Negli anni successivi alla pubblicazione del mio libro, “La cura letale” (novembre 2012), ho ricevuto molte richieste di un sequel, a cui non ho dato seguito sia perché scrivere un libro è stata per me un’esperienza piuttosto esaustiva (nel senso di esaustione), sia perché non è che le case editrici facessero la fila fuori dalla porta di un signor Nessuno, sia perché – più banalmente – non avevo tempo. Tuttavia, in tutti questi anni, ho continuato a scrivere sul mio sito, quello che leggete in questo momento. Negli ultimi tempi, tuttavia, un filo rosso (o di altro colore a scelta, spesso marrone) è comparso al mio orizzonte.
È il processo di “italianizzazione” del discorso pubblico nei paesi europei ma più in generale in Occidente: populismo, classi politiche di impotenti lobotomizzati dai social, spesso incapaci di cogliere la complessità (parola purtroppo sequestrata e sfregiata proprio da chi propone soluzioni semplici a problemi complessi), elettorati molto mobili, alla ricerca della nuova fiaba da bersi tutta d’un fiato in attesa del risveglio successivo.
La crisi esistenziale della costruzione europea è la crisi di quelle che un tempo erano le sue colonne. Ma parlerei di crisi europea, includendovi l’ex impero di là della Manica, che insiste a non prendere atto del suo declino e coltiva illusioni come la Brexit, salvo finire a sgranocchiare i suoi leader pro tempore, nell’affannosa ricerca del pifferaio definitivo.
Ma facciamola breve: da questo fil rouge è nata questa “antologia”, se mi permettere il termine vagamente magniloquente. Si snoda attraverso l’ultimo lustro, mostra come alcune dinamiche di declino italiano abbiamo ormai avvolto altri grandi paesi europei ma anche, con le necessarie e dovute distinzioni di storia e cultura, l’impero americano. Oggi retto dall’uomo che pare mandato dalla Provvidenza (o dalla Imprevidenza) a percorrere il viale del tramonto.
Quanto all’editore, visto che viviamo nell’epoca della spinta dal basso (sia pure agevolata dai veri imperi del nostro tempo, quelli economici transnazionali), ho usato il canale del self-publishing mediante il mostro di Seattle. Che il Signore o chi per esso mi perdoni.
Questa raccolta “ragionata” di post permetterà a chi non mi conosce, e ha tempo e voglia di leggere, di comprendere come è evoluto il mio pensiero sullo stato del mondo e del nostro paese. Ineliminabile è la sensazione di essere stato piuttosto naïf, rileggendomi, e questa sensazione è tanto più forte quanto più si viaggia a ritroso nel tempo. Ma non avendo velleità oracolari, ci sta ampiamente.
Resta la metafora medica, che è un po’ il mio personale fil rouge: dalla cura letale al paziente zero. Buona lettura, se vorrete.
Per decenni l’Italia è stata trattata come un’anomalia. Il malato d’Europa, il cugino imbarazzante. Finché gli altri non hanno scoperto di avere gli stessi sintomi.
E se l’Italia non fosse l’eccezione, ma il laboratorio? Se il debito fuori controllo, il welfare insostenibile, i populisti che promettono l’impossibile e poi si arrendono alla realtà fossero il copione che tutte le democrazie occidentali erano destinate a recitare?
In questo libro, scritto in tempo reale tra il 2020 e il 2026, Mario Seminerio documenta il contagio. Dal Regno Unito del cakeism alla Francia della possibile mélonisation, dalla Germania che scopre di avere problemi italiani agli Stati Uniti dell’imperatore furioso, il pattern si ripete con una simmetria quasi geometrica.
Sette tappe — sempre le stesse — dalla stagnazione al populismo, dal populismo alla resa, dalla resa alla frustrazione. Ogni volta un gradino più in basso.
La cartella clinica del paziente zero è la diagnosi di un’epoca.
Nota di servizio: al momento trovate il formato ebook. Il paperback arriverà entro un paio di giorni.
Mario Seminerio
Paziente Zero – Come la sindrome italiana ha contagiato l’Europa (e l’Occidente)
