Basta qualche ciliegia e la disoccupazione va giù

Ieri, sul Messaggero-è-il-profumo-della-vita, è uscito un nuovo editoriale del nostro Mastro Ciliegia preferito, al secolo Marco Pangloss Fortis. Altro giro, altro primato italiano, che il mondo ottuso e le agenzie di rating che sbagliano candeggio non comprendono. Questa volta, è la disoccupazione. Quella italiana scende, crolla, batte in ritirata, si squaglia come neve al sole. Stracciamo latini, nordici, romeni e romulani, nessun altro paese europeo fa meglio di noi e così spero di voi.

Soprattutto, è un trionfo giovanile. Scrive Fortis:

Un’altra comparazione significativa riguarda il tasso di disoccupazione giovanile, sceso in Italia dal 20,3% dell’aprile 2025 al 16,9% dell’aprile 2026, con un calo di ben 3,4 punti percentuali in soli dodici mesi, il più forte registrato in tutta la UE. In Francia la disoccupazione giovanile è invece salita al 21,4%, mentre in Spagna è scesa solo lievemente al 23,7%; in Svezia è balzata al 24,4% e in Finlandia al 22,2%, tutti valori molto più alti che in Italia.

Lasciamo stare quei tristi personaggi senza joie de vivre né serotonina, cioè Svezia e Finlandia: restiamo ai numeri italiani. Sono andato a cercarmi i dati Istat del periodo aprile 2025- aprile 2026 per la coorte 15-24 anni. In termini percentuali, le cose stanno effettivamente come dice Fortis.

Poi, però, sono andato a cercare i numeri assoluti, e ho trovato questi:

Come sapranno anche quelli tra voi che non scrivono editoriali economici (nel senso che trattano di economia, non che costano poco) su quotidiani nazionali, il tasso di disoccupazione è il rapporto tra disoccupati (cioè coloro che cercano “attivamente” occupazione) e le forze di lavoro, cioè la somma di occupati e disoccupati. Questo rapporto nulla dice degli inattivi, cioè coloro che non cercano lavoro. E qui casca l’asino, stroncato da un enorme basto di ciliegie.

Ora, capita che, nell’ultimo anno, per la coorte 15-24 anni, il numero di disoccupati sia effettivamente diminuito ma contestualmente a un’impennata di quello degli inattivi.

Come si nota dalle tabelle, in un anno abbiamo 63 mila giovani disoccupati in meno e il tasso di disoccupazione giovanile è effettivamente calato di 3,4 punti percentuali ma solo perché nello stesso periodo ci sono stati 134 mila inattivi in più, con un aumento del tasso di inattività di 1,9 punti percentuali.

Non solo: se guardiamo al numero di chi lavora, nell’anno esso è diminuito di 40 mila unità.

Possiamo quindi puntare al record galattico del minor numero di disoccupati: è sufficiente che diventino tutti inattivi. Tra l’altro, in tal modo avrebbero più tempo per gustare gli editoriali di Fortis.

Io, pur se da occupato, continuerò a leggerli e rimpinzarmi di ciliegie. Voi, invece, informatevi e tenete occhi e orecchie aperte. Su quest’ultime, però, poggiate gli occhiali da sole per non farvi abbacinare da presente e futuro di questo meraviglioso paese di cantastorie.

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