Oggi su MF compare l’ennesima letterina alla stampa del professor Paolo Savona, che proprio non si capacita del fatto che la sua rivoluzionaria proposta di riscrittura dei trattati europei non trovi l’eco che meriterebbe, fuori dall’Italia. Nell’esercizio divulgativo di oggi, sempre in bella prosa, Savona ci spiega che il keynesismo non è morto. Con qualche suggestione per rianimarlo, almeno entro le patrie mura.

di Vitalba Azzollini

Il crollo del ponte Morandi ha dimostrato quanto sia necessario un alto livello di attenzione sulle concessioni pubbliche, in particolare su quelle del settore autostradale. Ciò trova da ultimo conferma nell’indagine svolta dall’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) tra il 17 maggio e il 30 settembre 2017, pubblicata il 17 ottobre di quest’anno, tesa a raccogliere dati e informazioni per un “censimento” di tutti i titolari di concessioni non affidate con procedura di evidenza pubblica, ai fini di successivi controlli. Da tale indagine emergono risultanze che lasciano perplessi: considerata l’importanza del tema della qualità e dei prezzi cui i servizi pubblici vengono erogati, è il caso di darne conto.

E dunque il governo italiano ha replicato alla Commissione Ue, mantenendo la propria posizione: la legge di bilancio più disfunzionale della recente storia italiana non si tocca; al più, saranno previste misure di “salvaguardia” che oscillano tra l’irrealizzabile e l’autolesionistico, dopo che il ministro dell’Economia ha deciso di prestare sino alla fine la sua immagine e la sua storia professionale a questa gigantesca operazione di voto di scambio di chiaro intento suicidario per il paese.

Alcuni dati, spunti e perle assortite, tratti dall’audizione di oggi di Istat sulla manovra di bilancio 2019. La conferma che l’analfabetismo funzionale ha fatto il suo trionfale ingresso nella stanza dei bottoni, ed ora sta legiferando. Ricordate la regola aurea di ogni parassita? Preservare l’organismo ospitante. Ecco, direi che, nel caso italiano corrente, tale regola è clamorosamente violata.

Mi sarei volentieri risparmiato di commentare l’esito del referendum consultivo sulla messa a gara del trasporto pubblico locale in area urbana a Roma. Si tratta di uno di quei temi ormai stucchevoli, per logoramento, e dove si realizzano polarizzazioni immediate, con conseguente frastuono. Però alcune riflessioni ve le infliggo comunque.

di Luigi Oliveri

Il colpo inferto dalla Corte costituzionale ad una delle riforme simbolo della passata legislatura è di quelli ferali. Il “Jobs Act” è stato fondato in modo quasi preponderante sull’introduzione del “contratto a tutele crescenti”. Ma le tutele crescenti in realtà erano sostanzialmente tali solo a parole.

Dopo la stroncatura delle stime di crescita italiana da parte della Commissione Ue e la dura reazione del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, siamo giunti con grande puntualità alle “analisi” che cercano di confutare l’approccio di Bruxelles. Più che altro, si tratta di una forma di fact checking alla vaccinara, compiuta in alcuni casi da giornalisti che hanno una assai scarsa dimestichezza con la logica, prima che con i numeri e le metodologie di previsione.

Prendete il video qui sotto. Guardatelo ed ascoltatelo. In esso troverete un celebre giornalista televisivo che pone domande al primo ministro di un paese del G7. Sono domande complessivamente miti, con qualche necessaria reiterazione (sempre assai poco assertiva) di fronte a palesi reticenze dell’intervistato, che spesso agisce per alimentare i più frusti luoghi comuni sulla professione di avvocato in questo paese, con una retorica ampollosa.