europa, liberati del giogo americano e affidati alla Grande Forza Stabile di Pechino. Commercia, o meglio compra e non pensare di vendere: fatti invadere di manufatti come già oggi accade. Fai spazzare via interi tuoi settori produttivi. È la palingenesi del capitalismo occidentale fallito: dopo staremo tutti meglio.
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Suggestive tesi, come potete constatare. Per fortuna abbiamo il Corriere che ci permette di conoscerle. Meglio, molto meglio, di quegli arroganti wolf warriors cinesi sui social. Per fortuna tornati nelle loro tane, per verosimile decisione della Forza Tranquilla di Pechino. Che preferisce affidarsi, per la sua predicazione, a “mediatori culturali” locali, come Carlo Rovelli, l’uomo che sospira per il ’77 italiano.
Solo i più ottusi si chiedono per quale motivo il Corriere faccia scrivere di questi temi a un fisico. Il motivo è semplice, per chi non ha paraocchi ideologici occidentali e decadenti. Perché questo fisico ha fatto una scoperta che rivoluzionerà il mondo: ha scoperto la Grande Forza Tranquilla. Altro che il bosone di Higgs.
(Photo by Fronteiras do Pensamento, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons)