di Vitalba Azzollini

Gli Stati Generali – vale a dire il nulla scenograficamente declinato – non potevano non concludersi con qualche mirabolante trovata, del tipo: “vi stupiremo con effetti speciali”. E così è stato. Nella conferenza di chiusura, Giuseppe Conte ha annunciato, tra le altre cose

[…] un voucher di 500 euro per 3 anni per le donne manager, per le donne che aspirano a diventare manager. Sapete, nelle prime 500 imprese in Italia, più o meno solo il 6% è donne. Quando noi parliamo di empowerment femminile, vogliamo dare una svolta anche in questa direzione…

Poi è stato chiarito che si era trattato di «un lapsus», perché il Presidente del Consiglio intendeva riferirsi a un voucher «per 500 donne, per un Mba dal valore di 35 mila euro».

Ieri i ministri dei Trasporti ed Infrastrutture, Paola De Micheli, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sono stati auditi in Commissione Trasporti della Camera su tempi, modi e maniere per rimettere in pista l’altoforno di soldi dei contribuenti chiamato Alitalia. Quello che è emerso è che l’unica certezza è l’assenza di certezze. Anzi, no: l’unica certezza è che verrà perseguito il modello Ilva (noto anche come modello Unione Sovietica), tenendo quindi fermo l’obiettivo di occupazione e facendo ruotare attorno ad esso il contributo dei contribuenti italiani, cioè l’entità delle perdite che da ciò conseguiranno.

Si è aperto l’evento che dovrà disegnare l’Italia del futuro, dopo il Grande Reset della pandemia. Almeno, questo ci viene detto. C’è motivo di esercitare l’abituale scetticismo, che per i nostalgici del Ventennio si chiama disfattismo, per una adunanza a porte socchiuse che promette di essere l’ennesimo attovagliamento ultra corporativo dove il sistema-paese è la somma di istanze, e il comune denominatore non si trova. O meglio, quello che si trova è il badile per scavare più in profondità la fossa del paese.

Nella Nuova Era Pandemica accade anche che l’Unione europea accorra a puntellare quei circoli viziosi (per qualcuno, intrecci perversi) che ha sin qui cercato di attenuare. Tutto, pur di evitare che i paesi entrati nella crisi già in condizione di elevata fragilità finanziaria possano collassare e scaricare onde sismiche sul continente. Il problema è che ogni azione corrente, la cui intenzione è quella di rendere il sistema più resiliente, produrrà l’effetto opposto, aumentandone la fragilità.

Nel putrescente stagno italiano, scoppia l’ennesima bollicina di fermentazione: il cosiddetto Piano Colao, distillato di idee per ripartire, come direbbe un pubblicitario prossimo alla pensione, dal nome dell’ex boss di Vodafone, coadiuvato da altri multidisciplinari specialisti. Ora, io ho massima stima del dottor Colao e della sua storia professionale, ma non posso non notare che siamo di fronte (non per colpa sua) all’ennesimo teatrino italiano prodotto da una politica impotente ma alla costante ricerca di fiocchi colorati in cui avvolgere pacchi.