di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

sulla capacità di gestire informaticamente e telematicamente le comunicazioni con i beneficiari del Reddito di cittadinanza Ella ha già poco tempo fa ospitato questi pixel. C’è da osservare che la legislazione vigente fa tutto quel che è possibile per non consentire ai centri per l’impiego di concentrarsi su quello che dovrebbe essere il loro compito principale: attivare le persone lontane dal mondo del lavoro, aiutandole concretamente a cercare un lavoro, e al contempo andare verso le imprese per provare a far sì che manifestino i loro fabbisogni lavorativi, per incrociare le opportunità.

Da quasi un anno e mezzo, la politica italiana ha trovato un nuovo succulento brandello di carne attorno a cui accapigliarsi e sciacalleggiare: la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia (Aspi), dopo la tragedia del Ponte Morandi. Con la decisione del governo Conte 2 di inserire nel Milleproroghe, con forzatura che eccede ampiamente i già elevati standard di assurdità legislativa, i criteri di subentro ad Aspi in caso di revoca della concessione, abbiamo fatto un passo avanti verso il finale di partita. O forse no.

Oggi sul Messaggero c’è una intervista “programmatica”, o da fine anno (che poi è lo stesso), al presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. In essa torna, come prescrive il canovaccio, il pet project dell’economista di Roma Tre in quota M5S: un fondo pensione integrativo, gestito dall’Inps, che si aggiungerebbe all’offerta esistente ma differenziandosi da essa. Confesso che sinora avevo capito assai poco di questo progetto, forse per miei limiti o forse per penuria di dettagli. Che invece giungono, almeno in parte, in questa intervista.

Lo scorso 1 ottobre, il Giappone ha alzato l’aliquota Iva da 8 a 10%. L’occasione è stata propizia per cercare di spingere i giapponesi ad usare maggiormente le carte di pagamento, il cui tasso di utilizzo, nel paese del Sol Levante, è tra i più bassi del mondo sviluppato. Alla fine, esiste una sorta di marketing delle policy, in giro per il mondo. Cioè un catalogo di iniziative da cui trarre ispirazione. Ed il Giappone non fa eccezione, così come il nostro paese. Anche se successo o fallimento risiedono spesso nelle modalità di attuazione.

Dopo l’ultimo (in ordine cronologico) episodio di misselling, cioè di vendita di titoli non idonei al profilo di rischio ed alle conoscenze del risparmiatore (il caso della Popolare Bari), e dopo la comparsa della figura mediatica della risparmiatrice truffata a sua insaputa e che tuttavia ha scordato di applicare il buonsenso e di non mettere tutte o quasi le uova nello stesso paniere, si moltiplica l’invocazione alla taumaturgica “educazione finanziaria”. Siamo sicuri che la soluzione sia davvero questa? Non fraintendetemi: io sono del tutto favorevole alla promozione dell’educazione finanziaria.

Per tentare di dare la misura di quello che continua ad accadere nelle nostre banche, riguardo alla cosiddetta profilazione dei clienti, cioè della loro classificazione a fini della tolleranza al rischio degli investimenti, dopo aver appurato il loro grado di educazione finanziaria (certo, certo), tutto quello che dovete leggere è un pezzo di Gianluca Paolucci (sempre sia lodato), su La Stampa di oggi.

L’aspetto più logorante del dissesto di Banca Popolare di Bari, alfine conclamato dopo anni di polvere ed altre sostanze sotto i tappeti (anche se corre voce che qualcuno sapesse da anni), non è tanto l’ennesimo salasso per i contribuenti, ammesso che la Commissione Ue accetti interpretazioni fantasiose per il salvataggio pubblico, né il ritorno ossessivo del termine “ristoro”, che ricorda il supporto a viandanti in pellegrinaggio lungo polverose e pericolose vie dei secoli che furono.

Bene, ora che è finita la Fase 1 (ma forse è la 12, non saprei), il Regno Unito può levare gli ormeggi verso il tipo di ignoto che i suoi elettori ieri hanno scelto in modo schiacciante. Ma credo sarà utile tenere la mente anche sull’altro esperimento, quello che non si è realizzato. Perché potrebbe anche tornare in scena, in caso di drammatico fallimento nella esecuzione dell’esperimento oggi vincente.