Si prepara, pare, il lancio di nuove gride di manzoniana memoria sulle banche, per opera della preparatissima maggioranza gialloverde; in particolare della componente gialla, che assai raramente perde occasione per dimostrare la propria incompetenza in materia di regolazione del credito (oltre che su tutto il resto). Molti effetti collaterali avversi, altrettanta impraticabilità delle nuove norme di “regolazione”, ma molta coreografia populista ad uso di stimolazione delle ghiandole salivari del popolo stressato.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

finalmente si riesce a capire (?) qualcosa di più sui navigator. Sembra di aver compreso che:

  1. la legge di bilancio 2019 finanzia 4.000 assunzioni nei centri per l’impiego allo scopo di rafforzarli, ma non saranno questi a svolgere (almeno non necessariamente) la funzione di navigator;
  2. è il decreto legge sul reddito di cittadinanza a prevedere un finanziamento per avviare 4.000-4.500 navigator.

Prima di andare al nocciolo della questione, Titolare, Le racconto una breve storia.

La surreale idea di nazionalizzare l’istituto genovese e fonderlo con MPS dovrebbe servire a sconfiggere il rischio di credito

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dalla grandinata di bellicose dichiarazioni politiche sulla vicenda del salvataggio di Carige, spicca la persistente suggestione a creare una “banca d’investimento dello stato”, in grado di “prestare ad imprese e cittadini”. Magari attraverso la fusione con MPS.

Ieri l’agenzia Reuters ha scritto che la Banca Popolare di Bari si accingerebbe a varare un robusto aumento di capitale, quantificato in mezzo miliardo, di cui 300 milioni in nuove azioni e 200 milioni di prestito subordinato. I numeri non sono stati confermati dalla banca, che tuttavia conferma il rafforzamento patrimoniale a valle del nuovo piano industriale, a cui sta lavorando il nuovo/vecchio capo azienda, Vincenzo De Bustis, e che trasformerà la banca in SpA.

Dopo che il governo ha deciso di fotocopiare su Carige il template di salvataggio di MPS, infuria (yawn) la polemica su chi abbia fatto cosa e a chi vadano i meriti (spoiler: a nessuno). I più spericolati ultrà con in tasca la tessera del cosiddetto Ordine dei giornalisti si lanciano in improbabili paralleli tra il caso Carige e la demoniaca Etruria e rimediano solo figure di palta, visto che la cornice dei due interventi non potrebbe essere più differente e normativamente lontana. Ma tant’è.

Il consiglio dei ministri ha adottato una serie di provvedimenti a sostegno dell’ultima grande malata di una lunga serie di banche, nel paese dove “gli istituti sono solidi”. Si tratta di Carige, da anni in condizioni periclitanti. Quella che ha un azionista di maggioranza relativa in grado di bloccare l’assemblea straordinaria, e che sostituisce amministratori delegati manco fosse Maurizio Zamparini coi suoi allenatori. La cosa interessante è che le misure del governo del Cambiamento sono la fotocopia di quelle adottate dai governi nella scorsa legislatura.