Oggi il MEF ha annunciato il lancio del cosiddetto BTP Futura, “il primo titolo di stato interamente dedicato al retail”. Si tratta della effettiva concretizzazione di quanto ipotizzato (o minacciato) da una parte della politica settimane addietro, e di conseguenza rappresenta la risposta alla mobilitazione “patriottica” del risparmio italiano. In questo post cerco di spiegare ai non addetti ai lavori come è costruito il titolo.

Il governo e la maggioranza puntano sulla proroga al 31 dicembre della cassa integrazione, usando i prestiti europei SURE. Ma che accadrà quando diverrà evidente che una parte dei circa otto milioni di cassintegrati non riuscirà a rientrare al lavoro, perché le loro imprese non ce l’avranno fatta? Avremo il tentativo italiano di rendere permanente la Cig, proprio come il QE delle banche centrali sta diventando altrettanto permanente. Che c’entra questo bizzarro parallelo?

Ieri, nel corso della conferenza stampa di presentazione del “progetto” di ripresa economica, il premier Giuseppe Conte ha detto alcune cose. Ad esempio, che da lunedì parte questo momento di concertazione consultazione tra governo, opposizione e forze sociali, che prenderà l’assai logoro e vagamente menagramo nome di “Stati generali“. Poi, ha detto che stiamo cercando soldi europei. E qui iniziano i cortocircuiti.

Questa settimana parliamo della vittoria italiana ai Mondiali del fatto che il nostro paese sarà il primo “beneficiario” del pacchetto di sovvenzioni e prestiti erogati dal Recovery Fund. Ma, soprattutto, parliamo della reazione di politica e stampa italiane alla notizia. A caldo, dopo l’annuncio di Ursula von der Leyen, qualcosa di simile all’euforia. Poi, crescente perplessità e preoccupazione per il fatto che i soldi arriveranno solo tra qualche mese. Ma parliamo anche dell’ennesimo capitolo dell’impazzimento di un paese.

Tra meno di tre mesi saranno passati due anni dal trauma del crollo del Ponte Morandi. Due anni durante i quali, oltre ad aver assistito alla ricostruzione a tempi di record del ponte, circostanza che ha indotto molti a credere di aver trovato l’ennesimo proiettile d’argento per questo disgraziato paese (investimenti infrastrutturali “commissariati” ed effettuati in condizioni di ossimorica “normalità emergenziale”), abbiamo assistito anche al balletto indecente su “revochiamo, non revochiamo” la concessione ai Benetton. Come alcuni tra voi ricorderanno, era (avevo) già tutto previsto. Incluso lo stallo.

Poiché in questo paese tutto ritorna uguale a se stesso, oggi leggiamo sui quotidiani del ritorno della magica “riforma fiscale”. Quella che solleverà il paese tirandolo per le stringhe. Come sempre, le parole d’ordine sono “semplificazione”, “progressività”, “riduzione del carico fiscale su lavoro e impresa”, e così spero di voi. La novità è che “qualcuno” pensa di usare indirettamente il “tesorettone” del Recovery Fund per giungere a queste eterne pietre miliari.

Che Recovery Fund sarà? Uno fatto di sole sovvenzioni, di soli prestiti o di un mix dei due? E con quali condizioni, che comunque ci saranno, con buona pace dei desiderata italiani, che come sempre sono in modalità (negoziale?) datece li sordi senza fiatà? Ma, a parte ciò, con Michele parliamo anche della cosa in cui ho creduto per molti anni, ma a cui ora non credo più.