di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

questi pixel, nonostante la loro formazione giuridico-burocratica-borbonica, non sono ancora ben riusciti a capire quale sia la sottigliezza alla base del fondamento tecnico della possibilità stessa di pensare che una circolare possa ammettere un’autocertificazione in tema sanitario, che invece la legge non consente.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

la gravissima carenza di efficienti politiche del lavoro è perfettamente testimoniata dalla grottesca vicenda degli insegnanti delle scuole d’infanzia. Il tutto nasce dalla sentenza 117/2017 dell’Adunanza plenaria del Consiglio di stato che ha sancito l’esclusione dalle graduatorie ad esaurimento degli insegnanti delle scuole dell’infanzia privi di laurea. In termini meno burocratici, l’estromissione dalle graduatorie ad esaurimento implica l’eliminazione della possibilità di una chiamata per un’assunzione a tempo indeterminato.

di Vitalba Azzollini

“La salute è la prima cosa”: con questa espressione comune si suole rimarcare che, tra i beni della vita, la salute è quello preminente. Come lo è per l’uomo della strada, così per gli amministratori pubblici: nella valutazione ponderata degli interessi in gioco, che precede le loro decisioni, la salute riveste un’importanza superiore.

di Vitalba Azzollini

Negli ultimi tempi si assiste a dibattiti surreali, che creano una matassa aggrovigliata della quale l’informazione stenta a trovare il capo. Riuscire a restare lucidi, dipanando nodi senza esserne invischiati, diviene così quasi una sfida. La questione della nomina del presidente della Rai ne è solo uno degli esempi.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

appreso che della “manina” in via Veneto lo sapevano da una settimana, sarebbe interessante adesso soffermarsi un attimo sul merito dell’ormai celeberrima relazione tecnica che stima una perdita di 8.000 posti di lavoro in ragione di anno, come effetto del “decreto dignità”.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Ella cosa farà nel 2028? Come dice? Troppo lungo il termine per saperlo? Certo, 10 anni sono tanti. Ma per fortuna, in Italia, c’è chi sa perfettamente che tra 10 anni, e per tutto il decennio 2019-2028, i rapporti di lavoro a tempo determinato diminuiranno al tasso costante di 8.000 l’anno, per effetto del “decreto dignità”.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Un contratto a tempo indeterminato è per sempre, come un diamante? Se la risposta fosse affermativa, potrebbero risultare comprensibili i continui dibattiti sulle regole di disciplina del contratto di lavoro. Il fatto è che, tuttavia, questi dibattiti paiono sviare dalle questioni più concrete e serie: cioè, se il sistema economico nel suo complesso risulti davvero in quella fase di ripresa tale da consentire alle aziende di investire a lungo termine e, quindi, attivare contratti a tempo lungo, da un lato; e, dall’altro, quali interventi di sostegno alla fase di transizione tra un lavoro (a termine o non) attivare, cioè quali politiche attive realizzare e, infine, porsi la domanda se e quali modifiche al sistema previdenziale occorre disporre, sia per assicurare le tutele ai disoccupati, sia per agevolare la costruzione di una pensione per il futuro.

di Vitalba Azzollini

Il governo “del cambiamento” non si è finora segnalato per produttività in termini di proposte normative sui temi oggetto del “contratto di programma”, a meno di non considerare le quotidiane dichiarazioni rese dai contraenti quali fonti del diritto (così come le slide al tempo del governo Renzi). In attesa di testi di regolazione – e con la chiara consapevolezza dei gravi problemi all’orizzonte – poteva comunque essere positivamente valutata l’intenzione del ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Alberto Bonisoli, di non confermare il cosiddetto bonus diciottenni.

di Alessio Argiolas*

L’insegnamento della lingua inglese non era (rectius: è) una priorità dell’Istruzione patria, ma da circa quattro lustri il Burosauro dà nomi inglesi ai burosaurini (transparency act, bail-in). Tale prassi è invalsa anche per uniformazione terminologica, dovuta al recepimento della normativa sovranazionale. Purtroppo l’Italia chiama olive l’output del processo digestivo delle pecore (confrontate il FOIA italiano con l’equivalente USA).