L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), il watchdog indipendente della nostra finanza pubblica, nei giorni scorsi ha pubblicato un Focus su “Situazione e prospettive della finanza pubblica italiana“, da cui si coglie l’eufemistica strettezza del sentiero di riduzione del nostro debito pubblico, e mette in luce per quello che sono le demenziali promesse elettorali di queste disgustose settimane di circonvenzione dell’incapace elettorato.

di Vitalba Azzollini

Le concessioni autostradali hanno costituito oggetto di uno dei segreti più blindati dallo Stato fino a quando Graziano Delrio, giorni fa, ne ha annunciato la desecretazione. Sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), infatti, sono stati pubblicati “i testi degli Atti Convenzionali che regolano le concessioni autostradali sulla rete a pedaggio” e “gli allegati tecnici che definiscono i profili specifici del rapporto concessorio”, per consentire “l’accesso generalizzato alle informazioni di interesse pubblico sugli operatori autostradali, organizzazione e costo del servizio”.

Dopo la Grande Recessione i mercati si erano abituati a una crescita lenta ma ininterrotta. Una certezza che sta svanendo

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo i violenti ribassi della scorsa settimana, i mercati finanziari cercano la stabilizzazione, chiedendosi quale narrativa prevarrà, e soprattutto se sarà confortata da evidenze economiche.

Dopo la retata di novembre, che lo ha trasformato in una prigione dorata per membri della famiglia reale saudita e uomini d’affari come il celebre Alwaleed Bin Talal, l’hotel Ritz-Carlton di Riad torna alla normale ricettività. Nel frattempo, i fermati hanno transato con lo stato saudita, cioè col principe ereditario Mohammed bin Salman (d’ora in poi, MbS), e le stime indicano un gettito straordinario, entro fine anno, di circa 13 miliardi di dollari.

Questa mattina, poco prima dell’alba, il Congresso statunitense ha votato un accordo di bilancio che in due anni aumenterà la spesa pubblica di 320 miliardi di dollari, e per un anno sospenderà il tetto di debito federale, ponendo fine alla seconda serrata del governo federale, scattata alla mezzanotte di Washington. Il problema è che questo è forse il momento peggiore, per mettersi a fare deficit spending in America.

Ora che è acquisito che NTV Italo andrà al fondo statunitense Global Infrastructure Partners, che non è un fondo locusta o un perfido spekulatore ma un’entità specializzata in investimenti infrastrutturali, resta da capire la ragione che ha spinto Il MEF ed il MISE a pubblicare un singolare comunicato congiunto, nella giornata di ieri, in cui si sospirava la preferenza per la quotazione e di conseguenza il mantenimento in mani italiane del controllo di NTV.

Oggi sul Fatto c’è la risposta dei due economisti di Roma Tre alle mie obiezioni sulla loro proposta di indurre gli inattivi (o meglio, la componente di inattivi riconducibile agli scoraggiati) ad iscriversi al collocamento, cioè a diventare ufficialmente disoccupati, e permettere così al nostro paese di fare molto più deficit, per rilanciare la crescita. Debbo dire che nella mia critica sono stato troppo sofisticato.