Dopo che l’Italia ha schivato la procedura per deficit eccessivo da parte della Commissione europea, i mercati hanno festeggiato con un impressionante rally dei nostri Btp, che ha avuto il suo culmine nella giornata di ieri, con un vero e proprio crollo dei rendimenti su tutta la curva delle scadenze. Alcune lezioni da questa vicenda.

In Italia, quando si parla di lavoro, c’è sempre la tendenza a produrre una propaganda malata e distorta, ben più che in altri paesi occidentali. Prendiamo i dati di maggio, pubblicati ieri da Istat. Sono dati in complesso positivi ma che pongono anche domande, per alcune evidenti “anomalie”, come l’apparente disconnessione tra mercato del lavoro e congiuntura. Malgrado ciò, la macchina della propaganda becera, quella che ben si attaglia al paese primatista mondiale di analfabeti funzionali e di Neet, ha trovato l’abituale amplissimo spazio.

In condizioni normali non andrei a guardare i conti trimestrali della pubblica amministrazione, perché si tratta di dati fortemente distorti da stagionalità caratteristiche ed ogni tentativo di proiettarli su scala annuale servirebbe solo a giustificare la scarsa comprensione della realtà da parte del suo autore. Quello che tuttavia si può fare è confrontare i dati rispetto allo stesso trimestre degli anni precedenti.

Il candidato principale alla leadership del partito Conservatore britannico, Boris Johnson, pare voler proseguire nella strada di lanciare proclami senza senso ed attendere di essere sconfessato dalla realtà. Dopo la fiaba dei 350 milioni di sterline a settimana da “riportare a casa” da Bruxelles, ora il front runner dei Tories, in attesa che i 160 mila iscritti al partito lo incoronino leader e di conseguenza primo ministro, si diletta con proclami di uscita “no-deal” che produrrebbero il migliore dei mondi possibili, per i britannici. Che noia, che barba.

Nell’ultimo anno ci sono stati tre casi di società di gestione finite in guai di varia intensità a seguito dello stock di investimenti illiquidi in portafoglio. L’ultimo in ordine di tempo è l’asset manager H2O, controllato dai francesi di Natixis, finito sotto i riflettori dopo che il Financial Times ha evidenziato che i suoi fondi detenevano dei bond privi di mercato emessi da un discusso finanziere tedesco, abbonato a problemi con la giustizia.

Ieri Cassa Depositi e Prestiti ha emesso un comunicato in cui informa che, su richiesta dell’azionista di controllo, cioè il Tesoro, il 28 giugno l’Assemblea degli azionisti delibererà la distribuzione di riserve di utili portati a nuovo per un ammontare complessivo di Euro 959.862.495,68 a valere sul residuo utile 2018. Sarà l’inizio del grande smottamento e dell’assalto alle partecipate?

Dopo alcuni “avvertimenti”, nelle ultime settimane, ieri Mario Draghi ha pressoché ufficializzato che la Bce procederà ad allentare nuovamente la politica monetaria dell’Eurozona. I mercati hanno avuto una reazione isterica, facendo precipitare ulteriormente i rendimenti obbligazionari, e le borse hanno seguito al rialzo, scordando per un giorno le cupe nubi che si stanno da tempo addensando sulla congiuntura internazionale. Che accadrà, ora?

Visto che siamo in tempi di minibot, e visto che il parallelo tra la geniale idea italiana e quella avanzata anni addietro per la Grecia da Yanis Varoufakis tende a ricorrere, l’ideatore della via greca allo spazio fiscale ritiene di dover intervenire per spiegare che si tratta di due animali monetari differenti.