Oggi sui giornali trovate la notizia di un cosiddetto “piano Tria” per rilanciare la crescita italiana, da presentare prima dell’approvazione del Documento di economia e finanza, che ha scadenza 10 aprile e rischia di essere licenziato col solo quadro tendenziale e privo di quello programmatico, cioè cosa il governo intenderebbe fare per correggere eventuali scostamenti nei numeri.

Dopo aver “archiviato” per un sontuoso semestre la grana Tav, con un equilibrismo linguistico che nulla modificherà nella sostanza, ed in attesa di “interloquire” con Francia e Ue (spoiler: finirà in nulla e l’opera si farà), i nostri eroi gialloverdi proseguono nella loro attività prioritaria: accelerare frenando o frenare accelerando, quando non hanno qualche imprescindibile ed epocale elezione di condominio da scavallare.

Col termine “mercati di frontiera” si indicano quelli che potremmo definire i “mercati emergenti dei mercati emergenti” o “pre-emergenti”, cioè quelli di paesi in via di sviluppo che tuttavia sono più piccoli, rischiosi ed illiquidi dei fratelli maggiori. Sono investimenti che tendono ad avere maggior potenziale di ritorno di lungo periodo e minore correlazione con gli altri mercati. Sono anche paesi che si (ri)scoprono incravattati dal debito pubblico.

Una delle maggiori disfunzionalità della grande operazione di voto di scambio nota come reddito di cittadinanza è relativa alla cosiddetta congruità dei lavori offerti ai destinatari del sussidio, ovviamente prescindendo dall’esistenza di tali lavori. Il fatto che nel decretone sia stata inserita anche una soglia retributiva minima determinerà rilevanti casini.

Ieri mattina, come spesso accade, i giornali italiani sono stati presi in contropiede da un articolo della stampa estera. Questa volta è stato il Financial Times, che ha postato sull’edizione online la notizia del forte malumore di Washington e della preoccupazione di Bruxelles per l’Italia che starebbe per diventare il primo paese del G7 a sostenere formalmente la Belt and Road Initiative (BRI) di Pechino. Al termine di una giornata che ha visto i nostri giornalisti impegnati a inseguire le notizie date da fuori, ecco quello che potremmo aver compreso.

La politica, soprattutto in Italia, è spin e capacità di distrarre l’opinione pubblica dai casini che si accumulano a seguito di decisioni precedenti prive di aggancio alla realtà. E quindi, dopo la partenza del reddito di cittadinanza, che si rivelerà la più grande operazione di voto di scambio della storia repubblicana, oltre che un sussidio fintamente condizionato ma in realtà privo di condizioni effettive (e non dite che non ve lo avevo detto), oggi tocca ad una nuova operazione propagandistica: quella del salario minimo.

Nel nostro paese è ufficialmente in corso un’offensiva contro le norme europee relative al bail-in. Per il momento, si tratta di un’offensiva immaginaria, nel senso che la revisione della disciplina di risoluzione delle banche in dissesto non appare in cima né all’agenda europea né a quelle dei singoli paesi dell’Unione. Ma tant’è. E dopo il sindacato dei banchieri, anche Banca d’Italia torna a far sentire la propria voce.