di Vitalba Azzollini

Nei giorni in cui l’attenzione dell’opinione pubblica era focalizzata sull’approvazione della legge di Bilancio, è passata quasi sotto silenzio la circolare del Ministero dell’Interno riguardante il decreto in tema di sicurezza e immigrazione (d.l. n. 113/2018, convertito nella l. n. 132/2018). Va rammentato che quest’ultimo è stato oggetto di critiche sin dalla sua emanazione, sia per i profili di incostituzionalità che presenta, sia per gli impatti che è destinato a produrre. E forse non a caso la circolare, anziché assolvere alla funzione tipica di questo genere di atti – cioè sciogliere i dubbi sulla legge, fornire criteri di interpretazione delle disposizioni dubbie, dirimere i nodi di illegittimità rilevati – pare piuttosto finalizzata a contrastare le critiche al decreto e, al contempo, rafforzare lo storytelling del ministro sull’argomento. Essa, infatti, magnifica le politiche salviniane sull’immigrazione, celebrandone il culmine raggiunto col decreto suddetto: in questo senso, l’atto del ministro è un capolavoro di mistificazione.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

come troppo spesso accade, a problemi reali corrispondono proposte quanto meno poco ponderate, per non voler dire sbagliate.

È il caso dei “tempi lunghi” per gli appalti. Tra i vari emendamenti che sembra si prevedano per il testo (che non c’è) della legge di bilancio, spicca una tipica risposta fuori mira ad una questione delicata: l’innalzamento della soglia entro la quale si rende possibile “ai sindaci” affidare direttamente lavori, servizi o forniture, inizialmente previsto in 200.000 euro, poi abbassato a 150.000 euro.

di Vitalba Azzollini

Nel Paese che fu la culla del diritto, il diritto viene addomesticato pure per l’esigenza di far cassa: basta applicare una certa imposta a ogni cosa che ha il nome previsto dalla norma impositiva, anche se nella sostanza si tratta di un’entità giuridica totalmente diversa, e il gioco è fatto. Se poi l’imposta va a gravare su ciò che tutti i governi, trasversalmente, dichiarano di voler favorire – l’avvio al lavoro dei giovani – senza che nessuno si preoccupi di trovare una soluzione, la questione diviene ancor più surreale. Proviamo a sbrogliare la matassa.

di Vitalba Azzollini

I politici pro tempore al potere possono fare sostanzialmente ciò che vogliono, nel rispetto dei paletti dell’ordinamento, com’è ovvio. Quindi, può anche capitare che decidano di sovvertire l’orientamento espresso da chi li ha preceduti, annullandone le decisioni, perché in disaccordo con le idee che ne erano alla base. Se, invece, accade che le forze al potere facciano retromarcia rispetto a quanto da esse stesse affermato solo poche settimane prima, e senza che nel frattempo siano mutati elementi del contesto, allora la questione diventa più imbarazzante. Ancor più imbarazzante è, poi, il cambio di indirizzo giustificato da motivazioni prive di concreto fondamento. Non sembra, invece, provare alcun imbarazzo nessuno degli attori dell’attuale legislatura, dopo che il governo italiano ha annunciato che non firmerà il Global Compact for Migration (GCM) l’accordo in tema di migrazioni elaborato in sede Onu.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

la montagna del reddito di cittadinanza pare stia per partorire un topolino. Non solo dal lato dell’erogazione del reddito ad una platea di cittadini che ogni giorno va restringendosi, man mano che si evidenzia la complessa sostenibilità finanziaria della misura, ma anche dal lato dell’organizzazione retrostante.

di Vitalba Azzollini

Il crollo del ponte Morandi ha dimostrato quanto sia necessario un alto livello di attenzione sulle concessioni pubbliche, in particolare su quelle del settore autostradale. Ciò trova da ultimo conferma nell’indagine svolta dall’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) tra il 17 maggio e il 30 settembre 2017, pubblicata il 17 ottobre di quest’anno, tesa a raccogliere dati e informazioni per un “censimento” di tutti i titolari di concessioni non affidate con procedura di evidenza pubblica, ai fini di successivi controlli. Da tale indagine emergono risultanze che lasciano perplessi: considerata l’importanza del tema della qualità e dei prezzi cui i servizi pubblici vengono erogati, è il caso di darne conto.

di Luigi Oliveri

Il colpo inferto dalla Corte costituzionale ad una delle riforme simbolo della passata legislatura è di quelli ferali. Il “Jobs Act” è stato fondato in modo quasi preponderante sull’introduzione del “contratto a tutele crescenti”. Ma le tutele crescenti in realtà erano sostanzialmente tali solo a parole.

di Vitalba Azzollini

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…”. Questo sembra l’incipit più adeguato per introdurre il tema della misura elaborata dal cosiddetto governo del cambiamento: assegnare terreni pubblici a chi sia disposto a mettere al mondo il terzo figlio. La misura, che riecheggia note di epoche andate, è stata oggetto di molta ironia, e l’ironia è un’arma micidiale. Ma serve altro per dare adeguata rilevanza al fatto che l’elaborazione di ogni nuova norma – anche quella più campata in aria, come in questo caso – comporta dispendio di tempo e di risorse.