di Vitalba Azzollini

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…”. Questo sembra l’incipit più adeguato per introdurre il tema della misura elaborata dal cosiddetto governo del cambiamento: assegnare terreni pubblici a chi sia disposto a mettere al mondo il terzo figlio. La misura, che riecheggia note di epoche andate, è stata oggetto di molta ironia, e l’ironia è un’arma micidiale. Ma serve altro per dare adeguata rilevanza al fatto che l’elaborazione di ogni nuova norma – anche quella più campata in aria, come in questo caso – comporta dispendio di tempo e di risorse.

In caso vi fosse sfuggito, ieri il vice premier e bisministro Luigi Di Maio ha illustrato le linee guida della riforma dei centri per l’impiego e del reddito di cittadinanza. Più o meno tutto come da attese, spunti comici inclusi. Resta da capire dove finisca l’ignoranza specifica sul funzionamento del mercato del lavoro e dove inizi la furbizia politica della ricerca della forma definitiva del voto di scambio.

di Vitalba Azzollini

Alcune brevi considerazioni sul caso Tap-Di Maio. La vicenda è nota: l’attuale responsabile del Mise afferma che il progetto Tap non può essere interrotto da parte dell’Italia a causa delle “penali” che si dovrebbero pagare, “penali” di cui egli sarebbe venuto a conoscenza solo di recente; il precedente responsabile del Mise, Calenda, sostiene invece che non ci sono “penali”, perché esse sono sempre tecnicamente legate all’inadempimento di un contratto, contratto che in questo caso non esiste.

Mentre i nostri scappati di casa contano disperatamente i giorni mancanti alle elezioni europee, cioè al momento in cui gli altri paesi manderanno a Strasburgo propri rappresentanti col mandato imperativo di proteggerli dai pericolosi accattoni sovrani italiani, si moltiplicano spifferi, rumours e boatos di correzioni alla “manovra del Popolo”. Seguirle tutte è improbo e soprattutto inane, ma non possiamo non rilevare alcuni cortocircuiti che sarebbero perfetti per un remake nazionale di Cinico TV, interpretato da attori non professionisti scelti tra sessanta milioni di ostaggi.

Chiunque creda davvero che il prossimo 31 ottobre si giungerà alla definizione del nuovo assetto societario di Alitalia, se la faccia passare: il nostro prestigioso esecutivo, per mano e bocca del suo imprescindibile vicepremier e bisministro, Luigi Di Maio, sceglierà la via della proroga alla proroga. Ma nel frattempo è “divertente” assistere agli spasmi dialettici della nostra sovrana compagnia di giro.

Mentre il governo italiano cerca disperatamente ed in modo del tutto estemporaneo di tranquillizzare gli investitori ed i risparmiatori, si parla sempre più di misure di “limitazione” del deficit incorporate nella legge di bilancio, in caso si rendesse necessario. Un non senso assoluto, che purtroppo viene spinto anche da chi sta mettendo a rischio una reputazione accademica costruita in decenni, ma che in realtà potrebbe nascondere qualcosa di meno irrazionale.

In caso vi fosse sfuggito, vi segnalo un articolo apparso ieri su Libero a firma di Paola Tommasi, la laureata della Bocconi divenuta celebre per aver “collaborato con lo staff di Donald Trump” (così narra la sua biografia) durante la campagna elettorale del 2016. C’è soprattutto un passaggio, di questo commento, che merita la segnalazione: dove l’azzardo morale incontra la trielina. Parliamo di mutui. Aspettate a sbadigliare perché merita.

Su Avvenire trovate un’interessante intervista a Raffaello Lupi, giurista tributario e docente a Roma Tor Vergata, oltre che attivo e simpaticissimo divulgatore fiscale e sociologico su Twitter. Da essa apprendiamo che l’esecutivo avrebbe fatto la pentola del condono ma senza il coperchio dell’impunità, e restiamo a chiederci se siamo di fronte a degli analfabeti o a dei furbi che cercano con ogni mezzo di trasmettere messaggi simbolici al proprio elettorato, contando sul fatto che basterà.

Vi ricordo, in caso ieri foste stati in altre faccende affaccendati, in cosa consiste il condono previsto dal governo. Si tratta della possibilità di integrare la dichiarazione dei redditi fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro, per singola imposta e con scudo penale. Quindi, a fronte di un imponibile di 300.000 euro, è possibile fare emergere nero per 100.000 euro annui per singola imposta. Se ne avete di più, è in omaggio.