Ieri la camera bassa brasiliana ha votato con schiacciante maggioranza (366 voti contro 111) a favore dell’emendamento costituzionale che intende porre un tetto alla spesa pubblica, consentendo per i prossimi vent’anni aumenti pari solo all’inflazione, con l’obiettivo di porre sotto controllo il deficit gemello del paese (pubblico e delle partite correnti). La seconda lettura del provvedimento è prevista per il 24 ottobre. Tutti gli osservatori sono concordi che, per portare al successo la misura, sarà fondamentale la riforma delle pensioni, di cui al momento non si conosce il contenuto ma che certamente introdurrà un innalzamento dell’età pensionabile.
Uscite dal cortile di casa
Oggi Istat ha pubblicato un dato monstre di produzione industriale, relativo al mese di agosto. Una crescita mensile di ben 1,7%, a fronte di un consenso di mercato posto a meno 0,1% ed un dato annuale, corretto per i giorni lavorati, in progresso del 4,1%. Apriti cielo. Immediata, è scattata la corsa dei lanciatori di agenzia del Pd, gli atleti che non perdono occasione, ad ogni dato macro positivo, per fiondarsi a dettare peana all’indirizzo della politica economica del governo Renzi. Eppure, basterebbe un minimo di cautela metodologica e di sguardo distolto dal proprio ombelico, per recuperare la necessaria compostezza.
Tasse e crescita, il governo inventa il moto perpetuo
di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano
La Nota di aggiornamento del documento di Economia e finanza, presentata nei giorni scorsi dal governo, ha suscitato perplessità tra analisti ed istituzioni preposte all’analisi dei conti pubblici, come dimostra l’audizione parlamentare della Banca d’Italia e, soprattutto, la sospensione del giudizio da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’istituzione indipendente che ha il compito di svolgere analisi e verifiche sulle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del Governo e di valutare il rispetto delle regole di bilancio nazionali ed europee.
Il settimanale – 8/10/2016
Come abbattere il cuneo fiscale in Italia? Semplice: basta chiamarsi Scalfari e non sapere far di conto; La Garanzia Giovani è stata un boom senza precedenti per i nostri NEET. Almeno, secondo un paio di diligenti tirocinanti del Pd; Dissociati in casa: il prossimo anno il commercio internazionale crescerà di più, anzi subirà un crollo, mentre la produttività, dopo le nostre … Leggi
Fate pace con i vostri gemelli
Mentre si attende che il governo spieghi all’Ufficio parlamentare di bilancio ed a noi poveri mortali per quale motivo il prossimo anno il nostro Pil subirà una rabbiosa accelerazione rispetto allo scenario tendenziale (da +0,6% a +1%), che Pier Carlo Padoan, da keynesiano dell’ultim’ora, attribuisce all’efficacia delle misure governative ma anche all’elevato moltiplicatore che si avrebbe in condizioni prossime alla trappola della liquidità (welcome!), scopriamo che i nostri eroi hanno difficoltà non solo e non tanto con la realtà quanto con la coerenza delle tesi che presentano.
Ecuador, un’economia terremotata. Da Correa
A inizio settembre, l’Ecuador ha ottenuto un prestito di emergenza di 364 milioni di dollari dal Fondo Monetario Internazionale per far fronte ai primi interventi di ricostruzione dopo il devastante sisma del 16 aprile scorso. Il problema del paese è che il terremoto è solo l’ultima calamità che colpisce un paese ad economia dollarizzata, a causa di una iperinflazione di anni addietro, frutto di politiche populiste che tanto piacciono (o piacevano) dalle parti del Sudamerica e non solo.
Le tirocinanti del lancio Ansa
Oggi, compulsando le notizie d’agenzia, ci è caduto l’occhio sul proclama di due deputate Pd, relativo ad un dato reso noto ieri dalla Commissione europea sulla situazione dei programmi Garanzia Giovani e Iniziativa Occupazione Giovani, a tre anni dall’entrata in vigore. Leggendo il comunicato, si viene colti dalla sensazione di essere in un paese che ha svoltato in modo decisivo. Poi, analizzando la realtà, si giunge alla conclusione che è un falso allarme.
Alitalia vola sul paese del bail-in
Oggi sul Sole un articolo di Gianni Dragoni riporta alla nostra attenzione uno dei buchi neri italiani, un formidabile distruttore di valore nell’arco di decenni, sotto una folle gestione pubblica che ha accentuato le criticità di un settore strutturalmente difficile (soprattutto se si sbaglia posizionamento competitivo) quale il trasporto aereo. Parliamo di Alitalia, che, anche nella sua nuova vita privata, sotto le cure di Etihad, continua a soffrire non poco. E con essa soffrono gli azionisti, inclusi alcuni campioni delle soluzioni di sistema, quelle che stanno mettendo una pietra al collo del paese.