Ha suscitato perplessità e polemiche (eufemismi) l’intervista al Financial Times in cui il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, richiede alla Ue l’attivazione della potenza di fuoco del Meccanismo europeo di stabilità (MES-ESM), per integrare l’azione della Bce. Dovrebbe essere iniziativa collettiva ed incondizionata, di fatto l’emissione degli anelati/temuti/famosi/famigerati Eurobond. Non è difficile capire le motivazioni di questa posizione.

È molto difficile scrivere in un momento in cui la devastazione prodotta dalla pandemia e quella sui mercati finanziari ci ricordano che niente sarà più come prima, come si è detto nel passato di fronte a casi assai meno gravi dell’attuale. Questa è una rottura di paradigma e della storia, con la maiuscola e la minuscola, come preferite. Analizzarla e tentare di prevederne gli esiti è al contempo futile e necessario.

Solo qualche commento in ordine sparso sulla “comunicazione” di ieri della presidente della Bce, Christine Lagarde, al termine del meeting della Bce. La frase “non siamo qui per chiudere gli spread” ha causato una sorta di run al Btp, innestatasi su un contesto globale già con nervi eufemisticamente a fior di pelle, ripetutamente colpito da shock quali il coronavirus, la guerra petrolifera tra sauditi e russi, le decisioni cervellotiche di Donald Trump.

Oggi l’Arabia Saudita ha confermato che dal prossimo mese rifornirà il mercato con 12,3 milioni di barili di greggio al giorno, ufficializzando la guerra dei prezzi in reazione alla decisione di Mosca di non accordarsi su un taglio della produzione per sostenere le quotazioni. Questa iniziativa, che fa collassare il supercartello OPEC-Russia noto come OPEC+ ma anche la stessa OPEC, di fatto mette nel mirino i produttori americani di shale oil, è derivato in larga misura il crollo dei mercati finanziari globali nella giornata di ieri.

Oggi (domenica) le borse del Golfo sono colpite da fortissimi ribassi. Non è il timore per la pandemia di coronavirus (almeno, non è la motivazione diretta ma certamente quella indotta), bensì la resa dei conti tra Arabia Saudita e Russia, che minaccia di far crollare il prezzo del greggio. E per il mondo non sarebbe una buona notizia: soprattutto ora, anche se in molti penserete il contrario.

Mentre il settore aereo globale viene letteralmente abbattuto dal Covid-19, con stime di minori ricavi quest’anno per 113 miliardi di dollari, in Italia va in scena l’ultima tragica farsa di un paese piagato da un letale mix di ignoranza, malafede e nazionalismo con le pezze al culo, già ampiamente rintracciabile nella storia post unitaria del paese: il bando di vendita di Alitalia.

Ieri pomeriggio, a mercati aperti, la Federal Reserve ha tagliato i tassi d’interesse di mezzo punto percentuale, in reazione alla diffusione dell’epidemia di coronavirus, con una decisione di quelle che classicamente vengono invocate a gran voce dal mercato e che quando si materializzano cedono il passo ad angoscia e preoccupazione “perché allora la situazione è davvero grave”. Psicopatologie a parte, resta il quesito esistenziale: che fare, ora, in termini di stimolo all’economia?