Confesso che non è affatto semplice seguire la girandola di dichiarazioni quotidiane dei nostri due prestigiosi vicepremier, soprattutto quando si ha la fortuna di avere un lavoro. Tuttavia, mentre attendiamo di conoscere che diavolo di legge di bilancio uscirà dalla “interlocuzione” che il non meno prestigioso premier italiano ha in atto con la Commissione Ue, segnalo tre perle delle ultime ventiquattr’ore di Giggino Di Maio,  l’uomo che non perde mai occasione per chiudersi in un dignitoso silenzio e preservare il dubbio negli interlocutori.

Oggi sui giornali italiani compare il resoconto della epocale cena tra il premier italiano Giuseppe Conte ed il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, in cui non è accaduto nulla di sostanziale né di verificabile a parte il menù, riportato da quasi tutti gli organi di stampa. Oggi emergono alcuni spifferi di quella che potrebbe essere l’offerta italiana e ve ne diamo conto per dovere di cronaca, ma non perdeteci troppo tempo. Unica conclusione a cui si può giungere, se tali spifferi fossero confermati dai fatti, è che abbiamo al governo una coalizione di pericolosi incapaci, mossi solo da bulimia di potere. Strano, vero?

Nei giorni scorsi ho segnalato più volte un bizzarro atteggiamento del direttore del Tg La7, Enrico Mentana. Nello specifico, quello di commentare il livello giornaliero dello spread tra Btp e Bund enfatizzando le chiusure su livelli inferiori ai massimi di giornata, anche quando tali chiusure sono comunque superiori a quelle del giorno precedente. Ad esempio, cose del tipo “oggi lo spread ha toccato un massimo di 320 punti base ma poi ha ripiegato chiudendo a 318″, quando il giorno precedente la chiusura era a 310. Questo modo di dare la notizia, solo in apparenza oggettivo, è in realtà distorsivo perché, concentrato sul brevissimo termine (la giornata), finisce col decontestualizzare il trend, che è invece di fortissimo allargamento, da mesi.

Oggi su MF compare l’ennesima letterina alla stampa del professor Paolo Savona, che proprio non si capacita del fatto che la sua rivoluzionaria proposta di riscrittura dei trattati europei non trovi l’eco che meriterebbe, fuori dall’Italia. Nell’esercizio divulgativo di oggi, sempre in bella prosa, Savona ci spiega che il keynesismo non è morto. Con qualche suggestione per rianimarlo, almeno entro le patrie mura.

E dunque il governo italiano ha replicato alla Commissione Ue, mantenendo la propria posizione: la legge di bilancio più disfunzionale della recente storia italiana non si tocca; al più, saranno previste misure di “salvaguardia” che oscillano tra l’irrealizzabile e l’autolesionistico, dopo che il ministro dell’Economia ha deciso di prestare sino alla fine la sua immagine e la sua storia professionale a questa gigantesca operazione di voto di scambio di chiaro intento suicidario per il paese.

Alcuni dati, spunti e perle assortite, tratti dall’audizione di oggi di Istat sulla manovra di bilancio 2019. La conferma che l’analfabetismo funzionale ha fatto il suo trionfale ingresso nella stanza dei bottoni, ed ora sta legiferando. Ricordate la regola aurea di ogni parassita? Preservare l’organismo ospitante. Ecco, direi che, nel caso italiano corrente, tale regola è clamorosamente violata.

Dopo la stroncatura delle stime di crescita italiana da parte della Commissione Ue e la dura reazione del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, siamo giunti con grande puntualità alle “analisi” che cercano di confutare l’approccio di Bruxelles. Più che altro, si tratta di una forma di fact checking alla vaccinara, compiuta in alcuni casi da giornalisti che hanno una assai scarsa dimestichezza con la logica, prima che con i numeri e le metodologie di previsione.

Prendete il video qui sotto. Guardatelo ed ascoltatelo. In esso troverete un celebre giornalista televisivo che pone domande al primo ministro di un paese del G7. Sono domande complessivamente miti, con qualche necessaria reiterazione (sempre assai poco assertiva) di fronte a palesi reticenze dell’intervistato, che spesso agisce per alimentare i più frusti luoghi comuni sulla professione di avvocato in questo paese, con una retorica ampollosa.